https://www.banfi.it/it/
banner
  • Meets
  • top

WineCouture meets Matthieu Taunay: grandeur e nuance della Maremma di Monteverro

Dello stesso argomento

BANNER

La scelta del biologico. La necessità di comprendere meglio ogni sfumatura di vigna e terroir. L’indomita voglia di migliorarsi sperimentando. Faccia a faccia con Matthieu Taunay, enologo di Monteverro.

È sulla Costa d’Argento, tra Capalbio e il mare, in quella zona di confine dove l’ultimo tratto di Toscana si sta già aprendo al vicino Lazio, che ritroviamo i filari di viti di una piccola tenuta gioiello: Monteverro. Un giardino dell’Eden in terra di Maremma, dove si mescolano, su una superficie di 50 ettari, la tradizione di vitigni autoctoni, come il Vermentino, e la voglia d’innovare e sperimentare dettata dalle varietà internazionali, quali Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot, ma anche Syrah e Grenache. Ed è qui che la mano di un dinamico enologo di scuola francese, ma ormai stabilmente “maremmano” di residenza e adozione, contribuisce dal 2008 a dar vita a etichette che raccontano ogni sfumatura e tonalità di un territorio difficile da addomesticare e ancora non del tutto esplorato e compreso nelle sue multiformi potenzialità. A distanza, come ancora d’uso in questo tempo di lento ritorno alla normalità, abbiamo fatto una chiacchierata con Matthieu Taunay. Sul tavolo: il racconto di cosa abbia implicato, per l’enologo nativo della valle della Loira e per la cantina toscana, la scelta del biologico, oltre a un bilancio delle nuove annate di due vini simbolo per l’azienda, come il Terra di Monteverro e il Vermentino. 

Monteverro nasce nel 2003, per iniziativa di Julia e Georg Weber, in un territorio difficile da addomesticare e ancora non del tutto esplorato e compreso nelle sue multiformi potenzialità  (Ph. Leif Carlsson)
Monteverro nasce nel 2003, per iniziativa di Julia e Georg Weber, in un territorio difficile da addomesticare e ancora non del tutto esplorato e compreso nelle sue multiformi potenzialità  (Ph. Leif Carlsson)

A partire dalla vendemmia 2019, i vini Monteverro si possono fregiare della certificazione biologica: cosa vi ha portato su questo cammino?

Il passaggio all’agricoltura biologica è stato compiuto un passo per volta, senza strappi o accelerazioni. È stato un cammino che abbiamo intrapreso partendo dall’osservazione di quanto accadeva in vigna. In sintesi: non eravamo soddisfatti di come le tecniche tradizionali rispondevano a determinate contingenze, perché ogni volta veniva a mancare qualcosa per riuscire a riequilibrare il vigneto. Così, abbiamo deciso di cominciare a sperimentare soluzioni con metodi di coltivazione biologica e biodinamica, che si sono rilevate molto interessanti e adatte al nostro contesto.

E cosa avete compreso da queste sperimentazioni?

Sempre più, attraverso questi miglioramenti step by step, abbiamo colto l’importanza di quanto necessario sia curare il vigneto in ogni suo differente aspetto, vivendolo dal dentro. E l’insieme di tutte queste piccole osservazioni ci hanno condotti alla conclusione che mai dobbiamo ritenerci padroni della vigna. Noi, infatti, possiamo soltanto affiancarci al vigneto, accompagnando il naturale percorso della vite istante dopo istante. E aggiungendo, di anno in anno, anche quel pizzico in più d’esperienza che si è maturata in campo a ogni vendemmia che ha seguito la precedente.

Quest’ultima considerazione vale anche per la crescita dell’enologo?

Senza dubbio: il Matthieu giunto a Monteverro nel 2008 non è lo stesso del 2020. Soprattutto in relazione all’esperienza maturata rispetto al contesto geografico e ambientale in cui opero quotidianamente ormai da anni: ho molta più accortezza di tutti quelli che ne sono i pregi e le peculiarità.

A partire dalla vendemmia 2019 è giunta anche la certificazione biologica per i vini Monteverro  (Ph. Leif Carlsson)
A partire dalla vendemmia 2019 è giunta anche la certificazione biologica per i vini Monteverro  (Ph. Leif Carlsson)

Quali sono state le tappe che vi hanno condotto dove siete oggi?

Dal 2010 abbiamo dato inizio all’utilizzo di lavorazioni figlie dell’agricoltura biologica. Ma il passo decisivo in questa direzione lo abbiamo compiuto nel 2012. È stato allora che, con il supporto attivo della proprietà, abbiamo dato inizio al processo di conversione. E vedendo che la scelta era vincente e che ne stavamo traendo delle soddisfazioni, non abbiamo più abbandonato il cammino. La decisione del bio, infatti, ci ha fatto comprendere tante cose e ha condotto la vigna a uno stato di equilibrio mai sperimentato prima a Monteverro. E, oggi, il biologico rappresenta ancor di più quel che sarà il nostro futuro.

La scelta di richiedere la certificazione quando nasce?

Tra 2015 e 2016, abbiamo preso coscienza che serviva compiere un passo ulteriore: quello della certificazione biologica. Lo dovevamo a quanti, soprattutto tra le piccole realtà del territorio, si sono impegnati nel tempo a far crescere questo movimento, consapevoli della bontà di questa strada. E dopo aver completato i necessari passaggi, la vendemmia 2019 ha rappresentato la prima certificata ufficialmente bio per Monteverro.

Il prossimo step, per Monteverro, potrebbe essere spingersi in direzione della biodinamica
Il prossimo step, per Monteverro, potrebbe essere spingersi in direzione della biodinamica

Ma ora, per la vostra realtà, si schiudono le porte di ulteriori step, come magari quello della biodinamica?

Sì, il prossimo passo potrebbe essere spingerci in direzione della biodinamica. Ma non è il solo esperimento che stiamo conducendo. Ad esempio, quest’anno proveremo in una vigna di mezzo ettaro a non utilizzare né rame né zolfo. E i risultati che otterremo da questa sperimentazione saranno di sicuro e profondo interesse per noi. Normalmente, infatti, tendiamo a limitare al massimo l’utilizzo di questi elementi in vigna: proprio per evitare d’intaccarne l’equilibrio. A noi non interessa, infatti, la certificazione biologica in sé: attraverso il simbolo della foglia verde, piuttosto, desideriamo comunicare una più generale attenzione rispetto a tanti aspetti che ci impegnano quotidianamente.

Quali?

Vogliamo spiegare come facciamo molto meglio rispetto a quel che è consentito nell’utilizzo dei trattamenti minimi. E raccontare il lavoro minuzioso nella selezione delle uve. Fino a evidenziare come seguiamo in ogni minimo dettaglio la singola parcella di ciascun vigneto. Il biologico, per noi, vuole essere la comunicazione di uno standard di qualità e di una volontà dell’azienda nel proseguire a migliorarsi, anno dopo anno.

Parliamo dello scorso di anno: che vendemmia è stata per Monteverro la 2019?

La 2019 è stata un’ottima annata per tutti i vini. Ma una menzione speciale va dedicata ai bianchi. Quest’ultimi si caratterizzano, infatti, per freschezza e acidità maggiori rispetto alla media: due elementi positivi per la tipologia in termini di qualità. 

Iniziamo allora proprio da un bianco: il vostro Vermentino.

A proposito del nostro Vermentino, serve una precisazione: diversamente dai rossi, tutti certificati dal 2019, per questa etichetta dobbiamo ancora attendere per il passaggio definitivo al bio, in quanto una vigna da cui provengono parte delle uve che utilizziamo nella sua produzione è in fase di conversione. E probabilmente ci toccherà aspettare oltre la vendemmia 2020, per un paio di annate almeno, prima che questa etichetta venga ufficialmente riconosciuta come biologica. In ogni caso, resta un vino che ha avuto un successo enorme in questi anni, tale da superare le nostre stesse iniziali aspettative: parliamo di un’etichetta che a metà stagione è normalmente sold out.

Continua la collaborazione, nata nel 2019 in occasione di Arte&Vino, di Monteverro con l'artista Bruno Pellegrino, che ha realizzato la nuova veste grafiche dell'etichetta di Vermentino e Verruzzo
Continua la collaborazione, nata nel 2019 in occasione di Arte&Vino, di Monteverro con l’artista Bruno Pellegrino, che ha realizzato la nuova veste grafiche dell’etichetta per Vermentino e Verruzzo

In cosa è diverso il Vermentino Monteverro dagli altri vini?

È, innanzitutto, l’unica etichetta che realizzo a presentare una deadline ben precisa: va imbottigliato al più tardi nei primi giorni di febbraio, con la sua componente aromatica ancora integra e delineata, così da essere pronto per Pasqua. 

E in termini produttivi e di caratteristiche, cosa lo contraddistingue?

A livello produttivo, da qualche anno ormai continuiamo a farlo allo stesso modo, andando a selezionare le uve e mettendo in pressa il grappolo intero. Per il nostro Vermentino, sono due gli elementi che, in ogni fase della lavorazione, cerchiamo di tenere al massimo sotto controllo: il primo, è quello della freschezza del vino; mentre il secondo è il tema della concentrazione, che gestiamo attraverso un attento monitoraggio delle rese per ettaro in vigna. I due aspetti sono strettamente legati, in quanto, per via delle caratteristiche della nostra zona di produzione, è solo iniziando a lavorare fin dal campo che si riuscirà poi a ottenere un bell’equilibrio sul vino finale.

Passando ai rossi, uno dei vostri simboli è il Terra di Monteverro: di cosa parliamo?

Enologo di scuola francese, Matthieu Taunay è ormai stabilmente “maremmano” di residenza e adozione
Enologo di scuola francese, Matthieu Taunay è ormai stabilmente “maremmano” di residenza e adozione

Terra di Monteverro è il vino che al meglio rappresenta la cantina. Parliamo di un assemblaggio composta equamente, per il 70%, da Cabernet Franc e Sauvignon, cui si aggiungono Merlot e Petit Verdot. È creato in contemporanea con il fratello maggiore, il Monteverro. L’inizio è condiviso: si parte, infatti, da vinificazioni realizzate in maniera separata per ogni singola parcella dopo la vendemmia. Dopo, arrivano i primi mesi d’invecchiamento in legno predisposti a seconda di ogni diverso lotto di vino. Infine, si passa all’assaggio dei campioni di ciascuna varietà. In questo frangente, con Georg Weber, il proprietario, e i consulenti della cantina, Jean Hoefliger e Michel Rolland, discutiamo la natura e l’indirizzo dell’annata, per poi procedere al blend di Monteverro e di Terra di Monteverro, facendo in modo che ognuno dei due vini si caratterizzi per un proprio peculiare stile. Sono dunque due etichette differenti, ma complementari una con l’altra. In Terra di Monteverro ricerchiamo, in particolare, una pulizia aromatica, una bevibilità, una freschezza e un equilibrio che vogliono poi introdurre agli altri rossi della nostra offerta. È, infatti, il vino che apre le porte del mondo Monteverro, dunque deve avere tutte le caratteristiche e l’armonia dello stile della cantina. Con l’obiettivo più generale, di annata in annata, di creare un fil rouge capace di legare ogni vino al suo successore: che sia Terra di Monteverro, Monteverro o Tinata.

Si attesta attorno alle 150mila bottiglie l’anno la produzione totale di Monteverro
Con 50 ettari di proprietà di cui 38 vitati, si attesta attorno alle 150mila bottiglie l’anno la produzione totale di Monteverro (Ph. Leif Carlsson)

Ma qual è il segreto per fare un buon vino?

È puntare a migliorarsi sempre. Non accontentarsi di aver avuto una buona performance in una determinata annata e sedersi sugli allori. Quel che è necessario, ogni anno di più e meglio, è capire le proprie vigne.

Sei etichette compongono l'offerta della cantina toscana: quattro sono i rossi (Monteverro, Terra di Monteverro, Tinata e Verruzzo), mentre due sono i bianchi (Chardonnay e Vermentino)
Sei etichette compongono l’offerta della cantina toscana: quattro i rossi, con Monteverro, Terra di Monteverro, Tinata e Verruzzo, mentre i bianchi, Chardonnay e Vermentino, sono due (Ph. Leif Carlsson)

Questo è, dunque, il tuo obiettivo: arrivare, sempre più, a comprendere le sfumature di ogni filare che ti è stato affidato?

Il mio obiettivo è quello di trovare un equilibrio d’insieme in vigna. A Monteverro, ancora ci stiamo lavorando: per questo, io e il nostro agronomo Simone Salamone, ci impegniamo molto in campo per arrivare a vendemmie che ci permettano di gestire la variabilità intraparcellare. È così che, oggi, andiamo a riallineare i differenti bilanciamenti, in vista della fase di produzione e avendo quale orizzonte il futuro dei vigneti stessi. 

Ma questo sforzo titanico, si potrà mai dire concluso?

A un certo momento, ritengo, questo lavoro ci porterà a capire quando una parte delle singole vigne giungeranno all’apice nella loro possibilità di “ottimizzazione”. Omogeneizzare, equilibrandolo, l’intero vigneto, infatti, rappresenta forse una chimera. Ma arrivare il più vicino possibile a questo traguardo, comprendendo meglio le diversità tra le zone e di ogni terroir, è quello a cui stiamo mirando.

banner
BANNER
BANNER
banner

WineCouture, anno tre, numero 7/8: Bollicine audaci

Presente e futuro del segmento che sta trainando da tempo il vino made in Italy. Alle bollicine italiane è consacrato il nuovo numero di WineCouture. Quelle bolle d’Italia chiamate ad essere audaci, come ha evidenziato “l’uomo da copertina” Luca Serena e i 40 protagonisti, tra aziende, distribuzione, ristorazione, enoteche e consorzi, che hanno condiviso le loro riflessioni sul domani degli spumanti tricolore.

CONTINUA A LEGGERE »

WineCouture, anno tre, numero 7/8: Bollicine audaci

Presente e futuro del segmento che sta trainando da tempo il vino made in Italy. Alle bollicine italiane è consacrato il nuovo numero di WineCouture. Quelle bolle d’Italia chiamate ad essere audaci, come ha evidenziato “l’uomo da copertina” Luca Serena e i 40 protagonisti, tra aziende, distribuzione, ristorazione, enoteche e consorzi, che hanno condiviso le loro riflessioni sul domani degli spumanti tricolore.

CONTINUA A LEGGERE »