WineCouture Meets Gianluca Lo Sapio: “Il mondo del vino lo muovo (anche) io”, il distributore

Strategie e idee per guardare al 2021: cinque professionisti del vino raccontano la sfida del futuro. Il terzo intervistato della nostra inchiesta è Gianluca Lo Sapio, titolare della distribuzione The Great Gig In The Wine e Narbit 

Fondatore e selezionatore della distribuzione The Great Gig In The Wine con sede a Somma Vesuviana (Napoli), nata nel 2013, Gianluca Lo Sapio propone in portfolio circa 45 aziende italiane. Ad esse, attualmente affianca l’import di 12 cantine francesi e spagnole sotto il marchio registrato Narbit, nato nel 2018. Grande amante del vino, è costantemente alla ricerca e alla scoperta di nuove realtà vitivinicole, così da ampliare e creare un importante rete, a tutela del prodotto e delle persone che vi ruotano attorno.

Qual era la tua situazione lavorativa a inizio 2020, prima del Covid-19?

Quando il Covid ha bloccato tutto, si vedeva una crescita importante in termini di mercato e fatturato, segnando addirittura un 100% in più considerando gli ultimi cinque mesi lavorativi dell’anno passato. Abbiamo avuto modo di crescere tanto nel Nord e in Centro Italia col progetto Narbit, col quale operiamo su tutto il territorio nazionale. 

L’8 marzo l’italia si è chiusa in un lockdown morale, fisico ed economico: cosa è cambiato nel tuo lavoro?

Dall’inizio della pandemia, per circa tre mesi ho visto il fatturato crollare e passare da un +102% ad un meno 60% di fine maggio. L’estate ha segnato una decrescita importante e attualmente siamo il 40% sotto rispetto lo scorso anno. A livello operativo, non è cambiato molto: abbiamo cercato di ottimizzare le risorse, andando a rimuovere tante aziende del paniere italiano con le quali non si aveva un feedback poi così importante. Siamo passati da 65 cantine distribuite a 46, rinunciando con il catalogo italiano a territori del Centro e Sud Italia dove si faceva un lavoro precario, al contempo abbiamo alzato il tiro con l’offerta di Narbit, inserendo cinque aziende estere proprio nei mesi del lockdown. Abbiamo, poi, dato il via a nuove collaborazioni nelle più grandi città italiane, attualmente ancora in stallo vista la situazione Covid-19, e cercato di diversificare l’offerta a privati, andando a proporre vini che non li raggiungevano tramite le enoteche.

"Abbiamo riscontrato, senza alcuna previsione e nonostante la crisi, una forte richiesta nel mercato dei vini piemontesi" (Gianluca Lo Sapio)
“Abbiamo riscontrato, senza alcuna previsione e nonostante la crisi, una forte richiesta nel mercato dei vini piemontesi” (Gianluca Lo Sapio)

Le figure con le quali ti interfacci hanno mutato il loro approccio?

Abbiamo riscontrato diverse problematiche commerciali con molteplici fornitori, che hanno cominciato a vendere direttamente ad un pubblico privato, bypassando tutto e tutti: si tratta delle stesse aziende che, per una questione di etica professionale, sono state successivamente rimosse dal nostro catalogo. Salvaguardare la piramide commerciale, infatti, ritengo debba essere alla base di una serietà professionale che duri nel tempo.

E a livello di prodotto, quali sono state le tipologie di vini che hanno risentito gli effetti del lockdown e quali, all’opposto, ne hanno beneficiato?

Abbiamo fatto qualche nuovo inserimento in Piemonte e Toscana. Altri ancora in Campania, nostra regione di appartenenza e con cui cerchiamo sempre più di arricchire il catalogo, così da divenire veicolo di comunicazione e sponsorizzazione del prodotto e del territorio. In ogni caso, abbiamo riscontrato, senza alcuna previsione e nonostante la crisi, una forte richiesta nel mercato dei vini piemontesi.

"Abbiamo alzato il tiro con l’offerta di Narbit, inserendo cinque aziende estere proprio nei mesi del lockdown" (Gianluca Lo Sapio)
“Abbiamo alzato il tiro con l’offerta di Narbit, inserendo cinque aziende estere proprio nei mesi del lockdown” (Gianluca Lo Sapio)

Nel ruolo del distributore, più in generale, cosa è cambiato?

In realtà non tantissimo, ma abbiamo dato certamente vita a nuovi sistemi di vendita. Di fatto, sta nascendo un e-commerce diverso da tutti gli altri, con una proposta destinata ai privati con prodotti che non verranno mai offerti ad enoteche o ristoranti. Uno shop online accompagnato da un’associazione per spingere le persone e gli amanti del buon bere a conoscere una visione diversa di vino. Abbiamo cercato, con sacrificio, di creare un nuovo modello di vendita promozionale così da cambiare i trend, alzando il numero delle enoteche a discapito della ristorazione, completamente piatta negli ultimi mesi post prima ondata Covid-19.

Quali idee hai per il futuro: credi che cambierà la tua figura professionale?

Credo che la mia prerogativa aziendale sia fidelizzare la clientela, dando la possibilità di scegliere una selezione attenta, molto focalizzata sul Piemonte e Campania, con ambizioni italiane di vendita al Sud Italia. Inoltre, entrare nelle migliori città italiane con un’attenta selezione estera caratterizzata da micro-realtà europee, per un numero limitato di clienti che seguono un filone di beva pulita, sia biodinamica o naturale. Pandemia o no, la mia figura dovrà sempre cambiare: il mondo del vino, infatti, va così veloce che, se si resta fermi, si rischia di diventare presto inefficaci.

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