Breaking news che non lo erano: Allegrini in vendita, scandalo in Oltrepò, l’anno d’oro del Verdicchio

Nell’affollato e continuo flusso di notizie che si susseguono nel quotidiano di chi opera nel mondo (non solo quello del vino), capita a volte di ritrovarsi a dover valutare quelle che sono considerate dai più in prima istanza vere e proprie breaking news. Ma non sempre questi lanci “sensazionali” (o forse si dovrebbe dire “sensazionalistici”) poi si rivelano quel che effettivamente annunciano di essere: vere notizie, con una consistenza reale dietro al titolo d’effetto. Come è accaduto in queste ultime settimane, tra Marche, Oltrepò Pavese e Valpolicella.

La Signora dell’Amarone (non) cede metà di Allegrini Estates alla famiglia Riello

Marilisa e Franco Allegrini non hanno ceduto metà della loro storica cantina in Valpolicella alla famiglia Riello
Marilisa e Franco Allegrini non hanno ceduto metà della loro storica cantina in Valpolicella alla famiglia Riello

Il primo caso da citare è l’ultimo in ordine cronologico. Il 9 aprile giunge per mail una nota congiunta firmata dalle aziende Allegrini Estates e Riello Elettronica a smentire l’acquisto da parte di quest’ultima del 50% della società della Signora dell’Amarone. A essere citato è quanto riportato su due testate online veronesi. Con il mattinodiverona.it che in un articolo del giorno 8 annuncia in esclusiva:

“Pierantonio Riello, attraverso la sua holding Riello Elettronica, operante nella componente tecnologica, ha acquistato il 50%, inclusa la celebre Villa della Torre, della cantina Allegrini di proprietà dell’omonima famiglia e protagonista della storia di Fumane e della Valpolicella fin dal XVI secolo”.

Categorica la smentita, dopo che la breaking news era stata ripresa anche dal giornaleadige.it (che si è poi scusato con lettori e diretti interessati). Con la nota ufficiale a precisare che si trattava di “notizia destituita di qualunque fondamento”.

Una nuova caccia alle streghe in Oltrepò Pavese

Una importante indagine si è trasformata in breaking news con annessa caccia alle streghe in Oltrepò Pavese
Una importante indagine si è trasformata in vera caccia alle streghe in Oltrepò Pavese

Discorso non differente nelle forme, ma simile per toni e consistenza della breaking news, è legato a quel che, a oggi, resta soltanto un “presunto” (e nulla più) nuovo scandalo nell’Oltrepò del vino. Una notizia “fortemente esagerata”, citando liberamente Mark Twain: a dimostrarlo, per ora, il seguito di quelli che sono stati i doverosi controlli collegati a una seria problematica insorta su una produzione lavorata all’interno della cantina Terre d’Oltrepò. La cronaca parla di un’operazione delle forze dell’ordine il 30 marzo scorso con accertamenti presso i siti di Broni, Casteggio e Santa Maria della Versa, finalizzati a chiarire un fatto riscontrato lo scorso anno. Per via di accadimenti del passato della realtà cooperativa oltrepadana, immediato è partito un tam tam mediatico: il racconto di nuovi presunti illeciti e di un territorio incapace di uscire, quando si parla di vino, da una spirale autodistruttiva. Peccato che non altrettanta enfasi sia poi stata riservata alle immediate spiegazioni da parte della stessa Terre d’Oltrepò, che ha proceduto celermente a chiarire i contorni della vicenda, così da garantire massima trasparenza in merito.

Ed allora, in una nota, veniva spiegato che:

“Nel giugno 2020 un soggetto della Gdo ha comunicato alla cantina che un prodotto non era conforme, in quanto dalle analisi emergeva la presenza (0,14 g/l), con un valore poco superiore al limite di legge (0,1 g/l), di una sostanza vietata nella vinificazione, la diglicerina ciclica (comunque innocua per la salute)”. 

Attestato che la cantina non acquista e non utilizza in alcun modo questo prodotto, era fornita la seguente precisazione:

“L’ipotesi più probabile è quella della contaminazione di un prodotto lavorato conto terzi che potrebbe essere residuato in un macchinario e quindi in qualche bottiglia. La Cantina pigia circa 500mila quintali di uva l’anno che corrispondono a circa 35 milioni di bottiglie. Il problema sarebbe riferito a qualche centinaio di bottiglie pari allo 0,0001 della produzione”.

“La cantina di fatto ha attivato la propria procedura di crisi e ha eseguito sullo stesso lotto di bottiglie di cui alla contestazione delle analisi in due laboratori indipendenti (San Michele all’Adige e Isvea) che hanno indicato valori al di sotto dei limiti di legge”.

L’autorità giudiziaria, poi, attraverso la sacrosanta attività investigativa, avrà il compito di attestare la veridicità di quanto affermato dai vertici della realtà cooperativa oltrepadana. Quel che al momento resta è l’ennesima breaking news che non lo era. Ma soprattutto che si è presto tramutata in una caccia alle streghe che ha causato seri danni d’immagine a una cantina, ai suoi soci e a un intero territorio.

Il Verdicchio in prima pagina: la breaking news che lo era, ma poi non lo è stata più

Le performance d'oro del Verdicchio nell'anno della pandemia è stata una breaking news fino al giorno del ricalcolo dei dati da parte di Valoritalia
Le performance d’oro del Verdicchio nell’anno della pandemia è stata una breaking news fino al giorno del ricalcolo dei dati da parte di Valoritalia

L’ultimo caso è quello di una breaking news che semplicemente non lo era, ma questa volta per un errore a monte, non a valle. Già, perché quando lo scorso 26 gennaio sono state annunciate dall’Istituto marchigiano di tutela, nell’anno più nero per il vino italiano, le performance da urlo del Verdicchio dei Castelli di Jesi e di quello di Matelica, l’intero comparto ha giustamente celebrato il risultato. Peccato che quella crescita “senza precedenti nella storia recente” non era esattamente quella presentata.

Così avevamo scritto, riprendendo i dati presentati:

“L’universo Verdicchio, gli scorsi 12 mesi, ha contribuito in maniera decisiva a trainare in luce verde (+5%) il dato complessivo sull’imbottigliato di Dop e Igp marchigiane, nonostante il difficile contesto socioeconomico. Nel 2020, l’imbottigliato dei Castelli di Jesi ha sfiorato i 190mila ettolitri tra Doc e Docg, 51mila in più rispetto al 2019. Bene anche il Matelica, che si è attestato a 19mila ettolitri contro i 16.500 dell’anno precedente”.

Solo che l’incremento esponenziale, segnalato da Valoritalia rispettivamente a +36,9% e +14,8%, non è mai esistito.

Una recente nota del 2 aprile segnala, infatti, un errore nei calcoli sull’imbottigliato 2020 dei vini marchigiani a opera dell’organismo di controllo. E così, lo scenario muta radicalmente. Con la crescita complessiva dell’universo Verdicchio che si conferma superiore al 5% (5,8 per la precisione), ma con le due tipologie a segnare performance ben diverse da quelle annunciate in precedenza.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi, secondo i dati corretti da Valoritalia, ha chiuso il 2020 a quota 146.957,65 ettolitri, a fronte di un valore 2019 di 136.834, per un complessivo +7,4%. Male, all’opposto, il Verdicchio di Matelica, che sprofonda con un -8,7%: dai 15.470 ettolitri del 2019 ai 14.119,71 del 2020.

In questi casi, ai propri lettori non resta che dire: “Tanto vi dovevamo, per chiarezza dell’informazione”.

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