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Nuovo presidente e cambio identità per il Lambrusco unito

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Debutto d’anno all’insegna delle novità per il mondo Lambrusco. Il 2021, infatti, non si è aperto soltanto con il via ufficiale per l’avventura del Consorzio Tutela Lambrusco, che ha preso il posto dei tre precedenti enti di tutela del più famoso tra i vini emiliani a partire proprio dal primo gennaio. Ma anche con un cambio al vertice, che ha portato alla nomina di una nuova guida per la realtà nata a seguito dell’operazione di fusione per incorporazione votata all’unanimità lo scorso 28 settembre.

Claudio Biondi alla guida del neonato Consorzio Tutela Lambrusco

Il consiglio di amministrazione del Consorzio Tutela Lambrusco ha votato nuovo presidente Claudio Biondi. Già numero uno del Consorzio di Tutela del Lambrusco di Modena, sarà affiancato dal vice Davide Frascari, già a capo del Consorzio per la Tutela dei Vini Doc Reggiano e Colli di Scandiano e di Canossa.

“È un giorno importante per il nostro Consorzio, che inizia ufficialmente la sua attività attraverso la prima seduta del suo consiglio di amministrazione”, ha sottolineato Biondi. “Quello che ha portato all’unificazione del variegato mondo del Lambrusco è stato un percorso lungo: ora la sfida sarà definire le strategie di comunicazione e i progetti di promozione più efficaci, sia a livello nazionale che internazionale, continuando ad apportare un contributo in un settore che, come tutti, ha subito i contraccolpi della recente pandemia”.

Una nuova immagine per il nuovo corso

Il Consorzio Tutela Lambrusco rappresenta otto Denominazioni che si trovano tra Modena e Reggio Emilia, per un totale di circa 16.600 ettari vitati e una produzione che nel 2020 ha superato del 3% i 42 milioni di bottiglie di Lambrusco Doc del 2019. Nell’ambito del CdA, non solo la nomina dei rinnovati vertici, ma presentata anche la nuova identità visiva firmata Mirit Wissotzky e Manuel Dall’Olio di Dina&Solomon, che darà volto all’ente in tutti i contesti nei quali sarà chiamato ad agire. 

“Volevamo che la brand identity riuscisse a fondere insieme alcuni elementi essenziali dei nostri territori e dei nostri vini”, spiega Claudio Biondi. “Dalle tonalità di colore che il Lambrusco assume a seconda delle tante anime di quest’uva, che virano dal rosa chiaro, al rubino fino al porpora, a quelle che richiamano i caratteristici piccoli frutti rossi, il cui aroma è uno dei fattori più identificativi delle nostre bolle”.

Il capolettera L, l’iniziale di Lambrusco, è poi posizionato all’interno del nuovo brand dalla forma sinusoidale. 

“Una forma che vuole richiamare il movimento brioso delle bollicine presenti in tutte le versioni di Lambrusco e, allo stesso tempo, ricorda quasi un sigillo, come quelli in ceralacca che chiudono le lettere e i regali più intimi e preziosi”.


“Negli ultimi anni la comunicazione si è trasformata e, in questo scenario, anche il Consorzio Tutela Lambrusco vuole stare al passo con i tempi”, conclude il neoeletto presidente. 

Orizzonte 2021: combattere la crisi, a iniziare dal Dpcm “discrimina” enoteche

Anche il mondo del Lambrusco si è schierato contro il Dpcm che "discrimina" le enoteche, vietando loro la vendita di vino dopo le 18
Anche il mondo del Lambrusco si è schierato contro il Dpcm che “discrimina” le enoteche, vietando loro la vendita di vino dopo le 18

Nel finale, spazio anche a una considerazione sull’attuale scenario, dopo un anno pieno di complicazioni:

“A causa dell’emergenza pandemica tuttora in corso, il 2021 si è aperto nello stesso clima d’incertezza che ha caratterizzato lo scorso anno”, evidenzia Biondi. “La nostra base produttiva sta reagendo con forza alla difficile congiuntura economica e ora la nascita di questo Consorzio è un’arma in più per pianificare strategie che siano di aiuto a tutta la filiera con un imprescindibile spirito di coesione”. 

Impegno prioritario del Consorzio andrà verso le aziende più penalizzate in questo momento storico, ovvero quelle che hanno come principale sbocco il canale Horeca. In questo senso ci siamo già attivati con la richiesta formale – da parte di tutta la filiera vitivinicola alla presidenza del Consiglio dei Ministri – di rivedere l’impossibilità di vendita di vini e bevande alcoliche per asporto nei bar e nelle enoteche dopo le ore 18. Il provvedimento, entrato in vigore lo scorso 16 gennaio a seguito dell’ultimo Dpcm, sta infatti andando ad aggravare immotivatamente una frangia di produttori già messi a dura prova”.

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