Asolo Rosé: i favorevoli e i contrari, parola alle aziende

Asolo Rosé sì o Asolo Rosé no? Negli ultimi giorni si è aperto il dibattito sulla nuova tipologia cui ha dato parere favorevole una votazione effettuata nel corso dell’assemblea consortile della Docg veneta del 30 giugno scorso. Un sì condizionato, tuttavia, da un pesante asterisco. In quanto è frutto non di una reale approvazione da parte della maggioranza dei produttori del Prosecco Superiore delle colline asolane, ma di un voto ponderato dove il numero delle bottiglie delibera il peso del singolo parere all’interno della consultazione. Si è dunque così creato un “cortocircuito”, per cui circa i due terzi dei soci partecipanti ha respinto la modifica avanzata, ma la decisione assunta è risultata positiva a fronte dei numeri portati in dote da chi si è schierato sul fronte del sì. Se ora l’iter proseguirà o meno nel suo incedere, non è dato ancora sapere. Ma laddove si pone un quesito, si presuppone che ci sia un interesse a procedere in quella direzione. Da Conegliano Valdobbiadene, la neoeletta numero uno dell’altra Docg del Prosecco ha subito chiarito che quello della nascita di un Prosecco Superiore Rosé a quelle latitudini non è argomento all’ordine del giorno. Ad Asolo, invece, tra i protagonisti della Denominazione c’è chi si schiera per il sì e chi sul fronte del no.

Abbiamo raccolto i pareri di quattro figure di primo piano sul territorio, nonché tutti già produttori di Prosecco Doc Rosé, come Giancarlo Moretti Polegato, presidente di Villa Sandi, Alberto Serena, Ceo di Montelvini, Ermenegildo Giusti, imprenditore italo canadese alla guida di Giusti Wine, e Filippo Polegato, sales manager e componente della famiglia proprietaria di Astoria Wines.

Villa Sandi dice sì, Giancarlo Moretti Polegato: “Opportunità per far conoscere e crescere Asolo nel mondo”

Giancarlo Moretti Polegato, presidente di Villa Sandi, è stato fin dal lancio del progetto un convinto sostenitore della versione in rosa all’interno del Consorzio del Prosecco Doc. Lo abbiamo raccontato e, a più riprese, lui stesso ha ribadito la bontà di questa innovazione, che sta effettivamente registrando uno straordinario successo a livello internazionale. 

“Gli ottimi riscontri ottenuti in tutto il mondo dal Prosecco Doc Rosé dimostra che il mercato lo attendeva ed era pronto ad apprezzarne le caratteristiche”, esordisce nella sua analisi Moretti Polegato. 

Ha sicuramente valorizzato Il Prosecco Doc: è infatti un prodotto che richiede maggiori costi di produzione e viene di fatto recepito dal consumatore come una referenza di valore maggiore e per la quale è disposto a spendere un po’ di più rispetto alla classica versione in bianco”.

Anche per questo, il numero uno di Villa Sandi si schiera senza esitazioni a favore di un’introduzione della versione in rosa anche nell’universo del Prosecco Superiore di Asolo:

“Ci aspettiamo che la medesima dinamica di valorizzazione delle produzioni registrata nel Prosecco Doc sia replicata con l’Asolo Rosé. Inoltre, questa novità rappresenterebbe un’importante opportunità per far conoscere e crescere la Denominazione Asolo all’estero”. 

Ed è proprio su questo fronte che insiste Moretti Polegato: la nascita dell’Asolo Rosé trova il suo senso e la sua essenza più profonda in quanto strumento che darebbe valore aggiunto alla Docg a livello internazionale.

Favorevole all'Asolo Rosé, Giancarlo Moretti Polegato di Villa Sandi la reputa una “opportunità per far conoscere e crescere Asolo nel mondo”
Favorevole alla nascita del Rosé, Giancarlo Moretti Polegato di Villa Sandi la reputa una “opportunità per far conoscere e crescere Asolo nel mondo”

È no per Montelvini, Alberto Serena: “Una novità che troppo si avvicina a qualcosa che già esiste”

Di parere diametralmente opposto un’altra realtà simbolo di Asolo e del Prosecco Superiore che nasce su queste colline: Montelvini.

Alberto Serena, Ceo dell’azienda si schiera con fermezza per il no all’introduzione dell’Asolo Rosé:

“Sono assolutamente contrario, perché trovo non abbia alcun senso logico. La versione Rosé non è innanzitutto qualcosa che appartiene alla tradizione delle nostre colline. Ma soprattutto crea più problematiche, a mio avviso, che opportunità”.

L’analisi introduce il tema dell’approvvigionamento del Pinot Nero necessario alla produzione:

“Al momento, non esistono neppure i vigneti di Pinot Nero per andare in produzione con la nuova tipologia. L’idea dell’Asolo Rosé nasce evidentemente da un’esigenza commerciale più che da un confronto interno al territorio. E questa incongruenza, per cui i due terzi dei produttori in assemblea si sono schierati contro ma la decisione assunta è risultata di segno opposto, ha fatto emergere un malumore che covava da tempo all’interno del Consorzio e che deriva da un sistema di rappresentatività in cui un numero limitato di attori che producono la gran parte del prodotto Asolo nelle votazioni sono in grado di determinare qualsiasi esito, indipendentemente da eventuali diverse maggioranze. Questo, tra l’altro, è un problema che si verifica non solo nell’Asolo Montello, ma in molti altri consorzi di tutela”.

Ma sulla versione in rosa del Prosecco Superiore di Asolo cosa non torna ad Alberto Serena?

“A mio avviso non è un’iniziativa che muove in direzione di una valorizzazione del territorio, ma piuttosto di una novità che troppo si avvicina a qualcosa che già esiste. E non nascondiamo che anche noi produciamo con grande soddisfazione di risultati e riscontri il Prosecco Doc Rosé, che è realizzato però in un contesto dai più ampi orizzonti ed è così sostenibile anche lato produttivo. A differenza di quanto accadrebbe ad Asolo”.

Attualmente gli impianti sono bloccati, ma questa modifica del disciplinare per introdurre l’Asolo Rosé presupporrebbe la necessità di porre a dimora nuove viti. Sono stati addirittura mostrati dati per raggiungere una produzione di 4 milioni di bottiglie per la tipologia, ma non si capisce sulla base di quale studio o ragionamento”.

Non è dunque il classico pour parler quello che ha preso il via con la votazione in assemblea, ma ci sono numeri concreti e un parere favorevole che indica di una volontà nel proseguire con l’iter”.

La nostra Denominazione, però, sta andando bene sotto il profilo commerciale ed è in crescita: a mio avviso, occorrerebbe dunque concentrarsi sull’aggiungere valore a quel che già c’è e sta ottenendo riscontri positivi, piuttosto che dare vita a qualcosa che rischia, in ultima analisi, di creare più che altro problemi. Per non parlare della confusione che si genererebbe con l’identificazione di Asolo come la Docg che produce Prosecco Rosé inseguendo quanto già fatto dalla Doc: non certo un plus sotto il profilo dell’immagine”.

“E sotto questo punto di vista, occorre decidere che orizzonte assumere anche in prospettiva futura: che identità si vuole comunicare del territorio”.

Alberto Serena, Ceo di Montelvini, che guida insieme alla sorella Sarah e al padre Armando, si schiera con fermezza per il no all’introduzione dell’Asolo Rosé
Alberto Serena, Ceo di Montelvini, che guida insieme alla sorella Sarah e al padre Armando, si schiera con fermezza per il no all’introduzione dell’Asolo Rosé

Anche Giusti Wine contraria, Ermenegildo Giusti: “Decisioni vanno studiate nel lungo termine e non nel breve”

È un sentimento diffuso tra i produttori asolani, questo disagio nei confronti di una versione in rosa approvata ma senza che ci fosse reale corrispondenza tra la voce del territorio e la decisione finale assunta dall’assemblea consortile.

A ribadirlo anche Ermenegildo Giusti, imprenditore italo canadese alla guida di Giusti Wine e anch’egli contrario al nuovo progetto:

“Disapprovo la scelta di introdurre un Asolo Prosecco Rosé e sono deluso di vedere come, con 29 pareri contrari e solo 16 a favore, si sia proceduto ugualmente, tradendo i principi della democrazia”. 

“Sono contrario perché queste decisioni vanno studiate e valutate nel lungo termine e non nel breve, perché ogni azione ha delle conseguenze”.

Secondo il titolare di una delle principali cantine dell’Asolo Prosecco Superiore Docg, la novità non va nella direzione della promozione di un territorio come quello di Asolo e del Montello, ma, al contrario, vuole approfittare del piccolo boom di mercato generato dall’introduzione del Prosecco Doc Rosé. Per un’iniziativa che, ad avviso di Giusti, non porterà a un aumento di valore del prodotto ma solo al rischio di introdurre sul mercato bottiglie che saranno vendute a poco prezzo.

“Credo che le due Docg, quella di Asolo e quella di Conegliano Valdobbiadene, dovrebbero avere una voce unica”, prosegue il numero uno di Giusti Wine. 

“Mi complimento con Elvira Bortolomiol, neo eletta, per aver detto con coraggio no a questa proposta e sono molto dispiaciuto che il nostro presidente Ugo Zamperoni non abbia fatto altrettanto”.

Con il produttore italo canadese che conclude:

Il Prosecco Doc Rosè è una bella opportunità offerta dalla Doc, che ha numeri importanti, e noi stessi l’abbiamo colta con entusiasmo”. 

“La Docg però deve essere l’essenza del nostro territorio collinare straordinario, piccolo e prezioso. Il valore lo possiamo dare solo mantenendo alta l’immagine dell’Asolo Prosecco Superiore Docg e lavorando per aumentare il valore di ogni bottiglia”. 

“In tutta la mia vita ho promosso nel mondo l’eccellenza dell’Italia e dei suoi straordinari prodotti, credo che il Prosecco Superiore Docg sia a tutti gli effetti uno di questi e come tale vada valorizzato uscendo dalla logica dei prezzi”.

Contrario alla decisione presa dal Consorzio sull'Asolo Rosè anche l'imprenditore italo canadese Ermenegildo Giusti
Contrario alla decisione presa dal Consorzio sull’Asolo Rosè anche l’imprenditore italo canadese Ermenegildo Giusti

Astoria Wines favorevole, Filippo Polegato: “Diversificazione interessante per gli operatori”

Si schiera nel fronte del sì all’Asolo Rosé Astoria Wines. Con la realtà di Crocetta del Montello che individua una buona opportunità nella nascita della nuova tipologia anche in considerazione del successo ottenuto dal Prosecco Doc Rosé al suo debutto.

Filippo Polegato, sales manager e componente della famiglia proprietaria di Astoria Wines, sottolinea:

Noi siamo favorevoli all’introduzione dell’Asolo Prosecco Rosé Docg, anche sulla base della positiva esperienza del Prosecco Doc Rosé, che è piaciuto molto al mercato senza però cannibalizzare il Prosecco tradizionale”. 

“Credo che l’Asolo Rosé possa rappresentare un’opportunità di diversificazione interessante per gli operatori del settore che vogliano cimentarsi con un nuovo vino”.

E rispetto alle possibili difficoltà di approvvigionamento delle uve Pinot Nero per procedere alla creazione della bollicina in rosa, Polegato rilancia:

“Sul territorio c’è sia la materia prima di qualità che le competenze spumantistiche per creare degli ottimi vini, guardiamola come una possibilità, non un obbligo”. 

“Senza dimenticare poi un aspetto che va ben oltre l’orizzonte limitato delle vendite: i vini rosé hanno da tempo un vasto apprezzamento a livello internazionale, un Asolo Rosé può raggiungere nuovi consumatori e incrementare il turismo enogastronomico sul territorio. Un circolo virtuoso che è uno degli obiettivi principali anche dei consorzi di promozione”.

"Un’opportunità di diversificazione interessante per gli operatori del settore", così vede la novità in rosa ad Asolo Filippo Polegato di Astoria Wines
“Un’opportunità di diversificazione interessante per gli operatori del settore”: così vede la novità in rosa ad Asolo Filippo Polegato di Astoria Wines

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