Pinot Grigio italiano: un “fenomeno” cui brindare

Il Pinot Grigio e l’Italia: una lunga storia d’amore. Un rapporto privilegiato, che nel tempo non si è soltanto consolidato, ma ha saputo evolvere. Un legame per cui oggi si schiudono nuovi orizzonti e inedite prospettive, a fronte del successo seguito al lancio della Doc delle Venezie. Ma di cosa parliamo quando parliamo di uno dei bianchi più amati nel mondo?

Il manifesto di un’Italia protagonista

Si trova in Italia Il 47% del Pinot Grigio totale coltivato nel mondo.
Si trova in Italia Il 47% del Pinot Grigio totale coltivato nel mondo

Il Pinot Grigio è uno tra i vitigni più coltivati in Italia. La crescita degli impianti, dal 2010 ad oggi, ha segnato un +83% di superficie vitata, che è passata da 17mila a 31mila ettari (dato 2018 su elaborazioni di uno studio Unione Italiana Vini – Alleanza delle Cooperative Agroalimentari). Un vero e proprio “fenomeno”, come dimostrano anche altri numeri. Quando parliamo di Pinot Grigio, infatti, parliamo del primo vino italiano bianco fermo per volumi di esportazione. Ma andando più a fondo nell’analizzare il ruolo centrale rivestito dal Bel Paese per questa tipologia di vitigno e produzione, si può scoprire che dei 67mila ettari mondiali vitati afferenti a questa varietà, attualmente 31.360 si trovano in Italia: ovvero il 47% del totale. Numeri da capogiro, manifesto di un’Italia protagonista. Con la produzione tricolore di Pinot Grigio che si assesta oggi attorno ai 2,2 milioni di ettolitri l’anno: più o meno 298 milioni di bottiglie.

La galassia Pinot Grigio guarda al Triveneto

Nella galassia del Pinot Grigio nostrano, c’è una stella che brilla più delle altre. È quella del Triveneto, cui fa riferimento l’87% dei vitigni italiani. Un valore che si traduce su scala mondiale nel 41% della superficie vitata totale. E che, a livello produttivo, si trasforma in 1,7 milioni di ettolitri di Do e Ig (75% del dato italiano), per circa 168 milioni di bottiglie dalle Venezie (valore del 2018). Ma attenzione: da grandi numeri (in questo caso) derivano grandi responsabilità. Ed è a fronte di questa considerazione che nel 2017 ha preso vita il Consorzio Doc delle Venezie: una compagine che unisce i produttori di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento per dar forma e geometrie alla produzione di questi territori, facendo leva proprio sul Pinot Grigio.

Il Consorzio Doc delle Venezie è nato nel 2017, unendo i produttori di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento facendo leva sul Pinot Grigio
Il Consorzio Doc delle Venezie è nato nel 2017, unendo i produttori di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento

La Doc delle Venezie: un caso di successo

Oggi quella della Doc delle Venezie è un caso di successo. Il 2019 ha domandato al giovane Consorzio non soltanto di ripetere le ottime performance che avevano caratterizzato il suo avvio, ma di consolidare ulteriormente risultati e strategie per una valorizzazione del Pinot Grigio nostrano. E nonostante una situazione congiunturale decisamente complessa, in coda a una campagna caratterizzata da un calo produttivo del 25% sull’anno precedente (risultato delle forti, ma necessarie, misure di governo sull’offerta che hanno preceduto la penultima vendemmia), a dicembre 2019 la Denominazione interregionale si è posizionata tra le Doc più performanti a livello nazionale. Nei 12 mesi passati, infatti, ha saputo far registrare un +34% delle vendite, pari a un aumento di 58 milioni di pezzi sul 2018, raggiungendo i 223 milioni di bottiglie complessive.

Parola d’ordine: equilibrio

Albino Armani, presidente della Doc delle Venezie
Albino Armani

Equilibrio: è questa la parola d’ordine per il Pinot Grigio Doc delle Venezie. In ogni ordine e grado. Tanto che si parli di produzione, quanto di commercializzazione. A ribadirlo è il presidente della Doc, Albino Armani: “La Denominazione non ha ancora raggiunto il riconoscimento economico e sociale sperato e meritato, e su questo dobbiamo lavorare ancora molto al fianco dei produttori e di tutta la filiera. Nel 2019, la Doc del Pinot grigio è stata capace di affrontare una congiuntura complessa tra le due ultime campagne di commercializzazione e di raggiungere buoni risultati. Il Consorzio si augura di mantenere questo trend positivo, continuando a remare contro a possibilità di espansione della produzione e scongiurare rischi di speculazioni sui prezzi in favore di un clima di serenità commerciale. Il compito chiave della Denominazione è chiaro: una filiera produttiva interamente tracciata è una garanzia per gli stessi produttori e, soprattutto, una tutela per il consumatore”.

Gli orizzonti di gloria del Pinot Grigio italiano

Le strategie future di organizzazioni di categoria e consorzi di tutela guardano a una sempre maggiore valorizzazione del Pinot Grigio italiano
Le strategie future di organizzazioni di categoria e consorzi di tutela guardano a una sempre maggiore valorizzazione del Pinot Grigio italiano

Quando si guarda alla grande selva del Pinot Grigio nel mondo, la voce della Doc delle Venezie è, dunque, un sinonimo di affidabilità. Un elemento imprescindibile per chi strizza da sempre l’occhio all’export, con una media del 95% dell’imbottigliato destinato oltreconfine, in prima fila Usa, Regno Unito e Germania. Ma per il futuro, in serbo c’è un ulteriore passo in avanti finalizzato a una maggiore valorizzazione del Pinot Grigio italiano. In vista della prossima vendemmia, valutati sia i dati produttivi sia l’esito della commercializzazione dell’ultima campagna, il Consorzio delle Venezie si coordinerà per una gestione consolidata delle riclassificazioni con gli altri enti di tutela e le organizzazioni di categoria al fine di incentivare produzioni di qualità rispettose dell’ambiente e più rispondenti alle potenzialità produttive del Pinot grigio. Parallelamente la Doc interregionale lavorerà su un rafforzamento della propria identità, puntando i fari sull’areale di produzione e sul terroir, principale fattore che lo contraddistingue dalla varietà prodotta nel resto dello Stivale. Un cammino virtuoso, quello intrapreso. Con una stella polare capace di far da guida e rappresentare un primo ambasciatore per l’intera produzione italiana legata a uno dei vitigni più noti. Nulla manca nella ricetta del Pinot Grigio tricolore per non guardare al futuro lasciandosi cullare da orizzonti di gloria.

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