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Intelligenza artificiale: l’innovazione dà voce al vino bio

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Un vino che parla, grazie all’intelligenza artificiale. Ma prodotto all’insegna della massima sostenibilità e nel rispetto della tradizione. Ponendosi all’avanguardia nell’arte dello storytelling, attraverso un modo nuovo di comunicare e promuoversi. È questa la speciale storia di Colli della Murgia, prima azienda vitivinicola biologica pugliese, nata nel 1990 nel territorio di Gravina in Puglia. Una realtà, che s’indirizza al mercato – italiano ed estero – della ristorazione di alta qualità, situata in un’area dal forte stampo agricolo, ma oggi riconosciuta per la sua forte vocazione innovativa.

Non solo intelligenza artificiale: il nuovo protocollo

Colli della Murgia è riuscita in un’impresa tra le più difficili: produrre un vino senza solfiti aggiunti o additivi, ma che fosse anche senza difetti. Il risultato cui la cantina pugliese è arrivata è stato quello di ottenere la classica referenza del contadino, ma capace di conservare le principali caratteristiche organolettiche cui i consumatori sono abituati. Per giungere al traguardo, però, ci sono voluti quasi 10 anni di studi e sperimentazioni. Ma, soprattutto, è stato necessario esaminare e andare oltre i protocolli esistenti sui cosiddetti vini naturali. Colli della Murgia ha così dato vita a un proprio metodo di lavoro, basato sull’equilibrio chimico del terreno e sulla forma di allevamento della vite, con ceppi che si sviluppano in verticale, da cui il nome della linea: Le Dritte.

La vigna sperimentale

15.000 metri quadrati di vigna sperimentale nei pressi della cantina, dove si sceglie di scommettere sulle varietà Aglianico e Greco: inizia così, nel 2011, l’avventura di questa nuova gamma di vini, la cui prima vendemmia finita in bottiglia è stata la 2016. Dopo un attento studio analitico su tutti gli elementi chimici del terreno, gli agronomi di Colli della Murgia scelgono di puntare sul mantenimento di un sostanziale equilibrio, apportando le giuste sostanze organiche. Franco Ventricelli, produttore e fondatore della cantina pugliese, spiega il perché: “Se non c’è equilibrio tra questi elementi chimici, non è assolutamente possibile ottenere uve (e quindi poi vino) ricche di sostanza. Questo equilibrio consente poi al vino di non avere deficit cui dover magari sopperire con prodotti chimici”.

Tra tradizione in ambito produttivo e innovazione, con la scelta di etichette che parlano grazie all'intelligenza artificiale. Così Franco Ventricelli, produttore e fondatore della cantina, conduce Colli della Murgia
Franco Ventricelli, produttore e fondatore della cantina Colli della Murgia

Viti che guardano al cielo

L’innovazione passa anche dall’allevamento della vite. Con una forma che prevede un’altissima intensità di ceppi per ettaro (circa 9.000), in maniera da aumentare la competizione tra le piante e ottenere poca resa da ognuna di esse. Si procede così in verticale, con l’unico tralcio a estendersi direttamente verso l’alto, al fine di agevolare il percorso della linfa fino alle zone periferiche. In questo modo, si riescono ad alimentare al meglio i pochissimi grappoli che ogni pianta riesce a portare a maturazione.

La vigna sperimentale Colli della Murgia, con le viti che guardano al cielo. Non solo intelligenza artificiale, ma anche tanta innovazione in campo per Colli della Murgia
La vigna sperimentale Colli della Murgia, con le viti che guardano al cielo

La lavorazione in assenza di ossigeno

Una volta raccolta, l’uva – che deve essere sanissima – è lavorata immediatamente in cantina. Con il processo che avviene in riduzione, se non in totale assenza di ossigeno. Ogni dettaglio è curato nei minimi particolari, così da evitare procedure che possano anticipare o accelerare i processi ossidativi. Le operazioni avvengono in serbatoi specifici, a tenuta stagna. E in fase di travaso, si utilizzano gas inerti e particolari pompe: principi che sono attuati anche al momento dell’imbottigliamento.

L’intelligenza artificiale fa parlare il vino

La linea Le Dritte, la prima che utilizza un chatbot e le potenzialità dell'intelligenza artificiale per far parlare un vino

A caratterizzare la linea Le Dritte firmata Colli della Murgia è innanzitutto l’impiego del primo chatbot su una bottiglia di vino. Come sottolinea Saverio Pepe, direttore commerciale dell’azienda: “Quella di Colli della Murgia è la storia di vini artigianali che guardano al futuro e che vogliono rafforzare sempre più il loro rapporto con il consumatore”. Ed è per questo che la cantina pugliese ha scelto di guardare anche alle nuove tecnologie e ai sistemi d’intelligenza artificiale, sfruttando le capacità del primo assistente virtuale per il settore vinicolo, che si attiva istantaneamente fotografando con lo smartphone il QR code dell’etichetta. Si dà, così, il via a conversazioni fluide, attraverso cui il consumatore riceve informazioni su azienda, vini e abbinamenti gastronomici, ma al contempo può anche visualizzare lo storytelling del vino e della cantina, attivando appositi link a contenuti multimediali.

Il chatbot piace

Ai consumatori, l’assistente virtuale piace. E non poco. Lo confermano i risultati delle interazioni seguite al lancio dell’etichetta parlante. Con questa innovazione che raccoglie il favore di chi acquista uno dei vini che compongono la linea Le Dritte. Nel primo periodo di sperimentazione, infatti, sono state più di 5.000 le conversazioni generate dal chatbot, a fronte di una media di 3,5 domande poste per consumatore. Più di 2.000, poi, i click che hanno condotto alla visualizzazione dello storytelling del vino e della cantina, con un incremento del 180% dei potenziali nuovi clienti.

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