Borgo Maragliano: l’Alta Langa che non si dimentica

Sulle colline di Loazzolo, in provincia di Asti, immersi in un paesaggio da cartolina, crescono i vigneti di Borgo Maragliano. Parliamo di una piccola cantina, che abbiamo avuto occasione di visitare a inizio ottobre. Una realtà situata in una zona dove il clima molto ventilato e una buona escursione termica creano le condizioni ottimali per la maturazione di uve perfette per la produzione di Metodo Classico. Una nuova scoperta, in Alta Langa, di cui vogliamo raccontarvi la storia e i suoi spumeggianti vini.

Non solo Moscato: sfumature di Pinot Nero e Chardonnay a Loazzolo

Sono 41 gli ettari a vigneto di Borgo Maragliano, suddivisi tra diverse tipologie: Moscato Bianco di Canelli, Pinot Nero, Chardonnay e Riesling. Era il 1990 quando Giuseppe Galliano mise in commercio la sua prima bottiglia. Appena 20enne capì che quel terreno situato a 485 metri sul livello del mare e composto da calcare, arenaria, marna, tufo e un po’ di gesso – sulle stratificazioni più profonde – avrebbe potuto essere molto vocato non solo per la produzione di Moscato d’Asti, ma anche per quella di Pinot Nero e Chardonnay. E così fu. Oggi, non a caso, Borgo Maragliano produce tra le 290 e le 350mila bottiglie: circa 130mila sono proprio di Metodo Classico.

Il “credo” di Borgo Maragliano

La scelta di Giuseppe Galliano è quella di lavorare le uve soprattutto in purezza, così da far risaltare tutte le caratteristiche del vitigno e del territorio dell’Alta Langa di Loazzolo. Sul “Francesco Galliano”, uno Chardonnay 100% che fa 36 mesi sui lieviti, dosaggio extra brut, abbiamo notato che lo Chardonnay è molto fruttato, lo potremmo definire molto “langarolo”, e presenta una mineralità smussata e gentile. “Dogma”, invece, è il Pinot Nero in purezza: anche questo fa 36 mesi sui lieviti, ma non è dosato. Il nome dogma, che in greco sta a significare “credo”, vuole trasmettere l’amore e la passione del produttore verso questo vitigno. Si tratta di un vino dal quale emergono diversi sentori: miele di castagno, sottobosco, tartufo, tabacco, cuoio. Un corredo olfattivo molto complessità e in bocca stupisce con un perfetto equilibrio.

La bollicina dimenticata, ora indimenticabile: il Rosè Reserve 2006

Il nostro colpo di fulmine a Borgo Maragliano: il Rosè Reserve 2006
Il nostro colpo di fulmine a Borgo Maragliano: il Rosè Reserve 2006

A stupirci più di tutti, tuttavia, nella ricca batteria della proposta di Borgo Maragliano è stata una bollicina molto particolare: il Rosè Reserve 2006. Pinot Nero al 100%, macerazione tra le 10 e le 12 ore sulle bucce, dosaggio 4,8 g/l, 128 mesi sui lieviti. Un prodotto, qui sta l’ulteriore curiosità, nato per un errore: il cantiniere si era dimenticato in un angolo della cantina due bancali di questo vino che sono stati poi ritrovati due anni dopo. A quel punto, si è deciso di tenerli da parte e ne è uscita una Riserva che unisce una bella complessità, leggerezza, acidità e una buona persistenza in bocca. Questo è il segno che se un Metodo Classico viene prodotto come si deve, può invecchiare in maniera straordinaria e regalare piacevoli emozioni. Proprio come accade in questo angolo fatato di Alta Langa.

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