L’annus horribilis del fuori casa: Federvini tira il conto del 2020

“Anno nuovo, vita nuova”, sostiene il celebre proverbio. “Speriamo”, staranno pensando in questi giorni le cantine italiane (mal comune, mezzo gaudio: non che altrove nel mondo la situazione sia più rosea, sia chiaro). Già, perché dopo l’annus horribilis 2020, il vino tricolore confida nei prossimi 12 mesi per riprendere la marcia di crescita bruscamente interrotta da pandemia, lockdown e mille preoccupazioni legati all’incerto evolversi degli scenari internazionali, tra Brexit e perenne rischio dazi negli Usa. Ma da dove si riparte. E, soprattutto, cosa si è lasciato per strada in questo ultimo anno da incubo il settore? Per quel che riguarda il variegato ambito del fuori casa, a spiegarlo è lo studio che Federvini ha affidato a TradeLab, dove si evidenzia una chiusura di anno molto pesante sul mercato nazionale.

Sparito il 40% dei consumi fuori casa

In Italia, nel 2020 i consumi fuori casa di vino hanno subito una contrazione del 40%
In Italia, nel 2020 i consumi fuori casa di vino hanno subito una contrazione del 40%

Il consuntivo di fine 2020 per vini e spirits paga lo scotto dell’andamento della pandemia da Covid-19, ma soprattutto le discontinue, improvvisate, il più delle volte oltre il limite del ragionevole, misure restrittive cui il Governo ha costretto la ristorazione. Ma quanto ha perso il vino italiano negli scorsi 12 mesi, all’interno di quella più generale perdita che Fipe – Confcommercio ha calcolato in 37,7 miliardi di euro per il comparto? Se nel 2019 il valore complessivo nel consumo fuori casa per il settore vini è stato di oltre 2,3 miliardi di euro, nel 2020 la contrazione ha condotto a ridosso di quota 1,4 miliardi di euro: si sta parlando di quasi il -40%. Ancora peggio per gli spirits: il precedente valore pari a circa 960 milioni di euro si è quasi dimezzato nel 2020, riducendosi a circa 570 milioni di euro (-41%).

Il colpo di grazia del decreto Natale 

Le chiusure dei locali varate dal decreto Natale hanno dato il colpo di grazia definitivo al 2020 del fuori casa nazionale
Le chiusure dei locali varate dal decreto Natale hanno dato il colpo di grazia definitivo al 2020 del fuori casa nazionale

A incidere non poco su quella che è stata la fotografia del 2020, le chiusure dei locali varate dal decreto Natale, che hanno dato il colpo di grazia, vista la maggiore concentrazione di consumi fuori casa che caratterizzano il periodo delle feste in coda d’anno.

Differenze significative sussistono, poi, tra regione e regione: per i vini, si va da un -40% annuo per la Lombardia ad un -31% del Molise, mentre per gli spirits risulta essere ancora quello di Milano e dintorni il contesto più penalizzato, a fronte di un -45%, mentre in fondo alla classifica c’è la Puglia, che si attesta “solo” a quota -35%.

Il profondo rosso del fuori casa

Una vera e propria débâcle quella del settore dell'ospitalità nel 2020, a iniziare proprio dall'Horeca
Una vera e propria débâcle quella del settore dell’ospitalità nel 2020, a iniziare proprio dall’Horeca

È tutto il mondo dell’ospitalità, a partire dall’Horeca, ad essere caduto in una crisi profonda. Se le cifre di Fipe – Confcommercio indicano in 37,7 miliardi di euro le perdite per il comparto, i numeri di Trade Lab parlano di un Away From Home letteralmente crollato del 40% rispetto al 2019, passando da 85 a 53 miliardi di euro nel 2020: la discrepanza tra i due valori è relativa davanti all’attestazione di una vera e propria débâcle da cui occorre riprendersi in fretta.

Boscaini (Federvini): “Ora, voltare pagina”

Sandro Boscaini, presidente Federvini prova a guardare al futuro con ottimismo e commenta: "Ora, serve voltare pagina"
Sandro Boscaini, presidente Federvini prova a guardare al futuro con ottimismo e commenta: “Ora, serve voltare pagina”

“Sono dati che ci fanno preoccupare e che indubbiamente incidono sui fatturati delle aziende anche in considerazione dello scenario internazionale”, Sandro Boscaini, presidente di Federvini, commenta così i numeri da incubo del 2020 del fuori casa italiano. “Ma vogliamo guardare al futuro con ottimismo e voltare pagina. Il nostro tessuto imprenditoriale ha subito uno scossone senza precedenti, ma ha saputo reagire e dimostrare di essere ugualmente capace di affrontare una congiuntura così negativa sia sul mercato interno che all’estero. Dunque, siamo pronti a ripartire: chiediamo alle istituzioni di accompagnare la nostra ripresa e sostenerla perché i nostri settori possano tornare ad esprimere l’immenso valore economico sociale e culturale che li contraddistingue”.

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