Il vino italiano che non va in vacanza: tutto pronto per la vendemmia, scongiurati i dazi Usa

È una calda estate quella che stiamo tutti vivendo. E non solo meteorologicamente. Tra la costante minaccia di quel Covid-19 che continua a incombere e far capolino in ogni aspetto della vita e la volontà di riprendersi la quotidianità di un tempo cui non si vuole (e deve) rinunciare. E nell’incertezza di un mercato che ha ripreso (ma forse no), di un export che arranca (ma non è poi tutto nero all’orizzonte), di eventi e manifestazioni che in tanti attendono (anche solo per vedere l’effetto che fa ripartire per davvero), ecco che ormai tutto è pronto per il clou dell’anno nel mondo vino: la vendemmia. Che quest’anno si annuncia particolarmente interessante. E che è accompagnata dal buon auspicio della notizia che il vino italiano ancora una volta ha saputo evitare le conseguenze degli infausti dazi Usa sulle proprie produzioni enologiche.

La scure dei dazi Usa risparmia il vino italiano

Il vino italiano evita ancora una volta la scure dei dazi Usa, che resta per le altre nazioni europee già coinvolte nella disputa Airbus: nel primo semestre, la Francia, principale competitor oltreoceano dell'Italia, ha registrato una perdita a valore del 25,3%
Il vino italiano evita ancora una volta la scure dei dazi Usa, che resta per le altre nazioni europee già coinvolte nella disputa Airbus: nel primo semestre, la Francia, principale competitor oltreoceano dell’Italia, ha registrato una perdita a valore del 25,3% (Ph. Official White House Portrait – Shealah Craighead)

Partiamo proprio dall’attualità. Niente dazi Usa per il vino italiano, almeno fino alle prossime elezioni, il cui risultato diventa più importante che mai. “Ancora una volta l’Italia del vino rimane fuori dalla disputa commerciale Airbus. Non ci sarà alcun dazio aggiuntivo negli Stati Uniti sui vini del nostro Paese, almeno per questo nuovo round”, spiega soddisfatto il presidente di Unione Italiana Vini (Uiv), Ernesto Abbona, a commento della decisione relativa al rinnovo dei dazi imposti dal rappresentante del Commercio americano (Ustr) nell’ambito dell’indagine Airbus. “Nell’esprimere soddisfazione e gratitudine per quanto fatto in Italia e negli Usa a vari livelli dal settore, dall’indotto e dalle istituzioni, riteniamo questo un successo – fondamentale ma purtroppo non definitivo – della diplomazia in un mercato che vale circa un quarto delle nostre esportazioni di vino nel mondo”. Secondo le elaborazioni su base dogane dell’Osservatorio del Vino di Uiv, infatti, gli Stati Uniti rappresentano il primo buyer di vino al mondo e l’Italia è tornata a essere il primo Paese fornitore, con un valore delle vendite nel primo semestre di quest’anno fissato a quasi 1 miliardo di dollari, in crescita sia a volume (+2,9%) sia a valore (+1,8%) sul pari periodo 2019. La Francia, colpita dai dazi aggiuntivi e principale competitor oltreoceano, nello stesso periodo ha registrato una perdita a valore del 25,3%. E anche la Spagna ha pagato dazio alle ritorsioni commerciali, accusando un -12,3%. Tra i vini made in Italy, il cui risultato è ancor più significativo se si considera anche il calo complessivo delle importazioni di vino negli Usa (-10%, a 2,8 miliardi di dollari), gli spumanti (+4,7%) fanno meglio a valore rispetto ai fermi imbottigliati (+1,3%), che rimangono la tipologia più venduta con un controvalore di 742 milioni di dollari. In forte difficoltà, all’opposto, i fermi imbottigliati francesi: vittime dei dazi aggiuntivi, chiudono il semestre a -37%. “Ora confidiamo che l’azione politico-diplomatica combinata che ha visto protagonisti, tra gli altri, il sottosegretario agli Esteri, Ivan Scalfarotto, e l’Ambasciatore italiano a Washington, Armando Varricchio, e oltre 27mila commenti anti-dazi pervenuti dai Paesi interessati agli uffici del Commercio americano, si concentri sull’indagine Usa relativa alla cosiddetta digital tax approvata l’anno scorso dal Governo italiano”, chiosa Abbona. “L’obiettivo è scongiurare ancora una volta una ritorsione commerciale che si rivelerebbe perdente per l’Italia, l’Europa e gli Stati Uniti. Per questo servirà intensificare il dialogo incoraggiando, anche in sede europea e internazionale, un percorso di cooperazione con gli Stati Uniti sui due fronti aperti. Dobbiamo assolutamente evitare che il vino possa divenire nuovamente bersaglio di dispute alle quali è completamente estraneo”.

Non solo sguardi rivolti al mercato: la vigna chiama

Il vino italiano si appresta ora al momento clou dell'anno: la vendemmia. Con l'annata 2020 che si annuncia buona sotto il profilo qualiquantitativo
Il vino italiano si appresta ora al momento clou dell’anno: la vendemmia. Con l’annata 2020 che si annuncia buona sotto il profilo qualiquantitativo

Ma non sono solo gli aggiornamenti di mercato a imperversare in questi giorni. Orecchie e occhi di tutti, infatti, sono ben aperti anche per quel che riguarda la vendemmia. Con una raccolta che sotto il profilo qualiquantitativo si annuncia buona un po’ in tutto il Paese. A dirlo è il quadro di sintesi sulla situazione pre-vendemmiale fornito da Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini (Uiv) alla vigilia del via alle operazioni. Anche se a essere confermato è anche un contesto congiunturale difficile, dove è necessario lavorare per recuperare gli spazi di crescita che si profilano all’orizzonte. Il settore vino, infatti, vive un momento decisivo di una stagione complessa: se sul piano climatico e vegetativo al momento si prevede una vendemmia interessante, con uve sane e la prospettiva di una raccolta leggermente anticipata, tra i produttori permane un sentiment di incertezza. A pesare, la visione nel breve periodo relativa agli ordini provenienti sia dalla domanda interna sia estera, mentre sono migliori le attese di un ritorno ai livelli economici pre-Covid nel giro dei prossimi anni.

Ormai ci siamo: che vendemmia sarà per il vino italiano?

Sul piano climatico e vegetativo al momento si prevede una vendemmia interessante per il vino italiano, con uve sane e la prospettiva di una raccolta leggermente anticipata
Sul piano climatico e vegetativo al momento si prevede una vendemmia interessante per il vino italiano, con uve sane e la prospettiva di una raccolta leggermente anticipata

Ma che notizie giungono dalle vigne? “Sul fronte dell’andamento climatico, aprile e maggio hanno riportato temperature miti e piovosità scarsa, diversamente da giugno e in buona parte luglio in cui le condizioni termiche rilevate sono state lievemente inferiori alla norma, con piovosità abbondante e ondate di calore limitate agli ultimi giorni del mese”, sottolinea la nota congiunta di Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini (Uiv). “Sul piano fitosanitario, i vigneti si presentano sani, con pochi focolai di infezioni a macchia di leopardo lungo la Penisola. Solo in alcune zone del Trentino e del Friuli la peronospora ha causato danni, anche se la situazione è sotto controllo, mentre l’oidio è stato rilevato con maggior presenza in Romagna, Toscana e Abruzzo. Una condizione positiva, nella consapevolezza che tutto è ancora in gioco”. Tra pochi giorni il primo verdetto, con il via alle danze della vendemmia in diversi territori tra i più vocati. Appuntamento, poi, al 3 settembre per i dati ufficiali che saranno resi noti direttamente dal Mipaaf. La calda estate del vino è tutt’altro che conclusa.

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