WineCouture meets Vittorio Piozzo di Rosignano Rossi di Medelana: il nobile futuro della Maremma di Castello del Terriccio

Un’eredità “pesante”, la volontà di proseguire nel solco dell’eccellenza, la scelta internazionale in un angolo incontaminato di Maremma. A tu per tu con Vittorio Piozzo di Rosignano Rossi di Medelana, nuova guida di Castello del Terriccio.

Una delle maggiori proprietà agricole di Toscana: circa 1.500 ettari complessivi, dei quali 65 destinati a vigneto, estesi lungo il limite settentrionale della Maremma Toscana nelle vicinanze di Bolgheri. Non solo vino: tanto di più caratterizza infatti questa tenuta capace di offrire vedute di rara bellezza e suggestione. Un luogo dove si è saputo salvaguardare nel tempo la biodiversità del territorio. Un piccolo angolo di Paradiso, che dallo scorso anno ha una nuova guida: ma non si tema, tutto è rimasto in famiglia, proprio come da un secolo a questa parte. Stiamo parlando di Castello del Terriccio. Con Vittorio Piozzo di Rosignano Rossi di Medelana, chiamato alla testa della storica realtà del vino dopo la scomparsa, nel 2019, di colui che l’aveva resa grande nel mondo, suo zio Gian Annibale Rossi di Medelana, parliamo di passato, presente e futuro della cantina maremmana, dopo un 2020 dai tanti significati.

Vittorio Piozzo di Rosignano Rossi di Medelana ha preso le redini di Castello del Terriccio nel 2020, dopo la scomparsa di suo zio Gian Annibale Rossi di Medelana, colui il quale ha reso grande la cantina maremmana nel mondo
Vittorio Piozzo di Rosignano Rossi di Medelana ha preso le redini di Castello del Terriccio nel 2020, dopo la scomparsa di suo zio Gian Annibale Rossi di Medelana, colui il quale ha reso grande la cantina maremmana nel mondo

Il 2020 è stato il primo anno che l’ha vista alla guida della storica tenuta, ma anche quello in cui avete celebrato i primi 20 anni dell’omonima iconica etichetta, una tra le più riconosciute dell’azienda: come ha vissuto questi ultimi 12 mesi, anche a fronte delle turbolenze legate a una situazione generale dominata dalla forte incertezza?

Castello del Terriccio appartiene da un secolo alla famiglia di mia madre. Mio zio Gian Annibale, dai più conosciuto come Pucci e che ci ha lasciati nel 2019, lo ha progressivamente trasformato da realtà di riferimento nel panorama agricolo italiano ed europeo a marchio vinicolo di eccellenza a livello internazionale.

Io, al Terriccio, ho trascorso le vacanze della mia infanzia e giovinezza. Ho “respirato” l’energia che questo posto emana: fatto miei i panorami, i suoni e gli odori di queste terre incontaminate. E sono davvero grato a mio zio, in anni di grandi sviluppi immobiliari nella zona, di aver mantenuto incontaminato il Terriccio. 

Nel 2020, proprio nell’anno che tutti ricorderemo per la pandemia, impensabile fino a marzo scorso ma con cui oggi stiamo imparando a convivere, ho iniziato a occuparmi in prima persona di questa realtà. 

Ho così vissuto, da un lato, la frustrazione nel vedere che tutto si stava bloccando, dall’altro mi rendo conto dell’occasione forse unica che questi mesi mi hanno concesso: l’aver avuto tempo a disposizione per poter vivere a fondo le dinamiche del Terriccio, conoscere le persone che lavorano in azienda da anni, alcune delle quali sono nate proprio qui.

Ha ricevuto da suo zio un’importante eredità, che è racconto di una continua tensione verso l’eccellenza vitivinicola: come intende innestare le sue idee dentro il solco già tracciato di quei valori che hanno fatto grande la tenuta in questi decenni?

Mio zio mi ha lasciato una grande responsabilità di cui sento l’onore e l’onere. In questi decenni è riuscito a creare un marchio noto a livello internazionale e un’idea di concepire il vino stesso. Il Lupicaia è nell’immaginario di chi lo conosce un unicum, sempre riconoscibile per le sue caratteristiche uniche e costanti negli anni, che lo legano indissolubilmente al nostro territorio.

Gli estimatori dei vini del Terriccio hanno un’aspettativa di qualità che sono impegnato a perseguire e il mio scopo è quello di riuscire a farlo conoscere ancora a più persone dando la possibilità di venirci a trovare per comprendere dove nasce quest’idea di salvaguardia della natura e dell’habitat.

Circa 1.500 ettari complessivi, dei quali 65 destinati a vigneto: è un angolo incontaminato della Maremma Toscana quello dove sorge Castello del Terriccio
Circa 1.500 ettari complessivi, dei quali 65 destinati a vigneto: è un angolo incontaminato della Maremma Toscana quello dove sorge Castello del Terriccio

Le dimensioni dell’azienda, 1.500 ettari circa in un unico corpo, hanno permesso fino ad oggi di produrre vini di alta qualità salvaguardano l’impatto ambientale sulle colture. In tal senso, forti di questa convinzione, abbiamo introdotto pratiche agronomiche orientate all’innovazione, al rispetto dell’ambiente e del territorio.

Da oltre 30 anni, poi, collaboriamo con un prestigioso vivaio francese con il quale abbiamo analizzato tutti i terroir aziendali presenti, cercando di valorizzare la nostra produzione viticola nella costante ricerca della qualità. Effettuiamo pratiche agronomiche come trinciatura in loco dei residui di potatura per il recupero di sostanza organica. Per evitare la compattazione del suolo, i vigneti sono lavorati a file intercalari con semina alternata di piante leguminose e conseguente sovescio delle stesse in primavera: ciò consente di evitare l’erosione del suolo nel periodo invernale e garantisce l’apporto necessario di azoto alle piante stesse per la ripresa vegetativa.

Infine, utilizziamo risorse idriche provenienti da sorgenti naturali, pozzi e laghi alimentati dalle precipitazioni metereologiche. 

Ma per Vittorio Piozzo di Rosignano Rossi di Medelana, cos’è il vino?

Il vino è storia: è la cultura dell’umanità. Un prodotto che nasce dalla terra e che con le capacità dell’uomo si trasforma, ma mantenendo e valorizzando le sue origini. È qualcosa di oltre: accompagna l’uomo nella sua evoluzione ed evolve con lui, è presente nei riti sacri e nei momenti di gioia conviviale della vita.

"Il Lupicaia è nell’immaginario di chi lo conosce un unicum, sempre riconoscibile per le sue caratteristiche uniche e costanti negli anni, che lo legano indissolubilmente al nostro territorio" (Vittorio Piozzo di Rosignano Rossi di Medelana)
“Il Lupicaia è nell’immaginario di chi lo conosce un unicum, sempre riconoscibile per le sue caratteristiche uniche e costanti negli anni, che lo legano indissolubilmente al nostro territorio” (Vittorio Piozzo di Rosignano Rossi di Medelana)

Castello del Terriccio, come accennato, ha appena compiuto 20 anni: che cosa rappresenta per lei questa etichetta?

Il Castello del Terriccio, l’ultimo vino nato al Terriccio, è stato frutto di anni di sperimentazioni da parte dello zio e di Carlo Ferrini, da sempre consulente enologo aziendale. 

È il vino della “maturità degustativa” di mio zio, come amava definirlo. Il frutto di anni di degustazioni e selezioni di cloni, vigne e particelle che hanno portato al primo risultato nel 2000. 

Amava raccontarlo come “il vino dal carattere più mediterraneo e più femminile” rispetto al Lupicaia.

Castello del Terriccio, che ha compiuto nel 2020 i suoi primi 20 anni, rappresenta il vino della “maturità degustativa” di Gian Annibale Rossi di Medelana
Castello del Terriccio, che ha compiuto nel 2020 i suoi primi 20 anni, rappresenta il vino della “maturità degustativa” di Gian Annibale Rossi di Medelana

Tra i vini che realizzate, c’è un’etichetta cui è maggiormente legato?

Direi proprio il Castello del Terriccio. Lo amo per la sua complessità e il suo equilibrio che lo rendono intrigante sempre, anche nelle annate più complesse.

Ricordo un episodio particolare, che mi lega a questo vino di cui in qualche modo mi sento responsabile fin dalla prima annata. Capitai un pomeriggio insieme a mio padre al Terriccio, credo fosse l’inverno del 2002, e lo zio insistette perché restassimo a mangiare per farci assaggiare una serie di campioni alla cieca, diversi assemblaggi che aveva fatto la mattina insieme a Ferrini. Non ci disse che cosa erano, per quale etichetta: nulla, solo di sceglierne uno. Tra tutti, ne scelsi uno che mi colpì subito e che mesi dopo seppi che lo zio selezionò come taglio per la prima annata di Castello, la 2000. 

Da sempre la vostra tenuta è un simbolo della Maremma, non soltanto del vino: che visione ha Vittorio Piozzo di Rosignano Rossi di Medelana del futuro di questo territorio?

Preservare la natura e dialogare con le altre realtà vitivinicole vicine per poter insieme essere più forti e preparati verso le istituzioni e il mercato internazionale. 

"Voglio riuscire gradualmente a restaurare tutti i casali e gli edifici del borgo che hanno bisogno di manutenzione per poter aprire in modo sistematico il Terriccio all’enoturismo" (Vittorio Piozzo di Rosignano Rossi di Medelana)
“Voglio riuscire gradualmente a restaurare tutti i casali e gli edifici del borgo che hanno bisogno di manutenzione per poter aprire in modo sistematico il Terriccio all’enoturismo” (Vittorio Piozzo di Rosignano Rossi di Medelana)

Credo molto nella cooperazione: quel che è successo a Bolgheri negli ultimi decenni, il successo che la Denominazione ha avuto grazie al lavoro di grandi imprenditori che hanno dedicato energie e patrimoni investendo in aziende che hanno reso celebre questa zona della Maremma, dovrebbe essere di esempio per tutti noi. 

Voglio riuscire gradualmente a restaurare tutti i casali e gli edifici del borgo che hanno bisogno di manutenzione per poter aprire in modo sistematico il Terriccio all’enoturismo. Vorrei che gli appassionati dei nostri vini possano vivere l’esperienza di questo luogo magico, godere dei nostri panorami sull’arcipelago Toscano: nei giorni di bel tempo sono visibili finanche le montagne innevate della Corsica.

Fino agli anni ‘60 del Novecento, infatti, il Terriccio era un microcosmo dove abitavano oltre 60 famiglie: era presente la scuola, il circolo ricreativo, la fornace, il mulino, il forno, la falegnameria, la chiesa. E ogni luogo aveva una destinazione finalizzata alla comunità che abitava in azienda. 

Vorrei riuscire a far conoscere tutto questo attraverso un restauro mirato all’accoglienza. A giorni inizieremo i lavori nel borgo dell’ex segheria, di fronte agli uffici: abbiamo deciso di destinare questo spazio a sala degustazione e wine shop e contiamo di essere pronti per la stagione estiva 2021.

La tradizione vitivinicolo di Castello del Terriccio si lega fortemente con il concetto di Supertuscan: nel futuro, proseguirete lungo il cammino del gusto internazionale o avete in progetto di introdurre varianti autoctone per arricchire la vostra offerta?

Vorrei proseguire il cammino che ha iniziato mio zio negli anni ’80: c’è ancora molto da fare per far conoscere a tanti la sua idea di vino e di azienda vitivinicola, che condivido pienamente.

Amo i vini a base di uvaggi internazionali e credo che in questa zona della Maremma il risultato sia stato confermato dal grande successo riscontrato a livello globale fin dall’inizio della produzione. 

Finiremo, a breve, di espiantare l’ultima parte di un vecchio vigneto di Sangiovese le cui uve nel passato venivano utilizzate per il taglio del Tassinaia, nostro vino di entrata. Al suo posto, impianteremo una nuova vigna di un ettaro di Mourvedre, con cui inizieremo nuove sperimentazioni.

Altro snodo del vostro 2020, il via alla collaborazione con Visconti43, società del gruppo Meregalli, per la distribuzione: che bilancio tira di questo inizio di partnership?

Il bilancio della nostra collaborazione con il gruppo Meregalli è molto positivo. Mi sono trovato a dialogare con una delle grandi realtà imprenditoriali della distribuzione del vino e ho percepito fin da subito l’entusiasmo con cui lavorano, la determinazione e l’estrema organizzazione con cui è impostata la loro struttura. Il nostro desiderio è che, grazie alla collaborazione con professionisti come Meregalli e la sua forza vendita, i nostri vini siano sempre più presenti nei ristoranti e nelle enoteche italiane e compresi per la loro unicità.

In mezzo ai grandi rossi di Castello del Terriccio, spunta il bianco Con Vento: ci racconta la storia di questa etichetta?

L’origine del suo nome ha una duplice interpretazione. “Con Vento” (due parole) è legato alla ventilazione costante delle vigne del Terriccio. I vigneti si trovano infatti sulla prima collina prospiciente il mare e l’effetto termico che si crea tra le due temperature, quella della terra e quella dell’acqua, crea un vento costante durante le ore di luce. 

Altra interpretazione per il nome ConVento (ma un’unica parola) è legata alla presenza, nel XIX secolo, di una comunità di Monaci che risiedevano negli edifici del borgo del Terriccio.

Con Vento è vino a base di uve a bacca bianca da vitigni internazionali, in particolare il Sauvignon Blanc e Viognier
Con Vento è vino a base di uve a bacca bianca da vitigni internazionali, in particolare il Sauvignon Blanc e Viognier

Quale che sia la reale origine del nome, di sicuro c’è che fin dalla prima annata il Con Vento è stato un vino a base di uve a bacca bianca da vitigni internazionali, in particolare il Sauvignon Blanc e Viognier, che mio zio amava molto. E la vendemmia 2019 abbiamo scelto di dedicarla alla ristorazione locale, piccolo segnale di vicinanza da parte nostra.

Ma quando non degusta quelli che produce, quali sono i vini che ama bere Vittorio Piozzo di Rosignano Rossi di Medelana?

Scherzo sempre sulla mia origine piemontese e ancor di più sulla tradizione della mia famiglia nell’importazione e distribuzione di Champagne dagli anni ’50. A casa si bevevano tante “bollicine” fin da bambini. Personalmente, amo bere nella quotidianità un buon bicchiere di vino rosso e sono molto curioso di ampliare la mia conoscenza di come gli stessi vitigni si esprimono nelle innumerevoli zone produttive italiane.

L’ultima domanda non può che riguardare l’anno che si è appena aperto: quale obiettivo si prefigge per Castello del Terriccio nel 2021?

Il 2021 è un anno importante per il Terriccio: festeggiamo i 100 anni di proprietà da parte della mia famiglia. Stiamo pensando ad un programma di eventi che, vista la situazione legata alla pandemia, non siamo ancora in grado di confermare. 

Ma in attesa di questo, si continua a lavorare intensamente, ad investire per migliorarci e farci conoscere, per essere pronti ad accogliere gli appassionati dei nostri vini nel modo migliore possibile. E proprio per l’inizio dell’estate 2021, come dicevo, contiamo di essere pronti con la nuova sala degustazione e il wine shop.

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