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12 vini per riscoprire il volto bianco di Romagna

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È un’estate da vivere riscoprendo la bellezza “dietro casa”, questa post pandemia. Da vivere e assaporare con un calice in mano, come aperitivo o a tutto pasto, fermo o frizzante, lasciandosi cullare dalla brezza del mare, o della collina oppure per una pausa di relax seduti ai tavolini spuntati come funghi in ogni via o piazza della città d’arte. È un’estate in cui andare a scoprire (o riscoprire) non solo le meraviglie storiche e naturalistiche, ma soprattutto i vini: a iniziare da quelli intimamente legati agli angoli troppo spesso dimenticati tra quelli più vocati d’Italia. Proprio come nel caso della Romagna.

12 cantine per 12 espressioni della Romagna più autentica

Quale modo migliore di degustare la Romagna se non immergendosi nei suoi vini a bacca bianca, che hanno trovato nel Club dei Bianchi in Romagna il giusto modo per essere valorizzati e riconosciuti anche oltre i confini regionali. 

Sono infatti 12 le cantine del Club in rappresentanza dell’intero panorama enologico romagnolo. E 12 sono anche i vini proposti per l’estate, uno per cantina, per assaporare il territorio in maniera diversa, attraverso un percorso che dall’imolese arriva sino a Rimini. 

Un viaggio entusiasmante, per chi vi si incamminerà, che prende il via dalla parte alta della Romagna enologica, l’imolese, con due “inusuali” proposte di Albana Metodo Classico, quasi una rarità per il vitigno autoctono per eccellenza del territorio: da una parte, Branchini con il suo 1858, bollicina piacevole e armoniosa, dall’altra Fattoria Monticino Rosso, che propone il finissimo perlage del Blanc de Blanc Pas Dosè

Rimanendo nell’imolese e parlando sempre di bollicine, Tenuta Merlotta candida Prèdio, la gran Cuvèe Brut, incontro “classico” di Pinot Nero e Chardonnay, mentre Tenute d’Italia presenta la freschezza del Pignoletto con il Santerno. E poi il cammino riprende, ma tornando all’andamento lento dei vini fermi.

Nel territorio di Brisighella è un altro autoctono per eccellenza della Romagna a lasciare il segno: il Trebbiano. Se Fondo San Giuseppe lo valorizza con il Tèra Docg Colli di Faenza, da uve di due piccoli vigneti in collina, Ballardini risalta la spensieratezza del vitigno con Le Case Romagna Dop

Restando in collina, a Castelbolognese, Tenuta Masselina grazie alla sua eclettica Romagna Albana Docg declinata in versione secca ben si adatta a tante tipologie di piatti. Con il tour ravennate che si chiude da Randi, a Fusignano, con il Ramba Ravenna bianco Igt ottenuto da uve Famoso.

Ma attenzione, c’è tanto di più ancora: per chi è alla ricerca di particolarità, ecco Tenuta Uccellina, a Russi, proporre Biribèsch, vino bianco frizzante ancestrale da un antico vitigno locale conosciuto con il nome dialettale di Cavecia. 

Il nostro percorso prosegue poi nel segno della più pura tradizione contadina. Prima sulle colline di Bertinoro, da Celli, con il suo Campi di Fratta Romagna Doc, un Pagadebit che nasce da uve tenaci come chi da sempre le coltiva. Nel cesenate, poi, Zavalloni propone l’Albana secco Docg Romagna, con il suo bouquet di sentori floreali. Infine, sempre in collina, ma nel riminese, la splendida Tenuta Saiano raccontata da L’Animo, la Rebola dei Colli di Rimini Doc espressione delle altitudini influenzate dal mare. 

Un viaggio da Imola a Rimini per riscoprire il volto meno noto del vino di Romagna, immergendosi nelle sue produzioni a bacca bianca
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WineCouture, anno tre, numero 7/8: Bollicine audaci

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