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Cambiamento climatico e vino: una modesta proposta di Angelo Gaja

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Secondo un recente studio, a fronte di un innalzamento delle temperature di 2°C, in futuro più della metà delle zone viticole come le conosciamo oggi scompariranno. Se fosse addirittura di 4°C, il valore salirebbe all’85%. Dobbiamo rassegnarci a una migrazione dei vignaioli o c’è speranza d’invertire la rotta nei singoli territori cambiando l’approccio alla coltivazione e adeguando i disciplinari delle Denominazioni? Angelo Gaja, in tema di cambiamento climatico, ha già esplicitato una sua modesta proposta, cui abbiamo dato spazio. Ma gli abbiamo chiesto di approfondire ulteriormente il pensiero. Ecco cosa ha risposto:

“Da sempre la vite ha rappresentato uno degli indicatori di maggiore interesse per comprendere il cambiamento climatico. Attualmente stiamo vivendo un mutamento accelerato. E questo crea giustamente una preoccupazione. Occorrerà, ora, essere bravi ad affrontare le eventuali difficoltà future. Ma qual è la condizione che ci consente di mantenere del sano ottimismo e non fasciarci la testa? Il fatto che l’umanità non ha mai avuto le opportunità che ha oggi. Pensiamo solo alla presenza di ricercatori e scienziati straordinari. L’Italia su questo è un vero esempio. Ma occorre implementare la ricerca scientifica. Ogni anno l’agricoltura riceve una pioggia di denaro dalla Ue per sostenere i diversi settori. Se una parte di questi fondi fossero destinati alla ricerca, ciò offrirebbe maggiori strumenti per contrastare i cambiamenti. Abbiamo strumenti che ci possono consentire di superare ogni difficoltà e preoccupazione, ma occorre procedere nella direzione della sperimentazione. Oggi, ad esempio, uno dei passaggi più logici sarebbe di favorire la delocalizzazione delle varietà di uve: consentire ai produttori del Nord di attingere a quelle tipologie che hanno dato ottimi riscontri in Sud Italia o in paesi più caldi. Si potrebbe cominciare a sperimentare almeno un loro inserimento, in quantità minime, all’interno dei vini Igt: così da fare un primo passo nella direzione dell’adattamento ai cambiamenti climatici”.

Si conclude così su Wine Couture la grande settimana dedicata a celebrare il re del Barbaresco, che sabato 7 marzo, ha compiuto 80 anni. Ogni giorno, un nuovo approfondimento con il pensiero di Angelo Gaja su tanti temi di attualitàaneddoti dal suo passato e il racconto della sua storia di produttore oltre i confini delle Langhe.

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WineCouture, anno tre, numero 7/8: Bollicine audaci

Presente e futuro del segmento che sta trainando da tempo il vino made in Italy. Alle bollicine italiane è consacrato il nuovo numero di WineCouture. Quelle bolle d’Italia chiamate ad essere audaci, come ha evidenziato “l’uomo da copertina” Luca Serena e i 40 protagonisti, tra aziende, distribuzione, ristorazione, enoteche e consorzi, che hanno condiviso le loro riflessioni sul domani degli spumanti tricolore.

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