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L’Oltrepò del vino che guarda al futuro: considerazioni a margine il via della vendemmia

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Dimenticato, sottovalutato, spesso denigrato: questo il destino dell’Oltrepò del vino negli ultimi anni. Certo, c’è anche da ammettere che in determinate occasioni le critiche sono giunte a fronte di una buona dose di ragione. E la mente non può che andare a quegli scandali che hanno minato la reputazione di un territorio intero per colpa di pochi. Mele marce: o meglio, in questo caso, sarebbe più opportuno dire acini marci. Quelli buoni, invece, in questi giorni migliaia di uomini e donne hanno ripreso a raccoglierli, grappolo dopo grappolo, nel corso di una nuova vendemmia cui le autorità hanno dato ufficialmente il via venerdì 21 agosto (anche se le uve per la base spumante in molto casi erano già arrivate in cantina da qualche giorno). E la giornata, cui abbiamo preso parte in prima persona, è stata l’occasione perfetta per ragionare un po’ di vino e di Oltrepò Pavese: quello che guarda al futuro, avendo fatto tesoro degli errori del passato.

Scorcio di Montecalvo Versiggia, uno dei molti vocati terroir del Oltrepò del vino
Scorcio di Montecalvo Versiggia, uno dei molti vocati terroir dell’Oltrepò del vino

Oltrepò del vino sotto i riflettori: ora serve eleganza e unità

L' Oltrepò del vino si estende lungo l’asse del 45esimo parallelo con i suoi 13.500 ettari di vigneti e produce il 62% del vino della Lombardia
L’Oltrepò del vino si estende lungo l’asse del 45esimo parallelo con i suoi 13.500 ettari di vigneti e produce il 62% del vino della Lombardia

Il taglio del nastro della vendemmia oltrepadana 2020, coordinato dall’assessore del comune di Stradella Andrea Frustagli, ha visto presente l’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi di Regione Lombardia Fabio Rolfi, accompagnato da due esponenti politici pavesi Doc: il consigliere regionale Roberto Mura e il senatore ed ex ministro all’Agricoltura Gian Marco Centinaio. E questa è già una buona notizia: perché dimostra che “in alto” di Oltrepò si parla e si hanno a cuore non soltanto le sorti di un territorio vocato, ma anche quelle dei numerosi comparti ad esso collegati. L’appuntamento per il via alle danze è stato fissato presso l’azienda agricola Torti. Un altro ottimo auspicio, come evidenzia il claim che questa storica realtà famigliare ha scelto da anni per comunicare le proprie produzioni in giro per il mondo: “L’Eleganza Del Vino”. E non si tratta di parole al vento. Perché è proprio sul concetto di “eleganza” che oggi l’Oltrepò del vino è chiamato a lavorare. E c’è chi da tempo lo ha compreso. Ma molti sono anche coloro i quali risultano ancora distanti anni luce dal semplice percepire questa esigenza. Fortuna che, anno dopo anno, il primo gruppo risulti in ascesa, per numeri e iniziative, mentre il secondo è destinato presto a ricadere nell’oblio. Già, perché i trend e la voce del consumatore parlano chiaro: oggi, se si parla di vino, dove non c’è qualità, non c’è futuro.

La vendemmia 2020 del Oltrepò del vino ha preso ufficialmente il via lo scorso venerdì 21 agosto, con il taglio del primo grappolo di Pinot Nero effettuato dall'assessore lombardo Fabio Rolfi
La vendemmia 2020 dell’Oltrepò del vino ha preso ufficialmente il via lo scorso venerdì 21 agosto, con il taglio del primo grappolo di Pinot Nero effettuato dall’assessore lombardo Fabio Rolfi presso l’azienda agricola Torti

Il new deal del Consorzio Tutela Vini: l’audacia dei giusti passi da compiere

Gilda Fugazza è stata chiamata al vertice del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, prima presidente donna nella storia dell'ente
Gilda Fugazza è stata chiamata al vertice del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, prima presidente donna nella storia dell’ente

Ma se qualità ed eleganza delle produzioni devono rappresentare le fondamenta per una rinascita, il lavoro sull’immagine è altrettanto importante. Quella che si comunica all’esterno, è ovvio, ma anche come ci si relaziona all’interno del territorio. E qui sta uno dei grandi difetti dell’Oltrepò del vino: la mancanza di unità, da sempre. Le vicissitudini del passato hanno accresciuto la frattura tra produttori, ma i tempi sono maturi per una riconciliazione. Lo dimostra il nuovo corso assunto dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, dopo anni burrascosi. Poco prima dell’estate, per la prima volta in assoluto nella storia dell’ente, al vertice è stata eletta una donna, Gilda Fugazza, imprenditrice agricola titolare dell’azienda vitivinicola Mondonico, nell’omonima località nel comune di San Damiano al Colle. E c’è da poco meno di un anno un nuovo direttore a tracciare la rotta, Carlo Veronese, che in precedenza ha contribuito a fare la fortuna della Doc Lugana. Dunque, gli ingredienti per ritrovare la posizione che compete a uno dei territori potenzialmente di punta per la produzione di qualità del vino italiano ci sono, ma ora occorre amalgamare il tutto con pazienza e sapienza. Partendo da obiettivi chiari e condivisi. Proprio come la neo presidente ha ribadito solo poche settimane fa, indicando gli step che impegneranno l’Oltrepò del vino nei prossimi mesi: dalla volontà di riconquistare innanzitutto le più importanti piazze per il settore in Italia, a partire dal bastione Milano, alla missione di comunicare in maniera identitaria un territorio in tutte le sue sfumature e componenti, coordinando messaggi e coinvolgendo “dalla vigna al calice e dal calice ai menu dei ristoranti” proprio tutti. “Dobbiamo anche essere strateghi e un po’ filosofi: avere maggiore conoscenza, ampliare le vedute, ascoltare e guardare cosa fanno gli altri ci aiuta ad essere più creativi, creando così maggior consumo”, ha sottolineato Gilda Fugazza. “E maggior consumo crea maggiore desiderio di conoscenza”. Un messaggio semplice, immediato, diretto: un’audacia e una schiettezza che mancavano da tempo in Oltrepò.

Scorcio del vigneto Borgogna, storica proprietà della famiglia Torti dove è coltivato il Pinot Nero più pregiato dell'azienda pavese, vanto del Oltrepò del vino
Scorcio del vigneto Borgogna, storica proprietà della famiglia Torti dove è coltivato il Pinot Nero più pregiato dell’azienda pavese

Parole, parole, parole? Perché si può guardare con fiducia al futuro dell’Oltrepò del vino

Oltrepò del vino ha conquistato anche la multinazionale Sanrio, che ha scelto l'azienda agricola torti per lanciare la linea di vini a marchio Hello Kitty
L’Oltrepò del vino ha conquistato anche la multinazionale Sanrio, che ha scelto l’azienda agricola Torti per lanciare la linea di vini a marchio Hello Kitty

Le parole sono sempre belle, ma i fatti contano di più. Ed è giusto che si dia conto di quel che è stato detto finora in maniera concreta: attraverso casi esemplari che supportino la tesi che si possa guardare con fiducia al futuro. Parliamo di Oltrepò del vino, di quello che non ha mai abdicato alla sua missione di portare nel mondo un messaggio di qualità. E sotto questo punto di vista i nomi che si possono citare sono davvero molti. Si parta, però, da una considerazione di carattere generale: non sarà certo un caso se tante realtà di spicco del vino made in Italy hanno diretto il loro sguardo in questi anni in direzione dell’Oltrepò Pavese. E quelli cui sono stati dati forma sono veri e propri progetti modello: vedi, da ultimi, l’investimento in Tenuta Caseo nell’alta Valle Versa da parte della famiglia Tommasi o il precedente per Tenuta Il Bosco a Zenevredo da parte di Zonin1821. Ma l’Oltrepò sono soprattutto le famiglie che da generazioni coltivano le uve in questo angolo di Lombardia, che si estende lungo l’asse del 45esimo parallelo con i suoi 13.500 ettari di vigneti e dove si produce il 62% del vino della regione. E quando parliamo di famiglie, parliamo di volti. A partire da quelli di Patrizia e Laura Torti, il cui Pinot Nero ha conquistato la multinazionale Sanrio, che ha scelto proprio la realtà vitivinicola di Montecalvo Versiggia per lanciare la linea di vini a marchio Hello Kitty, brand di fama mondiale capace di generare attraverso il merchandising un giro d’affari che supera oggi gli 8 miliardi di dollari annui. Ma Oltrepò è anche tradizione, come racconta il Buttafuoco Storico, club di vignaioli guidato da Marco Maggi che oggi conta 16 aziende ed è impegnato nella valorizzazione di una delle produzioni più iconiche del territorio. Ed è anche Metodo Classico: quello di realtà come Bruno Verdi, Fiamberti, Giorgi e Quaquarini, di cui vi abbiamo da poco condotto alla scoperta delle eccellenze, ma anche quello di un’azienda giovane, ma con una storia importante alle spalle, come Ballabio, di cui presto vi racconteremo. Ed ancora: Oltrepò è anche una nuova sfumatura di Borgogna con Tenuta Mazzolino, è la secolare costanza nell’eccellere di Frecciarossa ed è cammino di rinascita all’insegna di nuovi paradigmi e sempre più innovazione con Terre d’Oltrepò e La Versa. Realtà tutte diverse l’una dall’altra, ma accomunate dal medesimo desiderio: far tornare a parlare di Oltrepò Pavese per la grande bellezza dei suoi vini. 

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