Blend your own Porer: l’effimera storia del primo vino firmato Wine Couture

Questo è il racconto di un’esperienza particolare. Inusuale per certi versi e sotto tanti aspetti. Sicuramente una prima assoluta per chi scrive (ma – credo – non in molti potrebbero dire diversamente). Questo è il racconto della creazione di un vino. Di un Pinot Grigio per l’esattezza. Dove il concetto di “fatto in casa” è stato portato al suo estremo. Già, perché il blend cui chi scrive ha dato vita è stato proprio realizzato in casa: in tempo di confinamento poteva, d’altronde, essere diversamente? E così, grazie a un esperimento (Blend your own Porer) che è stato, da un lato, un revival per maggiori di anni 18 del fanciullesco gioco “Il piccolo chimico”, dall’altro, un interessante sguardo a un possibile futuro esperienziale per il mondo del vino, ecco che è nato il primo vino cucito su misura da Wine Couture.

Una risposta innovativa al cambiamento climatico in viticoltura

La proposta ci arriva pochi giorni dopo la metà di marzo da Helena e Clemens Lageder, giovani ed entusiasti produttori altoatesini, sesta generazione della famiglia che guida la storica Tenuta Alois Lageder fin dal 1823. Quel che ci viene proposto è di fornire una risposta innovativa al cambiamento climatico in viticoltura. Da tempo, infatti, la Tenuta Alois Lageder sta cercando di trovare nuove soluzioni per aumentare naturalmente la freschezza nei propri vini. “Se vogliamo continuare ad enfatizzare le caratteristiche di vivacità e di precisione dei nostri vini”, spiegano Helena e Clemens, “dobbiamo necessariamente intraprendere un percorso diverso e adattarci a questo nuovo ambiente che ci circonda”. Un cammino alternativo che passa anche attraverso l’esperimento che ci è presentato con il kit Blend your own Porer

Il Porer Pinot Grigio si presenta

Il Porer Pinot Grigio di Alois Lageder è una delle stelle della linea Composizioni
Il Porer Pinot Grigio di Alois Lageder è una delle stelle della linea Composizioni

Il Porer Pinot Grigio di Alois Lageder è una delle stelle della linea Composizioni firmata dalla cantina di Malgré (Bz). Questo vino è frutto di un assemblaggio fra varie componenti. Con una parte delle uve che viene vinificata subito, un’altra che rimane per 15 ore a contatto con le bucce, e una terza che resta per circa un anno a contatto con i raspi e le bucce. Ogni anno, spinto dal piacere di sperimentare e dalla voglia di essere innovativo, il team Alois Lageder individua il modo migliore d’integrare fra loro le varie componenti, così da creare un vino elegante, fresco e preciso. Un’etichetta passe-partout, il cui invecchiamento ottimale varia dai due ai sei anni, e che si abbina alla perfezione con tante delizie della tavola: dagli antipasti a terrine e paté, passando per prosciutto e insaccati, ma anche pesci e crostacei e fino a carni bianche e pollame.

L’esperimento Blend your own Porer

Il kit Blend your own Porer è un divertissement serissimo. Come spiegano Helena e Clemens Lageder: “Illustra come possiamo aumentare in maniera naturale la freschezza adoperando tre diversi metodi di vinificazione. La prima componente del Pinot Grigio è stata, infatti, pigiata immediatamente, la seconda è stata a contatto con le bucce per circa 15 ore e la terza è rimasta sui raspi e sulle bucce per un massimo di otto mesi”. Attraverso il dosaggio di una o dell’altra componente (specialmente la seconda e la terza), si otterrà una diversa percezione della tensione, della vivacità e della freschezza del vino. A chi scrive, in qualità di mano dietro all’esperimento che si andrà ad effettuare, è offerta la possibilità di creare il “proprio” Porer Pinot Grigio, andando a individuare quello che, a suo avviso, riterrà essere il giusto livello di freschezza. Un’esperienza, come annunciato, insolita, ma molto interessante per comprendere le dinamiche che conducono un vino a essere quel nettare straordinario che tutti noi appassionati ritroviamo poi nel calice.

I campioni di botte per il Porer Pinot Grigio: un approccio poco ortodosso

All’interno del box recapitato a domicilio, spiccano i tre campioni da botte che saranno gli elementi con cui saremo chiamati a costruire il personalissimo blend firmato Wine Couture. Cosa contraddistingua ciascuno di essi è stato detto, ma quali caratteristiche abbiamo registrato al primo approccio con ognuno? Da profano della tecnica, chi scrive proverà a spiegarlo con le sensazioni suscitate da ogni assaggio. Una descrizione molto empirica (a pelle, più che a naso o palato), in perfetta scia con lo stile di questo esperimento.

Tre i campioni da botte con cui costruire il proprio personalissimo blend di Porer
Tre i campioni da botte con cui costruire il proprio personalissimo blend

Del campione “numero uno” ci colpisce un’acidità che spinge sull’acceleratore. Avvertiamo quasi la sensazione di assaggiare una spremuta di limone, che si accompagna a un tocco gentile di alcol. A livello di olfatto, domina una sostanziale neutralità.

Del campione “numero due” si denota immediatamente la maggiore struttura rispetto al precedente, con il senso marcato di acidità (ma molto inferiore se confrontato al campione “numero uno”) che si trasforma in un ritorno finale al palato all’insegna della sapidità.

Del campione “numero tre” registriamo una sapidità molto più accentuata rispetto alla componente acida. È quasi un campione che si “mastica”. E con una sapidità percepita che ritorna in tutta la sua consistenza anche all’olfatto.

Fin dal colore si coglie la differenza tra i tre elementi del blend che daranno vita al Porer
Fin dal colore si coglie la differenza tra i tre elementi del blend

“Il piccolo chimico” all’opera: ecco il Porer di Wine Couture

Dopo l’assaggio delle diverse componenti, così da chiarire i contorni degli strumenti a disposizione, arriva il fatidico momento del blend. E assicuro che la prova cui si è chiamati è ben più complicata di quel che possa apparire a prima vista. Già, perché occorre aver bene in mente l’effetto che si vuol donare al proprio studiato mix. Dosando con cautela ogni campione, in modo da non dover riallineare nuovamente la miscela per pareggiare le percentuali e procedere a eventuali aggiustamenti. La mano non trema (eccessivamente). E dopo un primo tentativo andato a vuoto (l’effetto non è quello sperato), il secondo arriva a cogliere quel blend ricercato in cui la volontà di dare struttura al vino è moderata dal giusto bilanciamento in quanto a freschezza. Chi scrive ha scommesso sulla sintesi tra opposti, piuttosto che optare per una preponderanza del giusto mezzo. E cosa ne ha tratto? Il Pinot Grigio di Wine Couture si è discostato in maniera abissale dal Porer “originale”, ovvero quello firmato da Alois Lageder. Già, perché all’ultima pagina del simpatico libretto d’istruzioni che ci ha accompagnato, tappa dopo tappa, lungo tutto il nostro esperimento, arriva la sorpresa.

Il Porer Pinot Grigio di Alois Lageder è blend di: 65% campione “numero uno” + 20% campione “numero due” + 15% campione “numero tre”.

Il Porer Pinot Grigio di Wine Couture, invece, è blend di: 40% campione “numero uno” + 25% campione “numero due” + 35% campione “numero tre”.

Ed ecco il risultato del nostro esperimento: il Porer Pinot Grigio di Wine Couture è blend di: 40% campione “numero uno” + 25% campione “numero due” + 35% campione “numero tre”.
Ed ecco il risultato del nostro esperimento: il Porer Pinot Grigio di Wine Couture è blend di: 40% campione “numero uno” + 25% campione “numero due” + 35% campione “numero tre”.

Due concetti molto diversi, dunque: la matematica (materia che abbiamo dovuto rispolverare per calcolare le corrette percentuali a fronte dei millilitri dei singoli campioni versati nel bicchiere) non mente. Ma, in fondo, questo è proprio il bello del vino: a ognuno il proprio gusto e palato. Perché in questo esperimento, come viene spiegato lungo il cammino, non esiste un giusto o uno sbagliato. Esiste una sensibilità personale. Ed esiste una volontà di ottenere qualcosa che ci rappresenti, che sia un po’ fotografia di sé. Ecco allora che nel breve svuotarsi di un calice, effimero come il sorso che lo porta via, scompare il primo vino su misura creato da Wine Couture: il miglior Pinot Grigio che sia mai esistito (ovviamente a insindacabile giudizio del suo creatore, al cui riscontro il lettore dovrà affidarsi ciecamente).

Un’ultima parola, dal vero produttore

I fratelli Helena e Clemens Lageder, sesta generazione della famiglia che guida la storica Tenuta Alois Lageder, dove nasce il Porer
I fratelli Helena e Clemens Lageder, sesta generazione della famiglia che guida la storica Tenuta Alois Lageder

Dopo la conclusione dell’esperimento, Wine Couture ha raggiunto telefonicamente Clemens Lageder. E oltre ad aver condiviso con il (vero) produttore altoatesino i risultati della nostra prova da casa, abbiamo voluto approfondire anche il concept dietro al kit Blend your own Porer. Ecco cosa ci ha detto: “A me è sempre piaciuta l’idea di raccontare un vino per quel che è la storia che gli è dietro e non soltanto attraverso quelli che ne sono le caratteristiche tecniche. Nel caso del Porer Pinot Grigio, ad esempio, un elemento interessante da condividere è quello legato al campione “numero tre”, che fino a pochi anni fa era parte di quegli esperimenti di cui si compone la nostra linea Le Comete (assortimento di esperimenti, spesso effimeri, effettuati di anno in anno in vigneto e in cantina, ndr). Il nostro obiettivo, poi, non è solo fare vini buoni, ma anche trovare il modo di condividere con tutti questa esperienza e le emozioni suscitate in noi dall’impegno in vigna e in cantina. Ed è da tempo che ci siamo messi alla ricerca di nuove via per comunicare, nei fatti, questo lavoro e queste sensazioni uniche. Uno strumento che ha funzionato è quello delle degustazioni in cui protagoniste sono le singole componenti di ciascun vino, suddivise a seconda di temi generali, come possono essere i diversi suoli, le differenti altitudini, la scelta di vecchi o nuovi vitigni, e simili. Così, infatti, si può comprendere con più facilità, attraverso la scomposizione degli elementi, il concetto che si cela dietro a un determinato vino. O anche la stilistica e il nostro tocco in cantina. Da questa degustazione esperienziale, poi, è nata l’idea di portare il format fino in casa, con il progetto Blend your own Porer. È un divertimento che ci vede protagonisti. E di cui vogliamo rendere protagonisti anche altri. Poi, insieme, capire qual è il risultato che scaturisce dalla singola esperienza. Ci interesse comprendere, infatti, come ciascun cliente vede un determinato vino, soprattutto a fronte del suo orizzonte enologico. Dopodiché, raccolti i diversi feedback, sarà interessante capire anche questo riscontro come riuscire a inserirlo all’interno della nostra storia e dei nostri vini. E chissà: in futuro, potrebbe persino arrivare a mutare la percezione di come noi guardiamo certe nostre etichette. Da anni, infatti, stiamo pensando di allargare l’esperimento del Blend your own Porer per portarlo stabilmente al consumatore finale. Questo, però, richiede un’organizzazione molto precisa e dettaglia, in ogni singolo aspetto. Ma il tempo mi sembra maturo e chissà, presto, di non riuscire a portare questa novità nelle case di tanti wine lovers”.

4 pensieri su “Blend your own Porer: l’effimera storia del primo vino firmato Wine Couture

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