L’Italia del vino oltre la vendemmia: un bilancio commerciale

Vendemmia, tempo di stime e previsioni. Ma soprattutto di bilanci. Se del lato produttivo abbiamo ampiamente detto nell’analisi dedicata alla raccolta 2020, nondimeno occorre gettare uno sguardo anche sull’ambito commerciale. Andando bene a verificare gli scenari che attendono il vino italiano nei prossimi mesi. Secondo il dossier redatto dal gruppo di lavoro congiunto di Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini, infatti, a una qualità alta e a una quantità leggermente inferiore alla media dell’ultimo quinquennio (-4%) fa da contraltare la particolare situazione economica internazionale. A venire registrata nel bilancio commerciale è una notevole riduzione degli scambi globali di vino (-11% a valore e -6% a volume nel primo semestre sul pari periodo 2019) e una contrazione, la prima dopo 20 anni di crescita, delle esportazioni del vino made in Italy (-4% nei primi cinque mesi), sebbene inferiore a quella dei principali competitor. Elementi questi che hanno determinato difficoltà tra le imprese e un aumento seppure contenuto delle giacenze dei prodotti a Denominazione (+5% per le Do a fine luglio) con conseguente limatura dei listini di Igt, Doc e Docg. In questo contesto economico ancora difficile, la vendemmia in corso rappresenta, per caratteristiche quali-quantitative, una eccellente opportunità per la ripartenza del prodotto Italia, a maggior ragione se sostenuto da una adeguata campagna nazionale e internazionale di promozione del vino del Belpaese.

Preoccupa la notevole riduzione degli scambi globali di vino: ora sarà fondamentale concentrare gli sforzi sulla ripresa dei mercati
Preoccupa la notevole riduzione degli scambi globali di vino: ora sarà fondamentale concentrare gli sforzi sulla ripresa dei mercati

Che direzione sta prendendo il mercato del vino: lo scenario 

“Con le giacenze di vino ancora relativamente elevate, la vendemmia 2020 entrerà in un mercato ancora fortemente caratterizzato dall’incertezza e dalla destrutturazione provocata dal Covid-19”, spiega Ignacio Sanchez Recarte, segretario generale del Comité Vins (Ceev). “Ora sarà fondamentale concentrare tutti gli sforzi e le azioni sulla ripresa dei mercati a livello Ue e internazionale. Senza questa ripresa, più che mai, la sostenibilità delle aziende vinicole dell’Ue sarà a rischio”. Questo lo scenario prospettato da Bruxelles per i prossimi mesi ed entro cui le cantine italiane sono chiamate a muoversi. Ma da dove parte il vino tricolore? Lo spiega Raffaele Borriello, direttore generale dell’Ismea: “Il settore vitivinicolo italiano ha dato prova di una straordinaria capacità di ripresa e resilienza, riuscendo a reggere l’urto di questa crisi senza precedenti che si è abbattuta sul sistema produttivo globale. Un sospiro di sollievo proviene sia dal cessato allarme dazi verso gli Usa, che sta invece penalizzando i nostri concorrenti francesi e spagnoli, ma anche da una vendemmia che per qualità e quantità risponde agli attuali bisogni del settore. Desta naturalmente preoccupazione la flessione sui mercati esteri, dopo 20 anni di crescita ininterrotta, e lo spettro di una recessione economica globale, ma il sistema vitivinicolo italiano appare solido e in grado di tornare sui livelli a cui ci aveva abituato”.

Bilancio commerciale in crescita per l'agroalimentare nel primo semestre 2020, ma in negativo per il vino
Bilancio commerciale in crescita per l’agroalimentare nel primo semestre 2020, ma in negativo per il vino

Misure di sostegno: cosa ne sarà dei soldi non spesi?

Ernesto Abbona, presidente Uiv
Ernesto Abbona, presidente Uiv

Si predica, dunque, positività, in questa prima fase della ripresa. Ma altrettanto importanti saranno i sostegni che verranno affiancati all’azione delle aziende sui mercati di tutto il mondo. A sottolinearlo è anche il presidente dell’Unione italiana vini (Uiv), Ernesto Abbona: “Adesso diventa necessario sostenere la ripresa dei mercati e del nostro export con nuovi investimenti, aumentando per il prossimo triennio la dotazione dell’Ocm Promozione, orientando adeguatamente le risorse e iniziative del patto per l’export e utilizzando rapidamente i fondi avanzati dalle ultime misure del Governo a sostegno del settore, riduzione delle rese e distillazione di crisi”. Un appello che, almeno a parole, sembra essere già stato recepito dal ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova: “Le risorse non utilizzate per alcuni degli interventi approvati nel corso dell’emergenza sanitaria rimarranno a disposizione del settore del vino”, ha infatti ribadito. I conti, a tal proposito, li fa direttamente il numero uno del Mipaaf: “Magari non tutte le misure individuate hanno avuto il risultato immaginato all’inizio. Penso alla distillazione, definita dopo un confronto anche complicato con le Regioni, che ha assorbito 14 dei 50 milioni destinati. Risorse che resteranno a disposizione del settore. E poi, penso alla misura da 100 milioni di euro voluta per il contenimento della produzione, dove sono stati utilizzati poco meno di 39 milioni di euro: anche in questo caso i fondi saranno riattivati in favore del settore, ma dovranno essere spesi entro la fine di quest’anno”. E in merito alla richiesta della filiera di accelerare sul fronte promozione, il ministro ha promesso il proprio pieno appoggio in tema di maggiori risorse: “Accolgo l’idea di alzare il tetto del budget dell’Ocm promozione da 100 a 150 milioni di euro l’anno per il prossimo triennio”.

Un bilancio commerciale degli ultimi mesi

Bilancio commerciale positivo per il vino in Gdo, con un importante rimbalzo post lockdown
Bilancio commerciale positivo per il vino in Gdo, con un importante rimbalzo post lockdown

L’attuale quadro generale parla di situazioni molto diverse a seconda di contesti di mercato e canali. E così, i listini per le tipologie di vino e Denominazioni maggiormente veicolate presso le catene della Distribuzione moderna hanno tenuto anche nei mesi più bui dell’emergenza. Diversa, all’opposto, la situazione per i prodotti maggiormente presenti sul circuito Horeca. Nell’ambito della ristorazione, infatti, si è assistito a cali della domanda nei mesi del lockdown, con diminuzione dei listini in seguito al mancato assorbimento degli stock in cantina da parte del mercato. E confrontando la campagna 2019/2020 appena conclusa con quella precedente (2018/2019), si osserva che per i vini da tavola si è registrata una crescita dei listini (+2,8%) a fronte di una flessione degli Igt (-3,6%) e di Doc e Docg (-5,2%). E domani?

Stock in cantina: niente panico

Non desta preoccupazione, ad avviso di Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini, lo stato delle giacenze, nonostante un +5% per le Dop
Non desta preoccupazione, ad avviso di Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini, lo stato delle giacenze, nonostante un +5% per le Dop

Nel prossimo futuro, il mercato sarà chiaramente influenzato dallo stock di cantina: i dati del Registro telematico indicano che, al 29 luglio, nelle cantine italiane erano presenti 42 milioni di ettolitri di vino (+2% annuo) e 3,6 milioni di ettolitri di mosti (-6%). In calo gli stock dei vini da tavola (-5%, grazie alle forti richieste della Gdo sul segmento brik), mentre diversa la situazione per i Dop che hanno giacenze in aumento del 5% rispetto allo stesso periodo del 2019. “Una situazione che, al momento, non desta particolari allarmi visto il particolare contesto dovuto alla crisi sanitaria e considerato che le giacenze, a tale data, comprendevano ancora il vino destinato alla distillazione di crisi e che sarà consegnato alle distillerie nelle prossime settimane”, è evidenziato nel dossier firmato Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini.

Export di vino: il bilancio commerciale del primo semestre

Il bilancio commerciale dell'export nel primo semestre 2020 è negativo per l'Italia del vino, ma non quanto quello dei principali competitor
Il bilancio commerciale dell’export nel primo semestre 2020 è negativo per l’Italia del vino, ma non quanto quello dei principali competitor

Sul fronte export, dopo la brusca frenata di aprile (-9% e -10% a volume e valore su marzo) e di maggio (-15 a volume e -11 a valore su aprile) il dato cumulato dei primi cinque mesi del 2020 fa segnare una flessione per vini e spumanti italiani. Tale riduzione, grazie all’ottima performance dei primi tre mesi dell’anno, risulta tuttavia limitata a un -2,6% in volume e un -4% in valore, con segni meno superiori alla media soprattutto per le Dop, bollicine comprese. La curiosità giunge dal dato che, tra le destinazioni, l’Ue e i Paesi extra Ue fanno registrare entrambi una battuta d’arresto in valore di pari entità e in linea con la media (-4%). Ma le attese sono ora per una sostanziale ripresa dei flussi, visti anche i dati di giugno, mese che ha fatto segnare per il totale agroalimentare un rimbalzo del +3% dell’export in valore. Ora, come ha ben spiegato Raffaele Borriello, direttore generale dell’Ismea, in occasione della conferenza online di presentazione dei dati vendemmiali, “ci sarà da capire, in prospettiva, come il settore vino tricolore riuscirà a riaffermarsi, post emergenza Covid-19, sui mercati internazionali che lo vedevano già protagonista. La domanda cui occorre trovare una risposta è: dove ci sono stati crolli del Pil e la domanda è in calo, quale sarà il futuro del vino italiano?”. Questo il tema su cui le aziende sono oggi più che mai chiamate a ragionare e il fattore su cui investire fin da subito.

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