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Sting, il Palagio e il Barolo: breaking news che non lo erano

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Ci risiamo. E ancora una volta, lo schema che si va a riproporre è sempre lo stesso. Anche se in questa occasione non si trattava di arrivare “per primi” sulla notizia, ma di verificarne l’effettiva consistenza. Perché si sa: un aneddoto curioso è sempre bello da raccontare, soprattutto quando si parla di una superstar internazionale come Sting, ma il rischio che la storia sia più “colorata” del dovuto è sempre dietro l’angolo. Ed è quello che è accaduto in questo caldo agosto con una delle interviste che hanno animato le “letture da spiaggia”, tra una classifica del vino sotto l’ombrellone e le buone notizie che giungono dai mercati internazionali. Ed è così che nasce un nuovo caso di breaking news che non lo era.

Tenuta Il Palagio, la nuova pizzeria e la storia della rinascita della fattoria del Chianti nel racconto del Corriere della Sera

Accade che il Corriere della Sera, sul settimanale 7 del 13 agosto e per penna (autorevolissima, non si eccepisca in merito) di Luciano Ferraro, abbia l’occasione di ripercorre in un faccia a faccia con Sting (non sono necessarie presentazioni) la più che ventennale storia d’amore tra il musicista britannico e la sua tenuta toscana, Il Palagio.

Una proprietà acquisita ormai 25 anni or sono con la moglie Trudie Styler dal duca Simone Vincenzo Velluti Zati di San Clemente e che proprio in questa estate è stata arricchita da una pizzeria con cucina e wine bar per far conoscere i prodotti locali e aiutare l’economia della zona.

Una splendida occasione, dunque, per lanciare il nuovo progetto, dare risalto all’universo del Chianti, ma soprattutto andare a fondo dell’esperienza da “vignaiolo” di una superstar della musica che non ha mai risparmiato, dal suo arrivo in Italia, di dare risalto e sostegno alle produzioni nostrane.

Ma il problema è che Sting si è lasciato un po’ trasportare dal racconto del passato, condividendo un “succoso” retroscena che ovviamente ha offerto il “titolo ad effetto” al pezzo del Corriere, ma si è a posteriori dimostrato la più classica delle fake news.

La tenuta toscana Il Palagio, acquisita da Sting e dalla moglie Trudie Styler 25 anni fa
La tenuta toscana Il Palagio, acquisita da Sting e dalla moglie Trudie Styler 25 anni fa

I vini della tenuta Il Palagio e la vendetta del vignaiolo Sting: l’inganno del Barolo del Duca

Si parla di vino, ça va sans dire. E in particolare di come abbia preso il via la carriera di produttori di Sting e consorte. Ed ecco che la domanda dell’intervistatore su cosa abbiano trovato i coniugi al loro arrivo a Il Palagio. La risposta di Sting:

“Stavamo cercando una casa in Toscana da anni. Avevamo visto palazzi pieni di marmi, come mausolei. Poi, siamo arrivati al Palagio. Era fatiscente, ma pieno di fascino. Era il 1997. Da quel momento è iniziata la nostra nuova vita in campagna”.

Segue il racconto dell’immensa opera, interna ed esterna, di recupero della tenuta. Fino a che l’orizzonte si è spinto oltre il giardino. È il 1999 quando iniziano i lavori sul vigneto, spiega Sting, dettagliandone il percorso, inclusa l’opera di estirpazione delle vecchie vigne. A questo punto, più che dell’emozione della prima vendemmia, Luciano Ferraro si concentra su un curioso aneddoto legato al passaggio di proprietà della tenuta. Al cantante è infatti chiesto di raccontare il retroscena che l’ha convinto ad acquistare Il Palagio e la superstar non si tira indietro, svelando un presunto “piccolo inganno”, la classica mossa da commedia all’italiana:

“L’ex proprietario, il duca Simone Vincenzo Velluti Zati di San Clemente, ci offrì un bicchiere di rosso da una caraffa durante la nostra visita al Palagio”, ricorda Sting. “Stavamo trattando l’acquisto, la proprietà ci piaceva molto anche se era quasi in rovina. Il duca mi chiese se volessi assaggiare del vino della tenuta e io dissi di sì. Era un vino ottimo quindi mi convinse a comprare anche le vigne. Poi abbiamo capito che il duca ci aveva servito un Barolo e non un vino locale”.

Un nobile emulo del miglior Totò, dunque, con una tenuta toscana a sostituire la celebre Fontana di Trevi. Ovviamente, però, l’ignara superstar “truffata” non ci sta a fare la figura del “fesso” e così immediatamente aggiunge (sorridendo, specifica l’intervistatore):

“Dopo un po’ di tempo, quando abbiamo servito ai nostri ospiti il vino della tenuta e ho visto che qualcuno vuotava il bicchiere nelle aiuole. Così abbiamo deciso di vendicarci e di dimostrare che era possibile produrre del vino ottimo anche dai vigneti del Palagio. Tutta questa nostra avventura toscana in realtà è un modo per vendicarci”.

Bene. Bravo. Bis. Così si fa. Se non fosse che per un non secondario dettaglio: che Simone Vincenzo Velluti Zati di San Clemente, figlio del duca ex proprietario, non prende bene le accuse al padre, deceduto nel 2012 e impossibilitato a replicare sulla vicenda. E da qui alla “retromarcia” il passo è breve.

La replica a Sting del figlio del Duca: “Il Palagio? Un resort stile Palm Beach”

Già, perché il figlio del duca decide di scrivere una lettera aperta a Il Fatto Quotidiano, dove contesta veementemente le accuse rivolte da Sting a suo padre. E Simone Vincenzo Velluti Zati di San Clemente non manca neanche un affondo, che va ben oltre la questione del “trucco da osteria”, su come il musicista e la consorte abbiano trasformato l’ex tenuta di famiglia. Così attacca:

“Certo, al momento dell’acquisto da parte di Sting nel 1997, la villa aveva un notevole bisogno di manutenzione, ma non era fatiscente, né tanto meno priva di energia elettrica: la cosa è così improbabile che non occorre commentare! Ma a parte ciò, per quello che riguarda l’anima del luogo, il fascino di una tradizione viva, fascino che sicuramente anche Sting ha percepito, il confronto tra quello che era il Palagio di una volta e quello che è oggi è impietoso”.

“Il Palagio è stato trasformato in un resort stile Palm Beach. Un toscano mediamente acculturato sa che in questa parte della nostra regione ville, giardini e campagne sono o erano tra loro collegate e facevano parte di un unico complesso paesaggistico. Al contrario, quello che è stato fatto, come rifacimento della villa e del giardino, è stata una violenta decontestualizzazione rispetto a quella campagna di cui Sting dice di sentirsi parte”.

A ciò si aggiunga che il Palagio produceva un ottimo vino Chianti, molto vicino alle caratteristiche del Classico, e l’estirpazione di antichi vigneti, a bassa produttività, ma di alta qualità, è una pratica colturale ormai abbandonata. Ma tant’è, c’è vignaiolo e vignaiolo”.

Un vero e proprio j’accuse, che si conclude con la richiesta di scuse ufficiali per quella che è definita un’intervista che altro non rappresenta se non “una strategia di marketing di cattivo gusto”. E di oggi la notizia del Corriere che effettivamente il racconto da Totòtruffa ‘62 del via della carriera di vignaiolo da parte di Sting “è fortemente esagerata”, citando Mark Twain.

"Un resort stile Palm Beach": così Simone Vincenzo Velluti Zati di San Clemente definisce la trasformazione dell’ex tenuta di famiglia portata avanti da Sting e consorte negli anni
“Un resort stile Palm Beach”: così Simone Vincenzo Velluti Zati di San Clemente definisce la trasformazione dell’ex tenuta di famiglia portata avanti da Sting e consorte negli anni

Nessun “trucco da osteria”: le scuse di Sting e un nuovo caso di breaking news che non lo era

Nessun “trucco da osteria”. Nessun Barolo del Chianti. Solo un nuovo caso di breaking news che non lo era. Come ammette in una breve lettera pubblicata online dal sito del Corriere della Sera lo stesso Sting.

“Gentilissimo Simone Francesco Velluti Zati di San Clemente, Lei ha ragione e Le devo quindi le mie più profonde scuse”, spiega il cantautore. “L’aneddoto, come riferito, era irrispettoso alla memoria del Suo illustre padre e, per questo, porgo le mie più sincere e inequivocabili scuse”.

“Suo padre era un uomo onesto, che non mi ha mai ingannato. L’intenzione dell’aneddoto era fornire un commento ironico sulle mie ingenue ipotesi, sulla mia inesperienza e sul fatto imbarazzante che 25 anni fa non riuscivo a distinguere un Barolo da una saponetta”.

“Dovrei essere ormai consapevole che l’ironia viene più difficilmente percepita nei testi scritti, tuttavia riconosco e accetto che ciò ha causato grande stress a Lei e alla Sua famiglia e per questo sono sinceramente dispiaciuto. Può essere certo che non accadrà di nuovo. Cordialmente”.

Preso atto della corretta “retromarcia” effettuata da Sting, resta il dubbio amletico in chi oggi, qui, vi riporta la vicenda: ma è davvero così difficile percepire l’ironia nei testi scritti?

Non ci si addentra in ulteriori spiacevoli considerazioni, ma è bene ricordare una vecchia consuetudine, che va sempre più sparendo e a cui noi di WineCouture cercheremo sempre di attenerci con scrupolo. In questi casi, ai propri lettori non resta che dire: “Tanto vi dovevamo, per chiarezza dell’informazione”.

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