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Industria vinicola italiana: consuntivi e prospettive al tempo del Coronavirus

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Qual è la situazione per l’industria vinicola nazionale e internazionale? Dopo un 2019 in leggera crescita, quali sono le prospettive per il 2020 alla luce dell’emergenza Covid-19? Il Rapporto stilato dall’Area Studi Mediobanca ha scattato una fotografia sufficientemente nitida. E certamente poco brillante, a causa delle ripercussioni sul business dovute alla pandemia. Infatti, il 63,5% delle imprese prevede una riduzione del fatturato nel corso di quest’anno. Esemplificando, prima di andare in dettaglio all’analisi dei cari aspetti, a rischio ci sono 2 miliardi di euro. Spezzati sostanzialmente a metà tra esportazioni e consumi domestici legati alla ristorazione. E ancora: se a pesare sul comparto c’è la crisi del turismo e del travel retail, meno negative appaiono le aspettative per le cooperative e per i vini spumanti.

Il duro impatto sul canale Horeca

Per l'industria vinicola italiana, in questo 2020, a rischio ci sono 2 miliardi di euro. Spezzati sostanzialmente a metà tra esportazioni e consumi domestici legati alla ristorazione
In questo 2020, per il vino italiano a rischio ci sono 2 miliardi di euro. Spezzati sostanzialmente a metà tra esportazioni e consumi domestici legati alla ristorazione

L’indagine sul settore vinicolo nazionale e internazionale ha coinvolto 215 principali società di capitali italiane che nel 2018 avevano un fatturato superiore ai 20 milioni di euro, con ricavi aggregati pari a 9,1 miliardi di euro, e 14 imprese internazionali quotate con fatturato superiore a 150 milioni di euro che hanno segnato ricavi aggregati pari a 5,7 miliardi di euro.  Come accennato, il primo elemento che emerge riguarda la previsione del 63,5% delle aziende, che nel 2020 hanno messo in conto un calo delle vendite con una flessione addirittura superiore al 10% per il 41,2% del campione. A incidere in modo netto è il lockdown del macrosettore Horeca e la caduta del commercio mondiale stimata dalla World Trade Organization tra il 15% e il 30%. Con riferimento alle sole esportazioni, il 60% delle imprese si aspetta per quest’anno una flessione delle vendite e, all’interno di queste, il 37,5% prevede che la flessione sarà superiore al 10%. Un quadro nell’insieme peggiore a quello del 2009, quando il 60,6% delle imprese vinicole aveva subito una flessione di vendite con una contrazione del fatturato del 3,7% e con cadute oltre il 10% che avevano colpito il 24,2% delle imprese.

Industria vinicola: tinte meno fosche per il canale della Gd

Il 53,4% delle cooperative, maggiormente legate al mass market e alla Gdo ha, invece, formulato per quest’anno previsioni meno pessimistiche sul fatturato di quelle di S.p.A. e s.r.l., il 68% delle quali si aspetta un calo nell’anno in corso (la quota di cooperative che attende cali di vendite oltre il 10% si ferma al 26,7% contro il 50% delle altre). Anche la distinzione per tipologia di prodotto ha determinato aspettative differenziate. I produttori di vini spumanti hanno espresso attese meno negative rispetto a quelli di vini non spumanti. Tra i primi, il 55,5% prevede perdite di fatturato con una contrazione dell’export del 41,2%. Tale quota sale oltre il 65%, sia per perdite di fatturato, sia per export, per i secondi. Su queste stime incide la maggiore stagionalità dei vini spumanti le cui vendite crescono in misura significativa soprattutto durante le festività di fine anno, periodo entro il quale si auspica il pieno superamento della crisi sanitaria. In generale, si stima una contrazione dell’export per i maggiori produttori italiani nel 2020 compresa tra i 700 milioni e 1,4 miliardi di euro.

Il 53,4% delle cooperative, maggiormente legate al mass market e alla Gdo ha formulato per il 2020 previsioni meno pessimistiche sul fatturato di quelle di S.p.A. e s.r.l.
Il 53,4% delle cooperative, maggiormente legate al mass market e alla Gdo ha formulato per il 2020 previsioni meno pessimistiche sul fatturato di quelle di S.p.A. e s.r.l.

Il trend del mercato italiano

Passando al mercato italiano, considerato che circa il 65% delle vendite nazionali è veicolato da canali diversi dalla Gdo, si stima fino alla metà di maggio una perdita di oltre 500 milioni di euro. Ipotizzando per i mesi a seguire una riapertura degli altri canali di business, con ritmi inferiori del 30% rispetto all’anno precedente, si registrerebbe un’ulteriore contrazione del fatturato di 500 milioni di euro. Ne deriva che, nell’insieme, la contrazione potrebbe essere pesante per un ammontare totale di 2 miliardi di euro, a causa di vendite nazionali ed estere inferiori tra il 20 e il 25% rispetto all’anno passato.

Un 2019 positivo, anche se già in calo

Già perché i dati pre-consuntivi dello scorso 2019 avevano indicato una chiusura tutto sommato positiva per i maggiori produttori italiani con una crescita del fatturato dell’1,1%. Tale risultato appare tuttavia di cabotaggio contenuto se confrontato con il quadriennio precedente (2014-2018) in cui le vendite sono cresciute a ritmi compresi tra il 6,7% del 2018 e il 4,7% del 2015. Sul rallentamento del 2019 ha pesato la dinamica negativa del mercato interno (-2,1%), rispetto all’export, che invece ha incasellato una crescita del 4,4%. Il fatturato di S.p.A. e s.r.l. è cresciuto del 3,2% (+5,1% all’estero), mentre le cooperative hanno accusato un decremento sul 2018 (-1,9%) per la contrazione del mercato domestico (-4,4%) parzialmente compensata dall’espansione di quello estero (+1,8%). Anche gli spumanti hanno rallentato nel 2019 (-0,2%), mentre i vini non spumanti sono cresciuti dell’1,5%. Per entrambi i comparti, importante è stato il contributo dell’export (+3,2% per gli spumanti, +4,6% per gli altri), a fronte di vendite domestiche in regresso (-2,4% per i primi, -1,9% per i secondi).

La fotografia dell’industria vinicola italiana per il 2019 vede una conferma per i tre maggiori player italiani: Cantine Riunite & Civ, Caviro e Palazzo Antinori
La fotografia dell’industria vinicola italiana per il 2019 vede una conferma per i tre maggiori player italiani: Cantine Riunite & Civ, Caviro e Palazzo Antinori

Industria vinicola italiana: la classifica delle aziende

Infine una fotografia (stando al fatturato pre-consuntivo del 2019) delle aziende componenti l’industria vinicola italiana. Si tratta di una conferma per i tre maggiori player italiani. Gruppo Cantine Riunite & Civ si è attestato sui 630 milioni di euro (+2,9% sul 2018), al cui interno Giv fattura 406 milioni (+4,7%), seguito da Caviro a 329 milioni (-0,4%) e Palazzo Antinori a 246 milioni (+5,3%). Sotto il podio, Casa Vinicola Botter a 217 milioni (+10,9%), Fratelli Martini a 210 milioni (-2%), Casa Vinicola Zonin a 205 milioni (+1,4%), Enoitalia a 199 milioni (+9,7%), Cavit a 191 milioni (+0,5%), Santa Margherita a 189 milioni (+6,8%) e, in decima posizione, Mezzacorona a 187 milioni (-0,8%). Una nota finale. Casa Vinicola Botter è stata campione di export nello scorso esercizio, con un’incidenza del 93,7% sul fatturato, seguita da Farnese al 92,0%, Ruffino al 91,4%, F.lli Martini con l’86,1%, Mondodelvino con l’83,3% e La Marca all’82,8%.

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