WineCouture Meets Valentina Bruno: “Il mondo del vino lo muovo (anche) io”, la sommelier enotecaria

Strategie e idee per guardare al 2021: cinque professionisti del vino raccontano la sfida del futuro. Il secondo volto della nostra inchiesta è quello di Valentina Bruno, sommelier enotecaria.

Classe 1985, Valentina Bruno inizia il suo percorso professionale nel 2002: la passione per la sala e quella del vino la portano a diplomarsi sommelier, ottenendo il ruolo nel ristorante “da Delfina”. Nel corso degli anni sviluppa la sua cultura professionale grazie a numerosi stage e percorsi di approfondimento. A partire dell’ottobre 2016, e per tutto l’anno successivo, lavora in un tempio del vino: Cantine Isola, a Milano. Da quell’esperienza nasce l’idea di Enoteca Vigna Nuova, a Firenze, che ha in gestione dal 2018. Carismatica, preparata e sempre attenta ai nuovi trend in fatto di vino, diviene in poco tempo un importante punto di riferimento del buon bere nella città del giglio. 

Qual era la tua situazione lavorativa a inizio 2020, prima del Covid-19?

Ho inaugurato Enoteca Vigna Nuova a Firenze nell’ottobre 2018, ottenendo fin da subito un buon riscontro da parte del pubblico. Risposta che si è poi manifestata positivamente in termini di lavoro e soddisfazione personale. Il tutto, appunto, andava per il meglio: almeno fino a marzo. Questo sarebbe stato il terzo anno di gestione, quello dove si stabilisce la solidità del locale. 

L’8 marzo l’italia si è chiusa in un lockdown morale, fisico ed economico: cosa è cambiato nel tuo lavoro?

Inizialmente il panico ha preso il sopravvento. Poi, a mente fredda, mi sono resa conto che l’aver creato, in una zona fortemente turistica, un porto franco per i “locali” mi stava ripagando anche in un periodo così difficile e complicato. Certo, sono mutate le dinamiche lavorative, ma la risposta del pubblico è stata comunque positiva ed entusiasta. In queste situazioni il lavoro cambia, sia a livello fisico sia gestionale, si abbassano le ore lavorative ma la stanchezza è sicuramente più alta: il rapporto fra energia utilizzata e l’ottenimento del risultato inevitabilmente ne risente.

L'esperienza di Enoteca Vigna Nuova nasce a Firenze nel 2018: oggi il locale di Valentina Bruno è un importante punto di riferimento del buon bere nella città del giglio
L’esperienza di Enoteca Vigna Nuova nasce a Firenze nel 2018: oggi, Valentina Bruno gestisce un locale diventato un riferimento del buon bere nella città del giglio

Le figure con le quali ti interfacci hanno mutato il loro approccio?

Sì, certamente. L’approccio cambia quando si fa parte di una squadra e vengono imposte nuove regole al gioco: non solo nei confronti del cliente, ma anche nella gestione interna del personale. Specie nel periodo di riapertura estiva, l’attenzione e la tutela di tutti era decisiva e andava modulata in modo tale da non screditare la vendita e il servizio: non è stato facile, si sono visti momenti di pressione. Inoltre, come enoteca, il rapporto con i distributori e gli agenti è stato riconferma di un lavoro che davvero era stato svolto bene. Dunque, a parte la paura di acquistare e non riuscire poi a vendere, per nostra fortuna i rapporti costruttivi creati nel tempo hanno aiutato: c’è stata unione e sostegno reciproco.

E a livello di prodotto, quali sono state le tipologie di vini che hanno risentito gli effetti del lockdown e quali, all’opposto, ne hanno beneficiato? 

L’enoteca è sempre stata conosciuta per la mia passione per le bollicine, che comunque sono rimaste il baluardo delle bevute richieste. Naturalmente è stata fatta una scelta economicamente vantaggiosa, ma comunque qualitativamente alta. Non abbiamo riscontrato particolari cambiamenti di scelta o consumo, l’attenzione semmai era più rivolta allo scontrino finale: la ricerca e la voglia di scoprire, per fortuna, non si sono fermate.

"Non abbiamo riscontrato particolari cambiamenti di scelta o consumo, l’attenzione semmai era più rivolta allo scontrino finale: la ricerca e la voglia di scoprire, per fortuna, non si sono fermate" (Valentina Bruno)
“Non abbiamo riscontrato particolari cambiamenti di scelta o consumo, l’attenzione semmai era più rivolta allo scontrino finale: la ricerca e la voglia di scoprire, per fortuna, non si sono fermate” (Valentina Bruno)

Nel ruolo del sommelier ed enotecario, più in generale, cosa è cambiato?

Nel periodo di lockdown ho cercato di ampliare la comunicazione: del locale e del prodotto. Sono sempre stata una comunicatrice abbastanza “social”: in questo frangente ho preferito il comparto fotografico a quello delle dirette che, specie nel periodo di totale confinamento in casa, andavano per la maggiore. Mancano le serate con i produttori, che sono importantissimi momenti di aggregazione e comunicazione del vino, dunque, bisogna sviluppare la capacità di vendita e spinta del prodotto online: ma certo non è come il rapporto umano diretto.

Quali idee hai per il futuro: credi che cambierà la tua figura professionale?

Credo che appena finirà lo stato di emergenza si apriranno le porte per nuove opportunità. Senza dubbio, il periodo ci ha portati a sviluppare nuove capacità che porteremo avanti, alle quali la clientela si è abituata. Intanto, si cerca e si cercherà di organizzare questo tempo: assaggiando, studiando e rimanendo fermi il meno possibile, per presentarsi pronti ed efficienti al cliente e alle sue esigenze post pandemia. La mia figura dovrà essere sempre più social, ma anche punto di riferimento dei nostri avventori che credono nel lavoro che facciamo.

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