Cantina San Michele Appiano: inizio 2021 all’insegna dell’ottimismo

I valori della cooperativa sociale, la notorietà del marchio sul mercato italiano e internazionale e il costante impegno a innovarsi: sono questi gli elementi alla base della stabilità di Cantina San Michele Appiano da sempre, ma soprattutto durante quello che è stato l’anno della pandemia. Anche davanti alla sfida lanciata dal Covid-19, l’azienda altoatesina è riuscita a contenere il calo di fatturato e dunque i danni economici derivanti dal crollo delle prenotazioni import ed export, in particolare durante il primo lockdown nel 2020. In che modo? Attaccandosi ben stretta ai valori che la definiscono. O come riassunto da Friedrich Wilhem Raiffeisen, grande riformatore sociale del XIX secolo e inventore del sistema della cooperativa, in una celebre frase: “Ciò che è precluso al singolo, può essere raggiunto da molti lavorando insieme”. 

La solidità della cooperazione

È un principio quello esplicitato da Raiffeisen da sempre ben chiaro a Cantina San Michele Appiano che, con 330 soci viticoltori su 385 ettari di superficie di coltivazione ed una produzione di oltre 2,5 milioni di bottiglie, ha scopo mutualistico: non è il capitale ad essere al centro dell’operato, bensì l’uomo, insieme al suo benessere economico e al sostegno reciproco dei soci. 

Hans Terzer (enologo e direttore), Klaus Pardatscher (presidente), Günther Neumair (amministratore delegato) di Cantina San Michele Appiano
Hans Terzer (enologo e direttore), Klaus Pardatscher (presidente), Günther Neumair (amministratore delegato) di Cantina San Michele Appiano

“Il lavoro di squadra è stato determinante, in azienda e fuori”, sottolinea Günther Neumair, amministratore delegato della realtà cooperativa altoatesina.

Durante il primo lockdown e per tutto questo anno di Covid-19, abbiamo sempre cercato il dialogo con i nostri agenti e distributori, italiani e nel mondo, tramite frequenti telefonate e meeting su piattaforme digitali”.

Cantina San Michele Appiano, nonostante il periodo difficile, non si è infatti mai fermata. Quello dell’Alto Adige, regione prevalentemente collegata all’andamento dei flussi turistici, si è rivelato il mercato tra quelli che più hanno sofferto della crisi, per via della chiusura della maggioranza delle attività economiche clienti delle tante realtà del vino. Tra cui figura anche San Michele Appiano, uno dei marchi simbolo del territorio altoatesino. Un brand che ha saputo conservare una relativa stabilità delle vendite in Italia e all’estero. Ma non si è trattato certo di un successo regalato.

La forza di un brand

I risultati conseguiti sono frutto di un duro lavoro. Un impegno, negli ultimi dieci anni, passato dall’investimento in attività di comunicazione e relazioni con i media che hanno consolidato il posizionamento di San Michele Appiano come brand che i consumatori ricordano tra i primi e a cui pensano immediatamente quando iniziano un processo d’acquisto.

Appius, uno dei simboli della produzione di Cantina San Michele Appiano
Appius, uno dei simboli della produzione di Cantina San Michele Appiano

“Non ci siamo mai fermati, restando sempre trasparenti con agenti e clienti”, riprende Günther Neumair.

“Questi ultimi, quando aperti, hanno preferito non sperimentare e sentirsi al sicuro acquistando la qualità garantita dal nostro marchio. Questo ultimo anno ci ha dato la possibilità di poter far uscire più tardi le nuove annate, per dare il tempo ai vini di maturare ulteriormente”.

Il successo dei vini della “Cantina d’Eccellenza” dell’Alto Adige, infatti, si basa proprio sulla ricerca costante della qualità. I prodotti sono ripartiti sul mercato con un 20% di vendita in Alto Adige, un 50% nel resto d’Italia ed un 30% in oltre 40 Paesi nel mondo: in particolare in Germania, negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna, mercato che ha sofferto di più negli ultimi 12 mesi. 

Cantina San Michele Appiano: un 2021 nel segno dell’innovazione

Ora, però, lo sguardo è ben fisso sul 2021, con San Michele Appiano che punta a raggiungere il fatturato del 2019. E per farlo, è ancora una volta sul principio di unità che scommette: dai collaboratori agli agenti. 

“Sono da 25 anni a San Michele Appiano e posso testimoniare che bisogna essere sempre pronti ad affrontare dure sfide”, chiosa Neumair. 

La Cantina ha 115 anni di età e ne ha superate di crisi. Siamo sempre riusciti ad uscire più forti di prima davanti alle difficoltà che ci si sono presentate davanti. Nei periodi migliori abbiamo sempre cercato di accantonare dei fondi da utilizzarsi in caso di futuri periodi più difficili”.

E l’impegno profuso dalla realtà cooperativa altoatesina negli ultimi mesi sotto questo punto di vista si è esplicitato in uno sforzo che ha posto al centro l’innovazione, portando la Cantina a creare il suo shop online, che si presenta come una vetrina ricca di proposte e con la disponibilità di tutta la gamma di vini di St. Michael-Eppan, comprensiva di annate storiche. Ma non solo. Sempre sul sito ufficiale, infatti, è stato introdotto il virtual tour per visitare la centenaria cantina, con o senza l’ausilio degli occhiali per la realtà aumentata.

Poi, anche la comunicazione tra il winemaker, l’agronomo e i conferitori si è snellita: grazie all’introduzione di App che informano sullo stato dei singoli vigneti e sulla qualità delle uve, facilitando i processi di valutazione e velocizzando lo scambio di informazioni dalla vigna alla cantina. Infine, anche nell’ultimo passaggio, quello che conduce alla commercializzazione dei vini, sono state adottate altre applicazioni per semplificare il lavoro degli agenti e per una migliore condivisione di dati, quali listini, schede tecniche e aggiornamenti, con la possibilità di inserimento autonomo degli ordini. Anche così, le nubi sembrano lasciate alle spalle e per Cantina San Michele Appiano l’orizzonte si va rischiarando.

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