WineCouture meets Annalisa Zorzettig: tira aria di nuovo per i grandi bianchi friulani

Le sfide del 2020 come opportunità per tornare a parlare con chi il vino lo beve. Il progetto della nuova cantina. La forza dei quattro elementi, in vigna e nel calice. A tu per tu con Annalisa Zorzettig.

Il racconto del Friuli del vino passa da sempre attraverso storie in cui la passione per il frutto della vite e l’attaccamento alle proprie radici rappresentano l’indispensabile sfondo e contesto. Sotto questa particolare angolazione e prospettiva, la narrazione di un’azienda secolare come Zorzettig non fa eccezione. Perché i vini realizzati da questa realtà vitivinicola sulle colline di Spessa, nel cuore dei Colli Orientali del Friuli, testimoniano da più di 100 anni una profonda devozione al territorio e l’assoluta volontà di preservarne la straordinaria vocazione. Nell’ultimo decennio, però, il racconto si è arricchito di un elemento: una specifica e particolarissima nota di rosa. Con la tradizione che è andata declinandosi sempre più al femminile nel passaggio di testimone tra generazioni. Da mamma Antonietta e papà Giuseppe, la guida dell’azienda è passata saldamente nelle mani di Annalisa Zorzettig. Ma nel futuro, il fil rouge di questa specificità è già stato dipanato e porta oggi il volto di Veronica, figlia di Annalisa, a cui un giorno – chissà – si affiancherà anche quello della piccola Leonie. In una chiacchierata a cuore aperto, con Annalisa Zorzettig abbiamo voluto parlare di presente e di futuro, tra un primo bilancio di cosa questo strano 2020 ha portato con sé, la sfida nel farsi capofila di un ripensamento dei tratti fondanti i grandi bianchi friulani, il sogno della nuova cantina.

Come avete vissuto in Zorzettig quest’anno così complicato per il mondo del vino?

Per quanto complicato, il 2020 non ha spostato nulla in quelli che dovevano essere gli obiettivi che ci eravamo prefissati e i focus su cui aveva indirizzato le strategie. La nostra attenzione, infatti, era rivolta al progetto della cantina e alla decisione presa nel corso della vendemmia 2019 di alzare di molto l’asticella rispetto alla selezione Myò – Vigneti di Spessa. E lo stop forzato cui siamo stati tutti costretti nei mesi del lockdown ha rappresentato l’occasione per riprendere in mano i piani, analizzare più in profondità quanto deciso, ragionare su come migliorare ulteriormente tante scelte. Nelle difficoltà, ho sempre ritenuto che si debbano piuttosto cogliere le possibilità e mai fermarsi a commiserarsi per quel che non va: vedi, ad esempio, la grande occasione che è stata offerta a tutto mondo del vino di riannodare il filo diretto con il consumatore.

Nell'ultimo decennio, il racconto di Zorzettig si è arricchito grazie a una distintiva nota in rosa: prima con il passaggio di testimone ad Annalisa, oggi con l'entrata in azienda della figlia Veronica
Nell’ultimo decennio, il racconto di Zorzettig è stato arricchito da una specifica e distintiva nota in rosa: prima con Annalisa, oggi con l’entrata in azienda della figlia Veronica

Questo ritorno a un confronto diretto con il consumatore cosa ha implicato commercialmente?

È stato senza dubbio un periodo impegnativo quello che abbiamo dovuto affrontare, lato commerciale. Sotto tanti aspetti, però, è risultato anche davvero gratificante. E mi riferisco proprio all’ambito della vendita diretta: finalmente, infatti, siamo riusciti a tornare a parlare con chi il vino lo beve. D’altronde, eravamo giunti a un vero e proprio punto morto: da una parte, la figura del sommelier che sempre più va scomparendo in tanti ristoranti, dall’altra, un personale di sala spesso senza la formazione adeguata ad andare al di là della trascrizione della comanda di un cliente. Ora, invece, ci è stata offerta la possibilità di tornare a interagire con chi beve e, soprattutto, comunicargli la passione che alimenta quotidianamente il nostro impegno.

Ma laddove rapportato all’ambito della ristorazione, che chiave di lettura fornire a questo riannodarsi di un link diretto tra aziende e consumatori?

Parto dicendo che la ristorazione e, più in generale, l’ambito gastronomico a ogni livello rimangono importantissimi e centrali. Trattorie e ristoranti, infatti, identificano usi, costumi e storie di ogni singolo territorio. Esattamente come il vino. Ed è per questo che è fondamentale che tutto quanto ruota attorno alla filiera della ristorazione si possano riprendere al più presto, così da proseguire nella sua fondamentale missione. Dopodiché, ritengo anche che esistano consuetudini che semplicemente stanno facendo ritorno: non dobbiamo stupirci eccessivamente di questa riscoperta da parte del consumatore di un rapporto diretto con chi produce, perché ha sempre fatto parte della storia di ciascuno di noi.

"Trattorie e ristoranti identificano usi, costumi e storie di ogni singolo territorio. Esattamente come il vino" (Annalisa Zorzettig)
Da oltre un secolo, nel cuore dei Colli Orientali del Friuli, i vini Zorzettig testimoniano di una profonda devozione al territorio e l’assoluta volontà di preservarne la straordinaria vocazione

Quindi stiamo assistendo a una sorta di recupero delle nostre radici?

Penso al naturale rapporto che ha sempre legato le città alla campagna. Prendo il territorio in cui sono nata e la sua storia: oltre un secolo e mezzo fa era d’uso che Vienna inviasse dei treni per approvvigionarsi direttamente dai contadini qui in Friuli per molti prodotti, tra cui vino e olio, ma anche pesce e frutta. Ma andando oltre il retaggio austroungarico, anche nella mia famiglia (ma penso in tutte nella zona) avevamo l’abitudine di andare direttamente da chi produceva per acquistare quel che ci serviva per sostentarci. Sono abitudini radicate, queste, che fanno parte di noi da sempre: semplicemente, nel corso degli ultimi decenni, sono andate sfumando a fronte dell’imporsi di ritmi e consuetudini moderne. Ma, ripeto: non dobbiamo stupirci eccessivamente di questa riscoperta da parte del consumatore di un rapporto diretto con chi produce. Personalmente, poi, pur ritenendo assolutamente fondamentale il presidio di ristoranti ed enoteche con le nostre etichette, ho sempre creduto molto nell’importanza di mantenere vivo il legame col privato che ha il desiderio di venire in cantina ad acquistare ciò che più corrisponde al suo gusto.

Come mai questa scelta?

Perché ho sempre trovato bello che questa che possiamo considerare alla stregua di una tradizione, che ci connette con chi è venuto prima di noi in azienda, esista e resista. Rappresenta indubbiamente un sacrificio avere anche i weekend impegnati e garantire le porte aperte a tutti quelli che arrivano dall’Italia, con in prima fila veneti e friulani, e dall’estero, a partire da austriaci e tedeschi. Ma questa scelta e l’impegno che ne consegue, col tempo, ha portato a fidelizzare quella clientela che oggi, in questa fase di riscoperta della vendita diretta, ha deciso di premiarci e sostenerci con i suoi acquisti.

"Ho sempre creduto molto nell’importanza di mantenere vivo il legame col privato che ha il desiderio di venire in cantina" (Annalisa Zorzettig)
“Ho sempre creduto molto nell’importanza di mantenere vivo il legame col privato che ha il desiderio di venire in cantina”

In ottica di vendita diretta, l’e-commerce non rappresenterebbe uno strumento ancor più efficace?

Trovo effettivamente l’e-commerce importante e comodissimo. Ma personalmente lo concepisco come uno strumento dai due volti. C’è, come accennato, il caso del rapporto preesistente con il cliente fidelizzato: i tanti che ci domandano di acquistare direttamente in cantina, possono contattarci telefonicamente per fare un ordine, che sarà poi pagato tramite un classico bonifico e gli verrà spedito a casa. Questo processo, che passa da un’interazione diretta, seppur a distanza, ritengo possa essere di fatto considerata un’interpretazione di acquisto online. Poi c’è l’e-commerce puro: un mestiere molto complesso, che occorre affidare a chi lo sa fare per davvero…

E voi vi siete mossi in questa direzione rispetto al presidio del canale online?

Sì, abbiamo scelto di attivare collaborazioni con i principali player di settore. Anche perché queste piattaforme, per molti, rappresentano una vera occasione per allargare i propri orizzonti e gusti. Al di fuori dei grandi contesti urbani, infatti, non è detto che sia sempre facile, per un appassionato e un neofita che desideri approfondire, riuscire a trovare etichette particolari o Denominazioni meno note: qui entra in gioco la potenza di internet e il fascino dell’e-commerce, che diviene supporto attivo alla crescita di una sana passione e anche delle aziende.

Come descrive Annalisa Zorzettig il mestiere di chi gestisce un’azienda vitivinicola?

La vita di un’azienda agricola che produce vino si fonda su quattro pilastri: la campagna, la cantina, la vendita e la burocrazia. Ed è come affrontare quotidianamente quattro lavori diversi in contemporanea. 

"La vita di un’azienda agricola che produce vino si fonda su quattro pilastri: la campagna, la cantina, la vendita e la burocrazia" (Annalisa Zorzettig)
“La vita di un’azienda agricola che produce vino si fonda su quattro pilastri: la campagna, la cantina, la vendita e la burocrazia”

Cosa è cambiato in questi ultimi mesi nel vostro lavoro?

Se i primi due aspetti, la campagna e la cantina, sono stati toccati solo marginalmente da quanto è accaduto, il non poter guardare negli occhi i nostri clienti per molto tempo è invece stata una delle cose che più hanno segnato quest’anno. Ma vedere il fermento di chi acquista il tuo vino, fosse anche il semplice consumatore della zona abituato a passare in cantina, rappresenta il vero ossigeno per un produttore. È quel che fa andare oltre ogni fatica, anche i mille intralci cui la burocrazia ti costringe ogni giorno e che non possono essere delegati.

Parliamo dei progetti che state portando avanti in questo 2020: c’è un filo comune che li accomuna?

Sì, assolutamente. Devi sapere che, nel mio personalissimo modo di pensare e poi dare forma ai progetti che porto avanti, ho sempre considerato i cinque sensi, i quattro elementi e, infine, tutto ciò che di distintivo posso rintracciare all’interno della natura del mio territorio, come le fondamenta su cui poggiare ogni iniziativa. E queste sono anche le costanti che si possono ritrovare nei diversi lavori che abbiamo portato avanti nel 2020. A iniziare dalla nuova cantina.

"Nel mio personalissimo modo di pensare e poi dare forma ai progetti che porto avanti, ho sempre considerato i cinque sensi, i quattro elementi e, infine, tutto ciò che di distintivo posso rintracciare all’interno della natura del mio territorio, come le fondamenta su cui poggiare ogni iniziativa" (Annalisa Zorzettig)
“Nel mio personalissimo modo di pensare e poi dare forma ai progetti che porto avanti, ho sempre considerato i cinque sensi, i quattro elementi e, infine, tutto ciò che di distintivo posso rintracciare all’interno della natura del mio territorio, come le fondamenta su cui poggiare ogni iniziativa”

Ci racconti come hai concepito il progetto della nuova cantina?

Al via del progetto della cantina, sono stati proprio quegli elementi fondanti di cui accennavo che ho voluto fossero presi a riferimento nella realizzazione di ogni dettaglio. La mia idea era di dare forma qualcosa di semplice, ma a cui poi corrispondesse una fisionomia complessiva distintiva e identificabile attraverso una serie di caratteristiche ben delineate: dalla gradevolezza alla vista alla corretta combinazione degli odori, tali che facciano comprendere esattamente che si è all’interno di una cantina vinicola, passando per un piacevole silenzio, quasi si fosse in una chiesa, per arrivare al tatto, con una vera e propria immersione, dalle pietre su cui si cammina al legno delle rifiniture, nei materiali della nostra terra. Tutto si deve comporre in maniera essenziale e con gusto. E deve sviluppare un’armonia capace di collegare ciascun singolo elemento con la totalità dell’insieme: questo, per comunicare in maniera immediata quel in cui crediamo.

Il progetto della realizzazione della nuova cantina al centro delle strategie Zorzettig in questo 2020
Al centro delle strategie Zorzettig in questo 2020, il progetto della realizzazione della nuova cantina

E il tema dei quattro elementi come si sposa con questa visione?

Senza fare chissà quali discorsi filosofici, è evidente che acqua, aria, terra e fuoco rappresentino le componenti fondamentali nell’elaborazione di un vino. Assumendo una moltitudine di forme, infatti, contribuiscono in maniera decisiva alla sua creazione: dall’energia che sotto mille fattezze è sprigionata dalla terra, alla pulizia donata alle vigne dall’azione del vento, passando per la vitalità generata dall’acqua, tanto che provenga dal cielo, quanto che sia nutrimento del suolo. È per questo che proprio i quattro elementi sono il simbolo di un altro progetto cui sono molto legata e che nel 2020 ha visto una nuova declinazione con “aria”, dopo le precedenti annate omaggio a “terra” e “fuoco”. 

Di cosa si tratta? 

"Aria" è la nuova riserva in edizione limitata lanciata da Zorzettig nel corso di quest'anno
“Aria” è la nuova riserva in edizione limitata lanciata da Zorzettig nel corso di quest’anno

Di una riserva in edizione limitata, proposta esclusivamente in magnum: un vino ottenuto da antichi vitigni autoctoni friulani, il Refosco dal Peduncolo Rosso e il Pignolo. E se per i due illustri predecessori sono la forza delle radici e l’energia sprigionata dalla solarità le due chiavi di lettura interpretative da privilegiare, per “aria” il soffione in etichetta vuole innanzitutto ricordare quella biodiversità che è fondamentale salvaguardare tra i filari delle vigne attraverso una visione che rispetti al massimo la natura. Ma c’è di più: la magnum di quest’anno vuole anche simboleggiare l’aria nuova, di svolta e cambiamento, che siamo tutti chiamati a respirare dopo quanto è accaduto. Per noi di Zorzettig, il mutare e crescere rappresentano d’altronde delle costanti del nostro stesso essere. Alla fine, però, quel che sempre ritorna e rimane sono le radici che ci legano al territorio in cui siamo nati e viviamo. Sono delle evoluzioni capaci di portare a un miglioramento, allora, quelle cui miriamo con costanza. Non sempre è possibile: a volta capita di sbagliare. Ma anche in quei casi, nondimeno, ci è domandato un cambiamento nella correzione che è imposta dalle circostanze.

Migliorarsi, alzare l’asticella della qualità, sono proprio i principi alla base della vostra recente scelta d’intervenire sulla selezione Myò – Vigneti di Spessa: ci spieghi in che modo.

Rispetto la nostra selezione Myò – Vigneti di Spessa, ancora nel corso della vendemmia 2019, abbiamo deciso di alzare di molto l’asticella. E da lì è nata l’idea di non uscire nel 2020. Coi bianchi, infatti, normalmente imbottigliamo in occasione del primo caldo, verso luglio, per poi attendere qualche mese di affinamento e uscire sul mercato tra ottobre e novembre. Ora, invece, abbiamo scelto di cambiare le tempistiche. E con i bianchi dell’annata 2019 usciremo soltanto nel 2021, molto probabilmente a primavera inoltrata. Così al prossimo Vinitaly proporremo una linea classica nella sua più tradizionale annata 2020 e una selezione che, invece, rimanda al millesimo 2019.

Perché questa decisione?

Il miglior affinamento, a mio avviso, si ha quando un vino riesce a vivere due stagioni, tra freddo e caldo: è così che raggiunge il massimo equilibrio. Quello a cui miriamo con questa scelta è di riportare l’attenzione sulla forza dei bianchi friulani importanti e sulla loro capacità di evolvere nel tempo, pur rimanendo freschi. Riavvolgiamo, di fatto, il nastro della nostra storia a prima che la frenesia dei tempi moderni ci imponesse l’esigenza di un’immediatezza portata all’estremo in ogni prodotto.

Nel 2020, però, non siete rimasti fermi in tema di novità in bianco.

Sì, abbiamo lanciato un blend dell’annata 2018 – che in realtà ha una storia tutta particolare – dedicato a mia nipote: si chiama I fiori di Leonie. È un Doc Friuli Colli Orientali, blend di uve Pinot Bianco, Friulano e Sauvignon provenienti dal cru Vigneti di Spessa. Un vino bianco che vede un leggero passaggio in legno.

E quale sarebbe la sua storia particolare?

In realtà si tratta di un vino che entra oggi nella selezione Myò – Vigneti di Spessa, ma che produciamo da diversi anni. Solo che è sempre stato venduto esclusivamente in cantina, guadagnandosi nel tempo la sua nicchia di affezionati clienti. Inizialmente si era trattato di esperimenti sull’uso del legno e nella creazione di blend. Poi, ha rappresentato un progetto che abbiamo portato avanti, con grande semplicità, quasi come una tradizione. E devo dire che il prodotto è sempre piaciuto, perché si caratterizza per il suo essere particolarmente gradevole.

Hai dedicato un’etichetta a tua nipote, ma quale sarebbe il vino da sogno di Annalisa Zorzettig?

Il mio sogno sarebbe avere un paio di ettari di vigna solo per me, da potare e far crescere in prima persona, per poi vendemmiare, pigiare le uve, farle fermentare e realizzare il “mio vino”, dalla A alla Z. Rappresenterebbe una sfida fantastica alla mia capacità di mettere le mani in pasta nelle cose. Fortuna che già oggi chi collabora con me mi capisce bene e insieme riusciamo a indirizzare le produzioni esattamente dove desidero andare.

"Il mio sogno sarebbe avere un paio di ettari di vigna solo per me, da potare e far crescere in prima persona, per poi vendemmiare, pigiare le uve, farle fermentare e realizzare il “mio vino”, dalla A alla Z"
“Il mio sogno sarebbe avere un paio di ettari di vigna solo per me, da potare e far crescere in prima persona, per poi vendemmiare, pigiare le uve, farle fermentare e realizzare il “mio vino”, dalla A alla Z”

Parlando di orizzonti e nuove direzioni, l’ultima domanda non può che essere: quando sarete pronti con la nuova cantina? 

La cantina che verrà si comporrà di una parte completamente ristrutturata e di una realizzata da nuovo. Desideriamo realizzare qualcosa di funzionale: un habitat capace di mostrare con semplicità il luogo dove l’acino d’uva entra per uscirne bottiglia di vino. L’avanzamento del progetto prevede la conclusione dei lavori per i lotti 1 e 1bis, la ristrutturazione, entro quest’anno. Mentre per la seconda parte, i lotti 2 e 3, prenderemo in mano i piani nei prossimi mesi per capire come orientarci in vista del 2021. Serve, infatti, tenere sempre ben sott’occhio i numeri ed essere attenti nelle scelte che si compiono. Ma è così forte la voglia di realizzare questo passo, che è come vivere un sogno che si autoalimenta: aiuta anche a vendere con maggiore convinzione i vini, così da darci uno stimolo ulteriore a completare il progetto. È proprio una fiamma che ci spinge tutti ad andare avanti e a non recedere mai, ancor più davanti alle mille difficoltà che hanno caratterizzato questi ultimi mesi.

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