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Il Marchese Piero Antinori e l’accordo quadro con Silvio Jermann: la vicenda spiegata bene

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L’importanza di un articolo. Inteso come elemento grammaticale, ma anche come notizia. E allora ecco che un’indiscrezione, che poi ha trovato conferme da parte dei diretti interessati, va ad assumere un differente valore a seconda dell’articolo che si sceglierà di utilizzare. Tutto inizia con l’anticipazione ottenuta da WineNews, che nella tarda giornata di giovedì 4 marzo titola: “Nel segno dell’eccellenza assoluta: Antinori acquisisce la maggioranza di Jermann”. E da lì è un susseguirsi di rilanci sui portali del vino, nei siti dei principali quotidiani e via social, tra un “Il colosso toscano fa la spesa in Friuli Venezia Giulia” e un “Antinori cresce a Nord Est”. Eppure, al di là di un comunicato apparso online della cantina di Ruttars, in cui si ritrovano proprio le dichiarazioni dei protagonisti della vicenda, Silvio Jermann e Piero Antinori, rilanciate da WineNews, nulla trapela di più in merito ai termini dell’intesa. Già, perché forse la vicenda è un poco più complessa di quello che è stato lasciato trasparire in questi ultimi giorni. E forse perché non è tanto “la” Marchesi Antinori ad aver investito in Jermann, ma “il” Marchese Antinori ad aver stipulato un’intesa personale con il capofamiglia friulano.

Il sodalizio tra Piero Antinori e Silvio Jermann

La notizia è confermata: Silvio Jermann e Piero Antinori hanno siglato un accordo quadro per la cessione della maggioranza della Jermann Srl. Ma allo stesso tempo, non ci sono segnali di un’incorporazione della cantina friulana nel gruppo toscano del vino: almeno per il momento
La notizia è confermata: Silvio Jermann e Piero Antinori hanno siglato un accordo quadro per la cessione della maggioranza della Jermann Srl. Ma allo stesso tempo, non ci sono segnali di un’incorporazione della cantina friulana nel gruppo toscano del vino: almeno per il momento

“È un momento molto particolare e il signor Jermann non ritiene opportuno rilasciare dichiarazioni in merito all’accordo”: queste le parole provenienti dal quartier generale dell’azienda goriziana riportate in un articolo sulla vicenda dell’edizione online del quotidiano Il Piccolo, domenica 7 marzo. E anche dalla sede della Marchesi Antinori non trapela che la conferma di un “sodalizio” che coinvolge in prima persona il Marchese Piero Antinori, ma che al momento non implica alcun tipo di crescita diretta del portfolio della realtà toscana. Poi è ovvio: a capo della Marchesi Antinori c’è la famiglia che ha proceduto con l’investimento e i due elementi non possono essere scissi uno dall’altro. Ma allo stesso tempo, non ci sono segnali di un’incorporazione di Jermann nel gruppo toscano del vino: almeno per il momento.

Considerazioni attorno a un comunicato

Silvio Jermann
Silvio Jermann

Il comunicato ufficiale Jermann, l’unico disponibile ad ora per aiutare a fare chiarezza sulla vicenda, riporta infatti proprio questo: di un’intesa quadro tra le due storiche famiglie del vino. Mentre dettagli sul domani della cantina friulana non ne sono forniti. E nemmeno cifre su cui poggia l’accordo o possibili scenari legati alla futura governance.

Così, infatti, è semplicemente titolato: “Silvio Jermann e Piero Antinori siglano un accordo quadro per la cessione della maggioranza della Jermann Srl”.

Un concetto poi ribadito all’interno della comunicazione, dove sono riportate le seguenti parole di Silvio Jermann:

“La collaborazione con Antinori è un nuovo inizio, una decisione presa per affrontare al meglio i tempi che viviamo, nel segno della tradizione famigliare”.

Cui fanno eco quelle di Piero Antinori:

“Condividiamo con Silvio gli stessi valori di rispetto per la tradizione famigliare, passione per le sfide, rispetto per la terra. Il nostro desiderio è quello di garantire sviluppo e continuità in piena collaborazione con Silvio e con quanto ha fatto in questi 40 anni”.

Dunque, leggendo attentamente, si parla di “sviluppo” e “continuità”, oltre che di una decisione presa “per affrontare al meglio i tempi che viviamo”. Appare quindi un accordo tra due gentlemen del vino quello così annunciato, più che una rivoluzione tra i vigneti friulani. In futuro, poi, non è detto che lo scenario non possa evolvere. Ma per ora, il polverone alzatosi sulla vicenda, con tanto di polemiche attorno ai presunti “invasori” giunti in Collio, suona più come il più classico dei casi che meriterebbe il titolo: “Molto rumore per nulla”.

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