WineCouture meets Miss Vicky Wine: “Vi spiego la rivoluzione francese del mio vino in lattina”

Laddove si parli di vino in lattina è interessante volgere lo sguardo a Oltralpe. Dove fondamentale è prendere conoscenza del paradigmatico caso di Anne-Victoire Monrozier, meglio nota online come Miss Vicky Wine. Cofondatrice della community Vinocamp, è produttrice nella prestigiosa zona del Beaujolais, insieme al padre, al Château des Moriers. E proprio durante l’anno della pandemia Anne-Victoire Monrozier ha lanciato con successo Ô Joie, un Fleurie Aoc proposto in lattina che ha subito conquistato tanti appassionati. Ci siamo fatti raccontare da lei questa vera e propria “rivoluzione francese”. Ma soprattutto quali sono pregi e complicazioni per un produttore nel proporre il vino in lattina. Fino agli orizzonti di un formato che a livello internazionale sta prendendo sempre più piede data la sua praticità.

Il Château des Moriers, nel Beaujolais, dove nasce il vino in lattina di Miss Vicky Wine
Il Château des Moriers, nel Beaujolais, dove nasce il vino in lattina di Miss Vicky Wine

Come è avvenuto il “primo incontro” con il vino in lattina?

Grazie all’esperienza di Vinocamp ho sempre avuto la fortuna di rimanere in contatto con quanto di più innovativo ci fosse nel mondo del vino. Questo è quanto accaduto anche per il vino in lattina. 

E cosa ti ha colpito di questo particolare formato?

Assaggiandolo, mi sono resa conto che cambiava completamente l’esperienza di fruizione. Ho cominciato a ragionare sugli orizzonti e le possibilità di consumo, soprattutto tra i giovani. E mi sono resa conto dell’eccitazione che creava in me provare qualcosa di così diverso.

Mi sono innanzitutto focalizzata sull’assoluta praticità del vino in lattina. E del carico incredibile di stimoli che mi suscitava in termini di esperienza.

A mio avviso, questi due aspetti sono assolutamente decisivi quando parliamo di vino. E così, ho avuto voglia di andare ancor più in profondità sul tema. A quel punto, oltre agli stimoli che suscitava in me e alla sua praticità, mi sono resa conto che il vino in lattina rappresenta qualcosa con una reale utilità nel quotidiano. L’idea di provare a farlo anche io è stata una diretta conseguenza.

Come ti sei mossa per dare vita a Ô Joie, il tuo Beaujolais in lattina?

Ho semplicemente mosso i primi passi nella direzione che avevo deciso d’intraprendere, informandomi, raccogliendo dati e andando anche a organizzare un evento sul vino in lattina. 

Poi mi sono detta che il momento era quello giusto per prendersi un “rischio” e lanciare una proposta di questo tipo. Quello del vino in lattina è stato un progetto nato anche per uscire dalla monotonia di un quotidiano in un frangente difficile, quello della pandemia, in cui ci era impedito d’incontrare fisicamente le persone. E per me vincere la sfida del Covid-19 è stato proprio questo: dare vita a qualcosa d’innovativo. Sono dunque partita da uno shop online, cui ha fatto seguito il lancio di Ô Joie, il mio vino in lattina.

Ma non hai temuto che la scelta della lattina venisse poi vista con sospetto?

È stato di certo una bella scommessa quella del vino in lattina. E non c’è dubbio che si tratti di una scelta rischiosa: soprattutto da proporre in paesi “tradizionalisti” quando si parla di vino, come è la Francia, ma come può anche essere l’Italia. 

Ho optato per un rischio “calcolato”, producendo 4mila lattine, che sono riuscita a vendere. E a giugno abbiamo riassortito lo stock con 2mila pezzi.

Sono state prodotte 4mila lattine per il lancio di Ô Joie, un Fleurie Aoc
Sono state prodotte 4mila lattine per il lancio di Ô Joie, un Fleurie Aoc

E il pubblico come ha accolto la novità?

Al debutto, per contenere l’esposizione, ho dato vita a una campagna di crowfunding che mi ha permesso un primo test immediato. E sono state oltre 80 le persone ad aver aderito all’iniziativa, sostenendo il progetto.

Una scommessa vinta, dunque, quella del vino in lattina per Miss Vicky Wine?

La scommessa non è ancora vinta in maniera definitiva, però le prospettive per ampliare gli orizzonti ci sono.

Posso dire di essere soddisfatta di questo primo passo, perché ha innanzitutto schiarito ogni nube e dubbio attorno a uno degli elementi più “stressanti” in un progetto di questo genere: comprendere se le persone avrebbero o meno amato il vino che gli proponevo. Perché quella è la prima e fondamentale regola da tenere sempre bene a mente: se il vino non è buono, non avrà mai successo.

Nel mio caso, ci sono stati diversi acquirenti che, a più riprese, hanno riacquistato il vino in lattina, a dimostrazione di come ci siano locali in cui questo genere di offerta funziona e può trovare la sua dimensione.

Questo è valso tanto in Francia quanto all’estero?

La pandemia ha creato ovviamente non pochi problemi per quel che riguarda le spedizioni all’estero: dunque, i test effettuati sui mercati di Regno Unito, Danimarca e Stati Uniti non posso ancora affermare che siano da considerarsi completati e validati. Ma nondimeno i segnali sono incoraggianti.

Anne-Victoire Monrozier, meglio nota online come Miss Vicky Wine, è cofondatrice della community Vinocamp, nonché produttrice nella prestigiosa zona del Beaujolais, insieme al padre, al Château des Moriers
Anne-Victoire Monrozier, meglio nota online come Miss Vicky Wine, è cofondatrice della community Vinocamp, nonché produttrice nella prestigiosa zona del Beaujolais, insieme al padre, al Château des Moriers

Come hai vissuto da produttrice l’avventura di mettere il tuo vino in lattina?

Devo ammettere che mettere il vino in lattina, in realtà, è molto complicato: non tutte le diverse tipologie, infatti, si adattano. Ci sono un gran numero di fattori che vanno controllati: dal livello di acidità ai solfiti, e tanti altri parametri ancora. 

Ma non solo: c’è un’infinità di norme da dover essere sicuri di rispettare al 100%. Perché se tutti i parametri chimici non risultano esattamente come dovrebbero essere, il vino in lattina non ci può andare. Finirebbe, infatti, per rovinarsi a contatto con il rivestimento in alluminio. E questo rende la scelta di utilizzare la lattina quantomeno complicata. 

E se qualcosa non dovesse quadrare sotto il profilo dei parametri tecnici?

Laddove non siano scrupolosamente rispettati tutti i parametri chimici nel vino destinato a essere messo in lattina, occorre ricominciare da capo con un nuovo assemblaggio.

Perché i casi sono due con questo formato: o si adatta il vino alla lattina, o si adatta la lattina al vino.

Qual è il tuo giudizio sul rinnovato interesse nei confronti del vino in lattina?

C’è un interesse crescente sul vino in lattino e non è la prima volta che succede, ma credo che quella attuale sia un’ottima occasione, perché stiamo vivendo un periodo di profondi cambiamenti. 

Quel che, però, mi fa dire che sia molto più di una moda, sta in quanto spiegavo prima: il vino in lattina ha una vera utilità. È infatti una soluzione leggera, non occupa grande spazio, non domanda la necessità di avere a portata di mano un cavatappi. E poi trova facile collocazione in frigorifero. 

Sotto questo punto di vista, penso a quante tipologie di business potrebbero beneficiarne: dagli hotel, per cui rappresenterebbe la soluzione ideale quando parliamo di minibar, a quei ristoranti, a partire da quelli che fanno take away, passando per chi propone cucine particolari, come il cibo cinese o thai, ma anche alle pizzerie, che non hanno l’abitudine di avere una carta vini particolarmente strutturata.

La praticità del formato del vino in lattina, a mio avviso rappresenta il punto di non ritorno sul lato innovativo.

Punto di non ritorno che favorirà la diffusione del vino in lattina è la sua praticità, secondo Miss Vicky Wine
Punto di non ritorno che favorirà la diffusione del vino in lattina è la sua praticità, secondo Miss Vicky Wine

Ma tu vedi più spazi aprirsi per il formato a livello di consumo domestico o nel fuoricasa?

Quella del vino in lattina è ovviamente la soluzione ideale per il consumo fuoricasa. Nel senso della praticità di poterlo avere sempre con sé, non importa quale sia l’occasione o il luogo. Al contempo, rappresenta anche la soluzione perfetta per quanti non bevono: quando si ritrovano con ospiti a cena, possono optare per una proposta di qualità, ma che poi non li lasci con l’avanzo di una bottiglia non terminata da gettare. E più in generale questo vale per tutti coloro i quali possono aver voglia di bere un calice di vino, ma non desiderano aprire un’intera bottiglia. 

Il vino in lattina rappresenta inoltre il formato perfetto in un ideale di “consumo moderato” durante la settimana, ma anche il complemento perfetto per una festa, un aperitivo, un picnic o anche l’abbinamento dedicato a una specifica portata nel corso di un pasto.

E i tuoi colleghi produttori come hanno accolto il lancio di un Beaujolais in lattina?

Ho ricevuto moltissimi messaggi, soprattutto tramite Instagram, di tanti vigneron da ogni parte di Francia. Tutti volevano sapere come avessi fatto per produrre del vino in lattina e anche avere i contatti per approfondire la tematica. E attenzione: si tratta di un interesse generalizzato. Anche il direttore tecnico di una grande realtà del vino francese ha voluto acquistare online il mio vino in lattina per provarlo. E ho avuto diversi vigneron tra i miei clienti che hanno voluto testare il prodotto. Quindi significa che la voce sta girando e l’interesse cresce anche tra i produttori.

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