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Ruffino 20>>21: la pandemia non scalfisce la visione di un domani sostenibile

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Un’interpretazione ben chiara del futuro. Per una visione che neanche le difficoltà affrontate nell’anno della pandemia hanno scalfito. All’opposto: la convinzione si è rinforzata, divenendo ancor più certezza della bontà delle scelte strategiche che oggi hanno assunto una loro prima forma definitiva, ma covate da tempo. Ruffino 20>>21, non è stato solo un momento dove tirare le somme di come la storica realtà fondata nel 1877 a Pontassieve, alle porte di Firenze, ha affrontato i mesi del Covid-19. Ma soprattutto è stato un viaggio nel domani di uno tra i simboli della storia del vino in Toscana.

“Vivere di Gusto”: il nuovo corso Ruffino

Quello in cui ci ha condotto l’amministratore delegato di Ruffino, Sandro Sartor, è stato un viaggio in quattro capitoli. A ogni tappa ha corrisposto una delle parole chiave che racchiudono oggi l’essenza di Ruffino: identità, sostenibilità, innovazione e futuro.

“L’identità di Ruffino affonda le sue radici nei vini rossi toscani”, ha esordito Sartor. “E in una produzione fatta per creare convivialità. La cifra di Ruffino, infatti, è celebrare lo stare insieme: così, nel concetto del ‘Vivere di Gusto’ ritroviamo l’essenza della nostra azienda e la nostra mission”.

Sandro Sartor, amministratore delegato di Ruffino
Sandro Sartor, amministratore delegato di Ruffino

Oggi Ruffino, però, non è più soltanto Toscana. Dei luoghi in cui è nata, l’azienda ha saputo mantere l’identità. Ma dopo l’acquisizione di due tenute in Veneto per la produzione di Prosecco, Ruffino ha saputo scrivere una nuova pagina nel mercato globale del vino. L’obiettivo è di catturare nuove tendenze per includere e creare relazioni, celebrando così il piacere dello stare insieme. Quel “Vivere di Gusto” di cui si diceva. E che rappresenta anche il claim del nuovo posizionamento di marchio firmato Ruffino, raccontato al consumatore attraverso nuove piattaforme di comunicazione online e offline.

Anche l’enoturismo, l’ospitalità legata all’esperienza di marchio rappresenta la sublimazione del Vivere di Gusto”, sottolinea Sandro Sartor. “È per noi una squisita sintesi di turismo rurale, culturale e gastronomico, che diversifichiamo in un ventaglio di esperienze, tutte estremamente coerenti col nostro Vivere di Gusto: tour & tasting, la locanda Le Tre Rane – Ruffino, l’enoteca Bottega del Vino, l’Agriresort Poggio Casciano con le sue colazioni e la meravigliosa piscina”. 

Proprio venire a Poggio Casciano significa capire veramente e beneficiare di quanto è sotteso nel sintagma Vivere di Gusto, ritrovare in questo particolare momento l’incanto dello stare insieme”.

Batte sempre più forte il cuore verde della realtà toscana

Al centro del domani di Ruffino, poi, una parola che assume tanti significati: sostenibilità. Sempre più, infatti, quella toscana punta a essere realtà di grandi dimensioni, ma costituita da diverse piccole aziende agricole che curano ogni minimo dettaglio come fanno gli artigiani, tutte unite da una visione comune sostenibile.

Ma alle parole devono seguire sempre i fatti. E quelli di Ruffino proprio questo sono: fatti. Allora, entro il 2025 l’azienda sarà certificata interamente sostenibile e tutte le tenute saranno a conduzione biologica, diventando così la più grande realtà vinicola toscana bio. Nell’attesa, già a fine 2021, più del 40% dei vigneti di proprietà di Ruffino sarà a conduzione biologica.

Entro il 2025, Ruffino sarà certificata interamente sostenibile e tutte le tenute saranno a conduzione biologica
Entro il 2025, Ruffino sarà certificata interamente sostenibile e tutte le tenute saranno a conduzione biologica

Ma sostenibilità non fa rima solo con biologico. Così, dal 2018 tutte le Tenute Ruffino hanno ottenuto la certificazione “Biodiversity Friends” dalla World Biodiversity Association: una certificazione che premia la capacità di aver ripristinato e mantenuto la biodiversità nelle tenute. 

E l’impegno di Ruffino verso la costante attenzione agli sprechi e all’impatto ambientale si concretizza anche nel riciclo di oltre il 75% dei rifiuti prodotti, di cui ne sono un esempio virtuoso la gestione delle acque con impianti di depurazione all’avanguardia e la fitodepurazione, che permette di trattare in modo naturale le acque di scarico delle cantine grazie all’uso delle piante palustri e del filtraggio naturale dell’acqua con sabbia e ghiaia, convogliando l’acqua purificata nelle operazioni di irrigazione e pulizia.

Sostenibilità va cercando Ruffino. Ma non soltanto in campo, con la coltura di precisione. Conduzione organica in vigna per favorire la biodiversità e una produzione sostenibile rientrano, infatti, nell’alveo del progetto “Ruffino Cares”. 

Ruffino per gli altri

“To care” è un verbo inglese la cui traduzione significa “prendersi cura, impegnarsi per qualcosa di positivo. E questo è ciò che fattivamente ha scelto di fare Ruffino nel corso degli ultimi anni con iniziative dedicate. Spiega Sartor:

“Ruffino Cares è un ampio progetto di responsabilità sociale, che in queste ore più che mai esprime il nostro sentimento, il nostro cuore battente e la nostra volontà di fare”. 

Sostenibilità è anche educazione al consumo responsabile di vino che si incarna nell’idea di educare a gustare il vino ancorandolo ai sistemi relazionali tipici di noi italiani: la convivialità e la condivisione. Bere attraverso il piacere di stare insieme, quindi, non per isolarsi negli eccessi”.

Fra i pilastri di Ruffino Cares, l’impegno verso gli altri. Una scelta che passa dal sostegno alle eccellenze del territorio nell’ambito dell’assistenza e del volontariato, come Dynamo Camp e l’associazione MiaDi. Mentre attraverso Diversity & Inclusion lo sguardo si posa all’interno dell’azienda, nella costruzione di un clima aperto e inclusivo. 

“Ruffino Cares è un progetto a lungo termine, ambizioso, che ha l’aspirazione di rappresentare quello che l’azienda desidera far vivere nella sua essenza di marchio: la bellezza buona e sociale. Il tutto è certificato in un Bilancio di Sostenibilità che presentiamo di anno in anno”.

Innovazione in bianco, rosso e rosé

Essere sostenibili, ma anche innovare. Questo il traguardo che persegue la storica azienda toscana. E l’innovazione diviene possibile tanto più sono chiare, definite e rispettate le proprie radici. Solo in questo modo sarà possibile, infatti, dar vita alla tradizione di domani. E proprio questo è lo spirito con cui Ruffino ha lanciato, un anno fa, il progetto Aqua di Venus Toscana Igt, rosato omaggio all’arte e alla femminilità. Un’innovazione molto particolare, che ora si arricchisce di un’espressione in bianco che racconta una nuova anima della costa maremmana, dagli aromi intensi e con un carattere deciso e seducente.

Altra importante novità 2021, nonché etichetta nata dall’esperienza maturata nelle tenute venete dei Poderi Ducali, è il Prosecco Rosé Doc: uno spumante metodo Martinotti prodotto da uve Glera e Pinot Nero, caratterizzato da un perlage fine, aromi fruttati, immediatezza e piacevolezza.

Ma a breve sono state annunciate novità anche in rosso. Con l’azienda indirizzata sulla via della valorizzazione dei vini di fascia più alta, espressione della storia di Ruffino e del territorio toscano, attraverso la definizione di una famiglia che li racchiuda.

I conti 2020: il fatturato fa un passo indietro, gli investimenti no

Infine, ma non meno importanti: i conti. L’ultima riga del bilancio, ma anche la più decisiva per il futuro di ogni azienda. E Ruffino guarda con ottimismo al domani, conscia che s’intersecheranno opportunità e sfide. 

L’azienda fiorentina, dal 2011 di proprietà di Constellation Brands, ha chiuso il suo bilancio fiscale 2020 a 106 milioni di euro circa, registrando una contrazione di circa il 20% nel fatturato rispetto ai 12 mesi precedenti. Ma si parla di una riduzione dei profitti e non degli investimenti. Già, perché la scelta di Ruffino è stata chiara, nonostante lo scenario non semplice.

Una contrazione del 20% del fatturato per Ruffino nel 2020. Ma l'azienda non ha smesso d'investire, come dimostrano anche lanci come il nuovo Prosecco Rosé
Una contrazione del 20% del fatturato per Ruffino nel 2020. Ma l’azienda non ha smesso d’investire, come dimostrano anche lanci come il nuovo Prosecco Rosé

Così, la realtà toscana ha investito nell’ultimo anno 7 milioni di euro tra tecnologia (a partire dall’incremento della capacità produttiva de La Duchessa, la tenuta in Veneto) e vigneti, credendo profondamente in quella che sarà la ripresa. E nonostante in Italia, negli ultimi 12 mesi, Ruffino abbia perso il 50% del proprio volume d’affari, vedendo scendere la quota nazionale del proprio business al 5% del totale, a fronte di una media, che mira di recuperare al più presto, stabilmente attorno al 10%.

La causa, è quasi scontato dirlo, è imputabile soprattutto alla forte contrazione del canale Horeca. E se la normalità risulta al momento tutt’altro che vicina, non è retorica affermare come la pandemia abbia creato anche delle opportunità per l’azienda toscana. 

“La scorsa estate è stata positiva: quindi guardiamo ai prossimi mesi con fiducia”, ha concluso Sandro Sartor. Evidenziando anche come, a fronte della voglia di tutti per un ritorno alla normalità, ancora più partecipata e vissuta, il canale Horeca possa tornare a rivestire il ruolo che aveva prima, e forse ancor di più.

Ci saranno nuove forme di socialità, che premieranno ancor di più l’enoturismo, i piccoli gruppi rispetto alle grandi aggregazioni, le visite alle nostre tenute, che offrono naturalmente scenari belli e in sicurezza”.

E così lo sguardo al domani gettato già da ieri da parte di Ruffino sarà ancora più decisivo per forgiarne il futuro sostenibile.

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