Ca’ di Rajo assolta per il caso delle bottiglie specchiate

Inconfondibili e uniche nel loro genere: nessun dubbio a riguardo. Copiate con intenti illeciti: no. Dopo la prima pronuncia della Corte d’Appello di Venezia, si risolve con l’assoluzione del legale rappresentate della Ca’ di Rajo, Bortolo Cecchetto, perché il fatto non sussiste, e la dichiarazione di insussistenza di addebiti in capo all’azienda da lui guidata, la querelle giudiziaria che ha visto contrapposte per diverso tempo in un processo penale innanzi al Tribunale di Treviso la cantina di San Polo di Piave e Bottega. Al centro della diatriba la “confondibilità” delle bottiglie oro e rosa specchiate presentate al mercato dalla prima in un raffronto con la “storica” proposta dell’azienda di Bibano di Godega. In definitiva, se da una parte si ribadiscono i tratti distintivi delle etichette Bottega Gold e Rosé Gold, dall’altra si conferma che da parte della Ca’ di Rajo non vi è stato alcun intento contraffatorio.

A Ca' di Rajo erano contestati i reati di contraffazione dei marchi di proprietà di Sandro Bottega relativi alle bottiglie color oro e rosa e la vendita di prodotti con segni mendaci in riferimento alle bottiglie di Bottega color argento
A Ca’ di Rajo erano contestati i reati di contraffazione dei marchi di proprietà di Sandro Bottega relativi alle bottiglie color oro e rosa e la vendita di prodotti con segni mendaci in riferimento alle bottiglie di Bottega color argento

Ca’ di Rajo vs. Bottega: si conclude la querelle tra le aziende trevigiane

La decisione finale sulla diatriba che contrapponeva Bottega e Ca’ di Rajo è stata presa dal giudice Umberto Donà nella serata di giovedì 22 luglio.

A Bortolo Cecchetto erano contestati i reati di contraffazione dei marchi di proprietà di Sandro Bottega relativi alle bottiglie color oro e rosa e la vendita di prodotti con segni mendaci in riferimento alle bottiglie di Bottega color argento. 

La lunga battaglia legale tra le due aziende trevigiane di vino si è dunque chiusa con l’assoluzione del titolare di Ca’ di Rajo.  

“Il motto della nostra famiglia è sempre: Male non fare, paura non avere. Ringraziamo i nostri legali, l’avvocato Paola Turri e l’avvocato Maurizio Borghese, che in questi anni ci hanno accompagnato con professionalità e competenza”, commenta Simone Cecchetto, titolare di Ca’ di Rajo insieme alla famiglia. 

La nostra famiglia sta soffrendo pesantemente questa situazione che era ed è molto distante dalla nostra etica e dal nostro modo di agire. Abbiamo sempre avuto massima fiducia nella giustizia e ci siamo astenuti da ogni dichiarazione pubblica per far sì che questa potesse fare il suo corso nelle sedi opportune”. 

“L’innovazione e la creatività contraddistinguono da sempre i nostri progetti e lo dimostra tutto ciò che facciamo ogni giorno all’interno della nostra azienda e nel mondo”. 

La nostra è una realtà giovane che crede nei giovani e che ha legato il suo nome alla salvaguardia della Bellussera e degli autoctoni nella piena valorizzazione del nostro territorio. Siamo contenti del risultato conseguito che ci permette di tornare a occuparci esclusivamente di ciò che ci sta a cuore: ovvero la produzione e la promozione dei vini della nostra terra”. 

Simone Cecchetto, titolare di Ca’ di Rajo insieme alla famiglia
Simone Cecchetto, titolare di Ca’ di Rajo insieme alla famiglia

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