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WineCouture Meets Luciano e Giancarlo Begnoni

Focus Amarone 2021: Santa Sofia, la “strategia dell’eccellenza” non passa mai di moda

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Un percorso all’insegna dell’innovazione e della qualità, iniziato oltre 50 anni fa. Santa Sofia oggi è un simbolo della Valpolicella e di uno stile d’Amarone senza tempo. A tu per tu con i titolari Luciano e Giancarlo Begnoni.

In Valpolicella, Santa Sofia è innanzitutto sinonimo di due secoli di produzione di grandi vini simbolo della tradizione locale. Ma racconta anche di una storica villa Palladiana, nonché di un’azienda condotta da più di 50 anni dalla famiglia Begnoni. Nel 1967, Giancarlo, che ancora oggi guida Santa Sofia insieme al figlio Luciano, rileva dalla contessa Rizzardi una realtà già nota per l’ottimo Recioto. Da enologo attento e sensibile alla qualità dei vini, testardo e con una visione chiara, inizia il percorso d’innovazione che lui stesso definisce la “strategia dell’eccellenza”. Siamo all’inizio degli anni ‘70, in Valpolicella Giancarlo ha il coraggio e la lungimiranza di promuovere importanti investimenti per innovare sia in vigna sia in cantina. Ed è così che prende il via una storia fatta di scelte virtuose che hanno condotto Santa Sofia a imporsi come un punto fermo quando si parla di Amarone. E proprio di cosa rappresenti il re dei rossi veronesi per la realtà di Pedemonte abbiamo discusso con Giancarlo e Luciano Begnoni.

La villa Palladiana dove ha sede Santa Sofia, realtà acquisita nel 1967 da Giancarlo Begnoni dalla contessa Rizzardi
La villa Palladiana dove ha sede Santa Sofia, realtà acquisita nel 1967 da Giancarlo Begnoni dalla contessa Rizzardi

Come si segmenta la vostra proposta e qual è l’etichetta simbolo in tema Amarone?

In Santa Sofia produciamo principalmente vini di fascia premium della Doc Valpolicella, dal Superiore al Ripasso passando ovviamente per l’Amarone, e marginalmente alcune produzioni di altre Denominazioni veronesi. Nel 2020 siamo usciti proprio con il nuovo Amarone Riserva 2012, ma la referenza per noi più iconica rimane l’Amarone della Valpolicella Classico, che oggi presentiamo nell’annata 2015, a cui si è sempre affiancato il nostro cru più importante: Gioè, l’Amarone che nasce da una porzione di vigneto sulla collina Montegradella.

Come descrivereste lo stile Santa Sofia quando si parla di Amarone?

Il nostro è uno stile austero, coerente, contemporaneo. Dal punto di vista stilistico non abbiamo mai ceduto alle mode, semmai i tempi ci hanno portato ad avere maggiore cura del vigneto, più attenzione alla sostenibilità. E a dimostrazione di questo, proprio il nuovo vigneto in Valpantena sarà certificato biologico. Riassumendo in breve il nostro stile: favoriamo sempre l’eleganza rispetto alla potenza e cerchiamo di produrre un Amarone da bere, gastronomico, che accompagna bene anche una convivialità informale. Non vogliamo un Amarone che si faccia troppo attendere al momento dell’apertura, ma che comunque possa affinare in cantina ancora per qualche tempo.

"Favoriamo sempre l’eleganza rispetto alla potenza e cerchiamo di produrre un Amarone da bere, gastronomico, che accompagna bene anche una convivialità informale" (Giancarlo e Luciano Begnoni)
“Favoriamo sempre l’eleganza rispetto alla potenza e cerchiamo di produrre un Amarone da bere, gastronomico, che accompagna bene anche una convivialità informale” (Giancarlo e Luciano Begnoni)

Che riscontro avete ricevuto da critica e mercato con le ultime due acclamate annate 2015 e 2016?

Il 2015 è andato in finale nella guida del Gambero Rosso e il mercato ha apprezzato molto l’annata 2016 per quanto riguarda il Valpolicella Superiore. Per quel che riguarda l’Amarone 2016, lo imbottigliamo quest’anno, perché da sempre usciamo un po’ dopo rispetto alla media del mercato. Compiamo infatti una scelta, quella di esordire dopo cinque anni dalla vendemmia: crediamo infatti molto nell’affinamento in bottiglia e cerchiamo di aspettare che il vino sia pronto per essere apprezzato.

Quale è la vostra annata in uscita nel 2021 e quale il primo giudizio del produttore in merito?

Vendemmia 2016 per l’Amarone Classico. Mentre per il cru Gioè il millesimo è il 2011 e per la Riserva l’annata è la 2012. Tra i tanti giudizi positivi che potremmo citare ce n’è uno che abbiamo ricevuto all’Anteprima Amarone 2016 dell’anno scorso e per noi particolarmente entusiasmante. Recitava così: “Integrità del frutto, maturo ma ancora croccante e vitale. Il sorso è pieno e succoso, perfetto per chi cerca giocosità e immediatezza nel Re della Valpolicella”.

Scopri tutti i segreti delle nuove annate dalla viva voce dei produttori nelle interviste del Focus Amarone 2021 di WineCouture.

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