Nuovo Dpcm, altro pasticcio: stop vendita alcolici dopo le 18 in enoteca, ma non al supermercato

Dopo il danno delle chiusure, ora anche la beffa. Non c’è pace per il mondo del vino. Dopo il “caso Lombardia” che aveva impazzato a fine ottobre, oggi sono ancora una volta le enoteche a pagare l’ennesima “svista”. O come più diplomaticamente la definisce Andrea Terraneo, presidente Vinarius: “Un errore dettato dal carattere di urgenza con cui è stato redatto il nuovo Dpcm entrato oggi in vigore”. Nell’ennesima disposizione emanata da un Governo incapace a dare indicazioni chiare, sicure, ma soprattutto non costantemente in contraddizione tra loro, ecco che a venire vietata espressamente, come denuncia l’associazione delle enoteche italiane, risulta “la vendita per asporto di qualsiasi bevanda alcolica e analcolica da parte di tutti i negozi specializzati con codici Ateco 47.25 dalle ore 18, lasciando invece libertà di vendita di tali bevande a tutti gli altri negozi commerciali”. In sintesi: dopo le 18, stop alle vendite di vino in enoteca, ma nessuna limitazione se si vuole acquistare una bottiglia al supermercato. Et voilà, l’ennesimo pasticcio è servito.

Nel nuovo Dpcm l'ennesima disposizione contraddittoria che lascia la possibilità di continuare a vendere alcolici dopo le 18 ai supermercati, ma lo vieta alle enoteche
Nel nuovo Dpcm l’ennesima disposizione contraddittoria che lascia la possibilità di continuare a vendere alcolici dopo le 18 ai supermercati, ma lo vieta alle enoteche

Vinarius scrive al presidente del Consiglio: “Enoteche discriminate da nuovo Dpcm”

Non è restato al mondo delle enoteche che prendere carta e penna per rivolgersi direttamente al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Di seguito, la missiva che proprio il numero uno di Vinarius, Andrea Terraneo, ha firmato:

“Signor Presidente,

in qualità di Presidente di Vinarius, l’Associazione delle Enoteche Italiane, Le scrivo per porre alla Sua attenzione quella che con ogni probabilità si è trattato di un errore dettato dal carattere di urgenza con cui è stato redatto il nuovo Dpcm entrato oggi in vigore. Il decreto infatti vieta espressamente la vendita per asporto di qualsiasi bevanda alcolica e analcolica da parte di tutti i negozi specializzati con codici Ateco 47.25 dalle ore 18, lasciando invece libertà di vendita di tali bevande a tutti gli altri negozi commerciali”. 

“Comprendiamo il momento di forte difficoltà che sta attraversando il nostro Paese a causa della pandemia e il complesso contesto con cui vengono prese le relative decisioni incorrendo in possibili errori nella indicazione dei codici Ateco, ma chiediamo un sollecito chiarimento in merito affinché non vengano discriminati attività e operatori professionali appartenenti al settore del commercio di bevande alcoliche”. 

“Non comprendiamo infatti il criterio utilizzato dal nuovo Dpcm su questo tema, che non inserisce nel divieto di vendita per asporto dopo le ore 18 anche tutte quelle attività previste dal codice Ateco 47.1 e relativi sottogruppi che comunque commerciano prevalentemente in bevande e alimentari. La preoccupazione deriva dal fatto che inibire l’apertura dopo le 18 toglie all’enoteca il 30% del fatturato giornaliero in un quadro economico generale che ci vede già penalizzati”.

“Appare evidente, Signor Presidente, che lo spirito che anima tale divieto non è demonizzatorio nei confronti delle bevande alcoliche in sé ma è invece quello sanitario volto a evitare assembramenti, fattore di primaria importanza per tutti noi in questo difficile momento. Non comprendiamo però il motivo per cui viene impedito a centinaia di enoteche sparse sul territorio nazionale di operare lasciando invece libertà di farlo alla Grande distribuzione organizzata incorrendo maggiormente nel rischio di assembramenti”.

Le chiediamo pertanto la cancellazione di questa misura affinché non vengano penalizzate tutte quelle attività comprese nel divieto che stanno operando da mesi con massimo rigore e attenzione alla tutela della clientela e nel rispetto delle normative”.

“Siamo certi, Signor Presidente che le ragioni da noi esposte possano portare ad un pronto accoglimento della nostra richiesta basandosi essa stessa su criteri di ragionevolezza e coerenza con lo spirito di tutela della salute pubblica e di salvaguardia delle attività commerciali che stanno a cuore a tutti quanti noi”.

Parole chiare, dirette, ma soprattutto necessarie. Nella speranza che chi deve decidere metta un po’ di giudizio, ma soprattutto attenzione in quel che fa e scrive, procedendo il prima possibile con l’ennesimo dietrofront.

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