I Vignaioli Indipendenti contro lo stop serale per i ristoranti: “Si può lavorare in sicurezza”

Riconsiderare la decisione di chiudere alle 18 l’intero comparto della ristorazione, penalizzando chi tanto ha investito in tema di sicurezza. Questo l’oggetto della lettera inviata al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, da Matilde Poggi, numero uno della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti. “Faccio parte di coloro che ritengono che il Covid-19 sia una malattia molto seria e pericolosa e che il primo obbligo di ogni governo in questo momento sia quello di tutelare e proteggere la salute dei cittadini”, scrive la produttrice a capo della Fivi. “Mi lascia ugualmente del tutto sconcertata la decisione presa nell’ultimo Dpcm di chiudere le attività di somministrazione alle ore 18. L’innalzamento dei contagi, cui abbiamo purtroppo assistito negli ultimi mesi, impone un cambio di strategia ma mi parrebbe opportuno fermare unicamente le attività e le situazioni che provocano assembramenti”.

Non penalizzare chi ha investito su sicurezza

Non penalizzare chi ha investito sulla sicurezza dei propri locali: i Vignaioli Indipendenti si schierano con il mondo Horeca
Non penalizzare chi ha investito sulla sicurezza dei propri locali: i Vignaioli Indipendenti si schierano con il mondo Horeca

Nella lettera i Vignaioli Indipendenti sottolineano quanto già evidenziato da molte altre associazioni del settore vino, ovvero di come molti ristoratori alla riapertura dopo il forzato lockdown di marzo e aprile si fossero attrezzati per poter accogliere i loro clienti in tutta sicurezza investendo anche cifre considerevoli. Ora però si trovano a pagare per coloro che, in spregio ad ogni direttiva, hanno continuato a servire i clienti davanti ai locali, senza distanziamento, provocando pericolosi assembramenti. “Chi ha deciso di non rispettare le regole ha messo a repentaglio la salute altrui e contribuito alla cattiva percezione della categoria cui appartiene, è pertanto giusto che gli venga intimata la chiusura”, fa presente la Poggi, “Chi invece le regole le ha rispettate ed ha investito per potersi adeguare deve poter rimanere aperto”.

Fivi e Horeca all’unisono: “Vogliamo poter dare il nostro piccolo contributo alla ripresa”

Chiudere i ristoranti, ribadisce la Fivi, significa anche far soffrire ulteriormente i tanti vignaioli artigiani che a fatica hanno continuato a coltivare le loro vigne. Aziende di medio piccole dimensioni, spesso famiglie, che hanno in queste attività il loro unico reddito. Per i vignaioli indipendenti, infatti, il settore della ristorazione è il mercato di sbocco preferenziale per le loro etichette e a poche ore dalla firma del nuovo Dpcm hanno già iniziato ad arrivare le prime disdette agli ordini in corso. “Noi di FIVI e tutti gli operatori del settore Horeca”, chiosa la numero uno Fivi, “vogliamo poter lavorare in sicurezza per dare il nostro piccolo contributo alla ripresa del Paese”.

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