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Il Metodo Classico scala l’Etna: il volto meno noto del vulcano

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L’Etna che non ti aspetti. Almeno se si parla di vino. Perché sulle sue pendici, ‘a Muntagna non regala solo vini fermi bianchi, rossi e rosati, ognuno con caratteristiche distintive legate ai vitigni autoctoni del territorio e ai differenti versanti del vulcano nei quali hanno trovato dimora, ma anche curiose bollicine. La ricchezza e l’eterogeneità della viticoltura sull’Etna svela un lato insolito, dove la nobile arte del Metodo Classico apre le porte a un universo di grande fascino.

Una “nuova” storia antica

La produzione di spumanti Metodo Classico su Etna ha radici antiche: già a fine ‘800 i primi esperimenti
La produzione di spumanti Metodo Classico sull’Etna ha radici antiche: già a fine ‘800 i primi esperimenti

Non è storia di oggi quella della bollicina alle pendici del vulcano siciliano per eccellenza. “La produzione di spumanti Metodo Classico nel nostro territorio, sebbene sia stata introdotta nel disciplinare di produzione solo a partire dal 2011, vanta antiche radici”, spiega Antonio Benanti, presidente del Consorzio di Tutela Vini Etna Doc. Fu infatti il Barone Spitaleri, a fine ‘800, a intuire per primo le potenzialità del territorio etneo per la produzione di vini rifermentati in bottiglia. “Quei primi esperimenti avevano ovviamente come punto di riferimento i cugini d’Oltralpe nella scelta del vitigno da utilizzare”, racconta Benanti. “Ma bisogna poi aspettare la fine degli anni ’80 del secolo scorso per cominciare a vedere fiorire i primi pioneristici esempi di spumanti autoctoni grazie all’utilizzo del Nerello Mascalese”.

Etna Doc e Metodo Classico: un legame che si rinsalda

Ma di cosa parliamo oggi quando facciamo riferimento alle bollicine che prendono vita su ‘a Muntagna? Occorre andare innanzitutto a dare un’occhiata a quel che dice il disciplinare di produzione Etna Doc, dove è consentita la produzione della tipologia “Spumante” nelle versioni “vinificato in bianco” e “rosato”, con una permanenza sui lieviti di almeno 18 mesi. “Durante l’ultimo incontro del Consorzio, l’assemblea ha approvato la possibilità di produrre lo spumante solo con Metodo Classico, a conferma della volontà di voler continuare a perseguire senza indugio la strada della qualità”, sottolinea a riguardo Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio di Tutela Vini Etna Doc. “Tra le modifiche approvate dai soci del Consorzio, e che prossimamente entrerà definitivamente in vigore, vi è anche l’aumento dal 60% all’80% dell’utilizzo del Nerello Mascalese, con l’obiettivo di voler legare ancor di più questa tipologia ad uno dei vitigni autoctoni più rappresentativi del territorio e che ben si prestano alla spumantizzazione”. Dunque, quelle che si annunciano per il futuro sono bollicine ancora più siciliane.

Il disciplinare di produzione Etna Doc consente la produzione della tipologia “Spumante” nelle versioni “vinificato in bianco” e “rosato”, con una permanenza sui lieviti di almeno 18 mesi
Il disciplinare di produzione Etna Doc consente la produzione della tipologia “Spumante” nelle versioni “vinificato in bianco” e “rosato”, con una permanenza sui lieviti di almeno 18 mesi

Nerello Mascalese superstar

Grande acidità e bassa concentrazione del colore rendono il Nerello Mascalese Etna ideale per la spumantizzazione
Grande acidità e bassa concentrazione del colore rendono il Nerello Mascalese ideale per la spumantizzazione

Come visto, a definire il carattere delle più briose produzioni dell’Etna vi è innanzitutto il Nerello Mascalese, con le sue identitarie peculiarità. “Parliamo di un’uva dalla spiccata vocazione ad essere utilizzata anche come base spumante”, racconta Michele Scammacca, produttore e pioniere dello spumante Metodo Classico da questo vitigno autoctono. Un simbolo antico della Sicilia del vino, che si presume sia originario della Contea di Mascali. Ma soprattutto il vitigno più diffuso alle pendici dell’Etna e che possiede alcune caratteristiche, a partire dalla grande acidità e dalla bassa concentrazione del colore, capaci di renderlo ideale anche per la spumantizzazione. “Sono due doti molto importanti che consentono di ottenere vini spumanti eleganti, minerali, in grado di far emergere il territorio di origine”, riprende Scammacca. “Inoltre, nelle annate migliori, mostra una notevole vocazione alla longevità: la prolungata sosta sui lieviti riesce a regalare spumanti di notevole complessità e profondità”.

Il Metodo Classico Etna Doc di domani

Presto anche il vitigno Carricante entrerà nel disciplinare di produzione della versione spumante per Etna Doc: questo ciò su cui si stanno interrogando i soci del Consorzio
Presto anche il vitigno Carricante entrerà nel disciplinare di produzione della versione spumante per l’Etna Doc: questo ciò su cui si stanno interrogando i soci del Consorzio

Il numero di produttori alle pendici del vulcano siciliano che imbottigliano e commercializzano lo spumante Etna Doc è progressivamente cresciuto nel corso degli anni. E oggi conta 16 realtà, per un totale produttivo che nel 2020 ha superato le 160mila unità, in crescita di oltre il 30% rispetto all’anno precedente. Ma c’è di più: ulteriore novità rispetto a questa tipologia potrebbero essere presto in arrivo, sempre in un’ottica di maggiore caratterizzazione della bollicina. Il Consorzio di Tutela Vini Etna Doc, infatti, sta valutando la possibilità di inserire anche il vitigno Carricante all’interno del disciplinare di produzione: una nobile uva autoctona del territorio etneo, ma in questo caso a bacca bianca, che già è utilizzata come base spumante da molti produttori, per via delle caratteristiche ideali di cui è dotata e che ben la predispongono a dar vita a bollicine Metodo Classico. Il lato meno noto di una grande terra del vino.

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