Metti un pomeriggio a Venezia con Oeno: appunti da una degustazione senza precedenti

Ci sono cose che non capitano tutti i giorni. Come partecipare a un gran galà dove poter assaggiare, nella stessa occasione, quattro vini che rappresentano l’eccellenza italiana e uno dei più grandi francesi di sempre. Poi, se la cornice è quella di Venezia, la giornata non può che diventare indimenticabile. Ad ospitarci in questo sfavillante contesto, lo scorso 12 settembre, è stata OenoFuture, società d’investimenti nel settore vino del gruppo Oeno che vanta uffici a Londra, New York, Toscana e Bordeaux. Per un viaggio davvero da sogno, capace di emozionare non solo al calice, ma ancora oggi mentre mettiamo ordine agli appunti di una degustazione senza precedenti.

Emozioni nel calice, che permangono ancora oggi mentre mettiamo ordine agli appunti di una degustazione Oeno senza precedenti
Emozioni nel calice, che permangono ancora oggi mentre mettiamo ordine agli appunti di una degustazione senza precedenti

Solo grandissimi vini in annate memorabili: il gran galà Oeno va in scena in Laguna

“Abbiamo voluto mettere insieme dei grandissimi vini in annate memorabili”, esordisce Daniel Carnio, fondatore di Oeno. “E mostrare l’eccellenza di alcune aziende italiane che non hanno nulla da invidiare a quelle francesi, anzi”. Seduti al tavolo di degustazione all’interno di una delle sale più suggestive del Casinò della Laguna veneziana, tra affreschi e arazzi, giornalisti e alcuni tra i più importanti esponenti del panorama enologico attuale, come Oscar Mazzoleni, maître e sommelier del ristorante “Al Carroponte” di Bergamo, e Nicola Bonera, docente Ais e Best Italian Sommelier 2010, ma anche grandi degustatori come, ad esempio, Davide Fasolo. A guidare il tasting Armando Castagno: le presentazioni, in questo caso, sono del tutto superflue.

Un'occasione unica, la degustazione veneziana organizzata da Oeno, che ha radunato giornalisti e alcuni tra i più importanti esponenti del panorama enologico attuale
Un’occasione unica, la degustazione veneziana organizzata da Oeno, che ha radunato giornalisti e alcuni tra i più importanti esponenti del panorama enologico attuale

Il vino che non esiste più: il Sodaccio 1985 Montevertine

Un viaggio da sogno, quello targato Oeno, all'insegna di quattro vini che rappresentano l’eccellenza italiana e uno dei più grandi francesi di sempre
Un viaggio da sogno, quello targato Oeno, all’insegna di quattro vini che rappresentano l’eccellenza italiana e uno dei più grandi francesi di sempre

Pronti, partenza, via. L’esordio è con il Sodaccio 1985 (in magnum) di Montevertine, azienda di Radda in Chianti. Si tratta di un vino rarissimo, che non esiste più, frutto di una singola vigna di un ettaro e mezzo. Uvaggio: Sangiovese 85% e 15% Cannaiolo, che più toscano di così non si potrebbe. Un prodotto che ha visto la luce solamente in 12 annate, tra il 1981 ed il 1998. Dopo qualche minuto nel bicchiere, il vino ha iniziato ad aprirsi e a mostrare una spalla forte ma al contempo elegantissima. Al primo impatto olfattivo, sono le note di sottobosco e quelle floreali a prevalere, poi pian piano, nonostante gli anni, esce anche il frutto e qualche nota speziata. In bocca, secondo Nicola Bonera è “slanciato e salino”. “Rimane snello e mai spesso”, spiega Oscar Mazzoleni. “Perfettamente in beva, ma senza ansia di farlo subito, gran fascino, vince la personalità sulla precisione”, chiosa Davide Fasolo. A tutti noi è piaciuto un sacco.

Tra i protagonisti del pomeriggio Oeno, anche il vino che non esiste più: il Sodaccio 1985 (in magnum) di Montevertine
Il vino che non esiste più: il Sodaccio 1985 (in magnum) di Montevertine

“Le Roi” sugli scudi: il Sorì San Lorenzo 1985 Gaja

Il "tonante" Sorì San Lorenzo 1985 Gaja
Il “tonante” Sorì San Lorenzo 1985 Gaja

La degustazione prosegue con un altro pezzo da 90: passiamo, infatti, al Sorì San Lorenzo 1985 Gaja. Nebbiolo: 100%. Un vino che nasce dalle migliori uve della vigna San Lorenzo, nel cuore delle Langhe. Si tratta sicuramente di una delle etichette più rappresentative di una tra le aziende che raccontano l’eccellenza vitivinicola italiana (e non solo). Siamo di fonte ad un’annata mitica per il territorio di Barbaresco e in particolare per questo vino. All’inizio anche lui appare molto chiuso: serve avere pazienza, lasciargli tempo. Nel bicchiere evolve velocemente e, piano piano, emergono le note floreali “con rosa di fondo, un tratto di canfora e cipria”, spiega Fasolo, “ma ci sono anche sentori di frutta matura, carnosa a tratti ma senza eccessi, poi esce liquirizia, frutto più rosso, buona speziatura, punta cappuccino, si sente l’annata calda nel timbro più portato alla materia terziarizzata che a tratti ariosi”. Il tannino è ancora “vivo e molto percettibile”, aggiunge Mazzoleni: si tratta di un vino “tonante” per Bonera. Sicuramente per noi è un Nebbiolo davvero fantastico.

Alla scoperta di un mito con Oeno: il Château Margaux 1990

Il Château Margaux 1990 non ha bisogno d’introduzioni: il campione della serata Oeno
Il Château Margaux 1990 non ha bisogno d’introduzioni

Dopo questi due grandi vini, ecco che si presenta l’ospite straniero. Ci spostiamo in Francia, a Bordeaux. Il Château Margaux 1990 non ha bisogno d’introduzioni: è considerato uno dei migliori al mondo. La sua eleganza è qualcosa di raro per un vino di 30 anni. Al naso emerge una “parte fumé”, racconta Fasolo, “e poi salmastro, carbone, macis e pepe bianco, cuoio, prugna ancora fresca, il vegetale da pineta marina, un tratto lievemente resinoso, il balsamico della canfora, una freschezza olfattiva pazzesca”. Si tratta di un vino che “mette d’accordo tutti ed emoziona”, aggiunge Mazzoleni. In bocca escono tratti molto freschi e una complessità che non ha eguali. È morbido è avvolgente. L’equilibrio è perfetto. “È un vino circolare che sembra potersi evolvere per chissà quanto ruotando sempre su un fulcro profondo”, continua Fasolo. Per noi tutti è semplicemente strepitoso: il campione della serata è senza dubbio già lui.

Bordeaux out of Bordeaux: il Tenuta di Trinoro 1998

Uno dei tagli bordolesi più prestigiosi e iconici della Toscana:  il Tenuta di Trinoro 1998
Uno dei tagli bordolesi più prestigiosi e iconici della Toscana: il Tenuta di Trinoro 1998

Torniamo ancora nel Belpaese con il Tenuta di Trinoro 1998 (anche qui in magnum). Siamo a Sarteano in Val d’Orcia, Siena, dove Andrea Franchetti produce uno dei tagli bordolesi più prestigiosi e iconici della Toscana, ma potremmo dire anche d’Italia. Si tratta di un vino composto in prevalenza da Cabernet Franc. “La piena maturità del frutto si esprime con la dolcezza del mirtillo maturo, della prugna piena sotto spirito, abbiamo una folata vegetale calda da macchia al sole, il tratto di cacao è delicato”, spiega Fasolo. “In bocca il tratto glicerico dell’alcol non si nasconde ma la buccia matura la senti sotto i denti: la sua integrità, il tannino dolce, torna fuori la maturità del frutto”. Secondo Mazzoleni si tratta di un vino giovane, “il bambino di tutta la batteria”.

Il finale perfetto secondo Oeno: “Perché Alzero è Alzero”

“Perché Alzero è Alzero, e gli altri sono arrivati dopo: punto e amen", si chiude così la degustazione Oeno
“Perché Alzero è Alzero, e gli altri sono arrivati dopo: punto e amen”: è Quintarelli a chiudere la degustazione Oeno

Siamo ormai ai titoli di coda di questa entusiasmante avventura. A chiudere la degustazione, l’Alzero 1995 di Quintarelli. Un 100% Cabernet Franc. Secondo Fasolo, grande amante di questo vino, siamo davanti ad un esercizio di equilibrio impossibile da realizzare tra zuccheri che spingono, massa non proprio esile, impatto gustativo importante: sembra sempre un “gran casino” in partenza, ma la vera chiave di lettura di Alzero è non cercare un modello di raffronto. “Perché Alzero è Alzero, e gli altri sono arrivati dopo: punto e amen. Quindi, parte di amarena sciroppata, cacao e pepe nero, balsamico, un vegetale/floreale che rimbalza tra rose appassite e fienile per andare al bastoncino di liquirizia, forse solo distante un ricordo erbaceo”. E Mazzoleni sentenzia: “Un vino che lascia la bocca assolutamente pulita”. Per Oeno e per noi siamo davanti a un ottimo finale di partita: il modo migliore per chiudere una degustazione davvero senza precedenti.

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