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Il Brutto ora è anche Superiore: torna in una nuova veste l’Asolo Prosecco Docg Sui lieviti di Montelvini

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Sicuro di sé, originale, autentico e, ora, anche “Superiore”. Ritorna Il Brutto, l’Asolo Prosecco Superiore Docg Sui lieviti firmato Montelvini, che si ripresenta al pubblico dei wine lovers in una nuova versione. Un vero e proprio upgrade di questo vino fermentato in bottiglia secondo la tradizione tipica delle colline trevigiane: un prodotto unico nel suo genere, che lo scorso anno aveva fatto il suo debutto in società, venendo introdotto nella collezione Serenitatis Asolo, punta di diamante della cantina veneta. Una gamma nata per celebrare il lato più esclusivo e raffinato delle bollicine prodotte dall’azienda vinicola di Venegazzù (Treviso).

Una produzione limitata per un ambasciatore dell’Asolo Prosecco Docg

7.200 bottiglie: è limitatissima la produzione per l’Asolo Prosecco Superiore Docg Sui lieviti. Non potrebbe essere altrimenti per un vino naturale, non filtrato, che mantiene le caratteristiche originarie, con un uso molto limitato di solfiti e pochissimi zuccheri (2 g/l). Un’etichetta, Il Brutto, che proprio a queste sue caratteristiche deve il proprio nome. Per un vino che rappresenta un preciso e diretto richiamo alla tradizione e alla cultura contadina trevigiana: in particolare, quella di Asolo, il borgo che rappresenta il cuore dell’omonima Docg, ambasciatore di arte e cultura e punto di riferimento fondamentale nella storia di Montelvini. 

Il Brutto firmato Montelvini non è solo un preciso e diretto richiamo alla tradizione e alla cultura contadina trevigiana, ma un vero simbolo e ambasciatore dell'Asolo Prosecco Superiore Docg
Il Brutto firmato Montelvini non è solo un preciso e diretto richiamo alla tradizione e alla cultura contadina trevigiana, ma un vero simbolo e ambasciatore dell’Asolo Prosecco Superiore Docg

Il ritorno alle radici nel calice

È una storia singolare quella di questa “novità” (2020, non assoluta) Montelvini. Una storia di radici, di richiamo alla terra, di racconto di un modo di fare vino a lungo dimenticato e che oggi ritorna, recuperato per quelle che ne è l’unicità. Ma soprattutto, per quello che ne è il crescente successo, in primis nei calici di un numero sempre maggiore di appassionati. Con Il Brutto Montelvini, infatti, si ritorna a parlare di un vino che sulla propria carta d’identità esibisce i valori della naturalità e della voglia di condivisione, oggi più che mai in prima fila nelle richieste dei wine lovers. Grazie all’azione protettiva del lievito e delle bollicine delle fermentazioni, infatti, questa particolare produzione non richiede o implica l’uso di conservanti. 

Una nuova veste per un prodotto unico nel suo genere, che lo scorso anno aveva fatto il suo debutto in società, venendo introdotto nella collezione Serenitatis Asolo, punta di diamante nell'offerta Montelvini
Una nuova veste per un prodotto unico nel suo genere, che lo scorso anno aveva fatto il suo debutto in società, venendo introdotto nella collezione Serenitatis Asolo, punta di diamante nell’offerta Montelvini

La bellezza de Il Brutto Asolo Prosecco Superiore Docg Sui lieviti

Quello della nascita dell’etichetta più “rustica” tra quelle firmate Montelvini è un processo che della massima semplicità fa uno dei suoi vanti. Dopo la prima fermentazione, il vino base viene lasciato riposare per almeno sei mesi in tini di acciaio, per poi essere imbottigliato per la presa di spuma. Solo dopo almeno 90 giorni può essere messo in commercio, senza sboccatura, ovvero la separazione dei lieviti residui. Di qui l’aspetto velato e il gusto asciutto che lo caratterizzano. Il Brutto Asolo Prosecco Superiore Docg Sui lieviti, a questo punto, può essere bevuto scaraffato, come da tradizione, per separare il fondo, oppure versato dalla bottiglia per gustarlo velato, sapido e corposo. Ma cosa ha di più rispetto al Prosecco cui siamo ormai abituati? Il fatto che si parla di un vino nella cui produzione non esiste omologazione: ogni bottiglia e ogni bicchiere hanno un’anima propria e ne raccontano l’evoluzione. Per un ritorno alle origini, anche nel calice, e alla gioia del bere bene.

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