Gli Usa non tradiscono: fine wine ed e-commerce tirano la volata al vino italiano

Arrivano segnali di speranza per il vino made in Italy da Oltreoceano. Negli Stati Uniti, infatti, se il Covid-19 ha modificato l’approccio al consumo, non ha però depresso la domanda. A rivelarlo è Veronafiere, con gli ultimi dati doganali Usa elaborati dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor per wine2wine, presentati all’interno di web-focus, moderato da Gino Colangelo e in collegamento con i protagonisti del mercato americano, andato in scena nella serata del 7 ottobre.

Il “nuovo” stato dell’arte del mercato Usa

Negli Usa, l'Italia recupera oltre 370 milioni di euro allo storico competitor Francia, fermo al palo per via dei dazi aggiuntivi
Negli Usa, l’Italia recupera oltre 370 milioni di euro allo storico competitor Francia, fermo al palo per via dei dazi aggiuntivi

Volano i consumi al di fuori dei luoghi di acquisto e ancora di più le vendite on-line, che compensano in buona parte il gap riscontrato in bar e ristoranti. Questa la fotografia generale del “nuovo” stato dell’arte del mercato Usa. Nel particolare scenario che è andato delineandosi, l’Italia sempre più top player, mentre la Francia perde un quarto del mercato, tramortita dai dazi aggiuntivi. Gli ultimi dati doganali raccontano che nei primi otto mesi del 2020, il nostro Paese ha infatti recuperato oltre 370 milioni di euro sullo storico competitor transalpino, chiudendo l’estate con un ulteriore allungo a 1,16 miliardi di euro di vendite (+2,3% sul pari periodo 2019). I cugini d’Oltralpe, all’opposto, risultano sempre più in difficoltà: Francia mai così in basso e trend in rosso del 25,7% (a 998 milioni di euro).

Italia in pole, Francia al palo: qualcosa è cambiato

“Ora negli Usa serve mantenere le distanze e riallineare i segmenti di mercato penalizzati dal Covid-19 attraverso un’accelerazione della promozione made in Italy" (Giovanni Mantovani)
“Ora negli Usa serve mantenere le distanze e riallineare i segmenti di mercato penalizzati dal Covid-19 attraverso un’accelerazione della promozione made in Italy” (Giovanni Mantovani)

I numeri non mentono. E raccontano di un quadro, influenzato più dai dazi aggiuntivi che dal Covid-19, esattamente invertito rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si pensi come oltre al -25,7% a valore della Francia (i vini fermi sprofondano addirittura a -32,5%), anche Spagna (-11,8%) e Germania (-34,4%) registrino cali pesanti, contribuendo in maniera decisiva alla contrazione complessiva dell’import di vino statunitense sul periodo (-10,5%). “L’Italia oggi detiene una quota di mercato sulle importazioni Usa di vino che si avvicina al 35%, un record raggiunto grazie alla congiuntura e a un rapporto qualità-prezzo più che mai competitivo”, spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere. “Ora serve mantenere le distanze e riallineare i segmenti di mercato penalizzati dal Covid-19 attraverso un’accelerazione della promozione made in Italy. A questo servirà wine2wine exhibition & forum, un evento fisico e digitale a cui parteciperanno, grazie alla partnership con Agenzia-Ice, centinaia di buyer in presenza e altrettanti on-line, per cui sono previsti masterclass, networking, b2b e seminari in remoto”.

E-commerce e fine wine, l’accoppiata vincente

Negli Usa, volano nel 2020 le vendite in ambito e-commerce e per i fine wine
Negli Usa, volano nel 2020 le vendite in ambito e-commerce e per i fine wine

Ma oltre a dati e statistiche, sullo scenario Usa c’è da ragionare anche di nuovi trend. Vola, ad esempio, l’e-commerce, a partire dai grandi aggregatori di vendite online, come riscontrato da Heini Zachariassen, fondatore della principale app enologica al mondo, Vivino: “In questi mesi abbiamo assistito agli incrementi di acquisto più forti di sempre da parte dei nostri 46 milioni di utenti, con crescite in tripla cifra nei cinque mesi dell’emergenza”. Cosa ha performato meglio online? “Nel periodo, abbiamo registrato un punto di svolta per i fine wine italiani, soprattutto per i rossi toscani, l’Amarone e il Brunello di Montalcino”. Fa eco a Zachariassen il fondatore del portale Wine.com, Michael Osborn: “La quota dei nostri utenti che operavano acquisti è passata dal 24% in regime pre-Covid all’86%. Un dato incredibile, che secondo un nostro sondaggio sarà mantenuto anche in fase post-Covid”. E l’Italia come si è posta in questo nuovo flusso? “Nel corso dell’anno le vendite di vini italiani sono cresciute del 53%, grazie agli acquisti in fascia alta di millennials e generazione X”. Non dello stesso tenore lo scenario sul fronte Horeca, che ha registrato, secondo Aaron Sherman, co-fondatore e Ceo di SevenFifty, un calo del 33%. “Il business del vino negli Stati Uniti è molto resiliente, anche durante il lockdown”, spiega il fondatore della Colangelo & partners, Gino Colangelo. “E in questo contesto il vino italiano è favorito. Oggi infatti la categoria in più rapida crescita è quella di fascia alta (oltre i 50 dollari), che corrisponde al profilo delle grandi aziende del Belpaese”. Che forse il vino italiano stia intravedendo una luce in fondo al lungo tunnel del 2020?

USA: IMPORT VINO
(gennaio-agosto 2020)
Valori (in euro)Valori (in euro)
Import20192020Var %
Totale3.723.213.0013.331.559.898-10,5%
Italia1.134.731.7261.160.864.9102,3%
Francia1.343.109.891997.617.989-25,7%
Nuova Zelanda271.629.424290.936.3947,1%
Spagna215.758.176190.195.009-11,8%
Australia193.865.216181.719.822-6,3%

Elaborazione dati: Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor su base dogane

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