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Langosteria Parigi: ci siamo stati e ve la raccontiamo in anteprima

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Parigi è sempre una buona idea. Se ti chiami Langosteria, lo diventa ancora di più. Già, perché è sotto i riflettori ben accesi della Ville Lumiere che la creazione di Enrico Buonocore oggi trova una nuova casa. Ma soprattutto assiste all’esaltazione della sua essenza. Non ce ne vogliano gli chef stellati e i nomi che hanno reso grande la scena culinaria all’ombra della Tour Eiffel, ma è qualcosa di diverso ciò che, dalla serata di martedì 7 settembre, è infine sbarcato nella capitale francese. Un nuovo concetto di “haute”. Perché Langosteria è innanzitutto uno stile. Ma è anche un ritmo ben preciso. E soprattutto, Langosteria è quella ricercatezza che ancora mancava sul palcoscenico parigino. Lo si intuisce fin dal primo passo, quello che fa accedere al magico mondo del nuovo Cheval Blanc Paris, quintessenza del lusso firmata LVMH, sulla cui terrazza al settimo piano è oggi ospitata Langosteria Parigi.

All'interno del magico mondo del nuovo Cheval Blanc Paris, quintessenza del lusso firmata LVMH, sulla terrazza al settimo piano è oggi ospitata Langosteria Parigi
All’interno del magico mondo del nuovo Cheval Blanc Paris, quintessenza del lusso firmata LVMH, sulla terrazza al settimo piano è oggi ospitata Langosteria Parigi

Paris est une fête: una Langosteria con vista

L’indirizzo è uno solo, i modi di arrivarci i più disparati. Appuntamento ai piedi del Pont Neuf. I campanili in ristrutturazione di Notre Dame distano qualche centinaio di metri in linea d’aria. 180° a ovest, lo sguardo consente di assistere allo spettacolo unico della Tour Eiffel illuminata a festa ogni sera. Davanti a noi, la skyline parigina, che spazia seguendo il nastro argentato della Senna con i suoi caratteristici tetti e alcune delle sue più iconiche cupole: da quella del Pantheon, passando per l’Académie de France, fino a Les Invalides. E poi, ancora, sacro e profano: quel mistero architettonico che è la Tour Saint Jacques e un più recente simbolo della Parigi degli affari, la Tour Montparnasse.

È davvero un grande spettacolo e un assist stupendo quello che monsieur Arnault ha offerto al gruppo di ristorazione milanese, che per la prima volta mette piede fuori d’Italia con un suo locale. Ma è più di una consacrazione quella simboleggiata dall’intesa che ha condotto alla partnership tra LVMH e Langosteria.

Lo sguardo in Langosteria Parigi consente di assistere allo spettacolo unico della Tour Eiffel illuminata a festa ogni sera
Lo sguardo in Langosteria Parigi consente di assistere allo spettacolo unico della Tour Eiffel illuminata a festa ogni sera

L’importanza della luce nella nuova sfida di Enrico Buonocore

La creatura di Enrico Buonocore in realtà non ha molto da dimostrare: i fatti parlano per lei. E soprattutto la loro concretezza si manifesta da sempre. A parlare è quanto è stato costruito in molti anni, per uno standard d’eccellenza che si è fatto paradigma di fine dining. E a Parigi si vuole replicare, in un contesto sfidante ma che al contempo già sta dimostrando grande fermento ed eccitazione nell’andare alla scoperta di questi “Italiens” coraggiosi e spavaldi nel cuore tanto da scendere in campo a sfidare l’haute cuisine transalpina. 

Il tutto con una peculiare ricetta dove la raffinatezza assoluta sposa la semplicità del gusto. Ma anche dove la cura di ogni dettaglio rappresenta il tratto distintivo. Come evidenzia proprio l’estetica di ogni singola scelta legata al nuovo locale: su tutte, quella luce “caravaggesca” a incorniciare ogni tavola, creando la giusta ambientazione nello spettacolo di una serata che verrà scandita nel piatto dai grandi classici firmati Langosteria.

Se si capisce questo, che è una forma d’arte studiata fin nel minimo particolare, si è colta l’essenza.

Ma prima di sedersi e godere del tocco in cucina degli chef, occorre fare un passo indietro. L’esperienza della visita in Langosteria Parigi ha, infatti, un cerimoniale tutto suo. E inizia con un preambolo che aggiunge quel tocco glamour e scenografico in più che solo un contesto come quello della capitale francese può offrire.

L’immersione nello scenografico ascensore di Cheval Blanc Paris, che una volta chiuse le sue porte ci conduce in un viaggio che ci eleva al di sopra della Senna, mostrandoci in tutta la bellezza, attraverso pareti che si trasformano in avveniristici schermi
L’immersione nello scenografico ascensore di Cheval Blanc Paris, che una volta chiuse le sue porte ci conduce in un viaggio che ci eleva al di sopra della Senna, mostrandoci in tutta la bellezza, attraverso pareti che si trasformano in avveniristici schermi

La Samaritaine rinata: Cheval Blanc Paris quintessenza del lusso

Al portale d’ingresso di quella che in un secolo ormai remoto fu un celebre tempio dello shopping ante litteram, La Samaritaine, e oggi è tornata ai fasti che l’edificio in stile art decò merita, si giunge comodamente facendo capolino dalle scale della metro, in perfetto stile parisien (linea 7, fermata: Pont Neuf). 

Ma per le parigine e i parigini più à la mode, vi si può giungere anche in trottinette o a piedi, godendosi la brezza garantita dalla lunga passerella che il Pont Neuf offre a chi giunge dall’Île de la Cité. Infine, c’è anche l’ingresso di sicuro effetto: più scenograficamente lasciando le chiavi della propria Lamborghini al personale addetto all’accoglienza, che vigila sull’entrata e l’uscita degli ospiti, pronto a rispondere a ogni esigenza. 

All’interno di Cheval Blanc Paris, la cura del dettaglio e l’esaltazione del lusso ci circondano. I marmi avvolgono in un caldo abbraccio. E poi l’immersione nello scenografico ascensore, che una volta chiuse le sue porte ci conduce in un viaggio che ci eleva al di sopra della Senna, mostrandoci in tutta la bellezza, attraverso pareti che si trasformano in avveniristici schermi, la Ville Lumiere dall’alto. Il futuro di Parigi è già qui: il concetto punta a essere chiarito immediatamente.

Al piano dedicato all’offerta gastronomica, due le possibilità: voltando a sinistra, è Le Tout Paris ad aprire le sue porte, dalle 7 del mattino alla mezzanotte, con un’offerta dal taglio internazionale (da provare, seduti al bancone del bar, l’Hamburger signature accompagnato a un cocktail: garantito, diverrà un must parigino) e una vista da sogno. 

Ma lasciamo questa divagazione, perché i veri fuochi d’artificio vanno in scena giusto “en face”, sull’altro lato del corridoio, dove ha trovato casa Langosteria Parigi. 

La luce a cadere e incorniciare ogni tavola di Langosteria Parigi. Se si coglie il dettaglio si comprende l'essenza del nuovo locale
La luce a cadere e incorniciare ogni tavola di Langosteria Parigi. Se si coglie il dettaglio si comprende l’essenza del nuovo locale

Langosteria torna alle sue origini

La firma, elegante, all’ingresso annuncia lo sbarco della creazione di Enrico Buonocore là nella città delle infinite fughe che tante volte, ai tempi in cui Langosteria era ancora una creazione in fieri, hanno regalato la giusta ispirazione e tante intuizioni in più al vulcanico imprenditore. E poi un altro must del locale milanese: il lungo bancone del bar à cocktail, che accoglie con le sue sedute in pelle gli ospiti, per quello che sarà preludio di una serata che già si annuncia indimenticabile, grazie alla Tour Eiffel che fa capolino sullo sfondo.

E il visitatore che varca la soglia, fin dal primo sorriso ricevuto, marchio di fabbrica dell’accoglienza e dello stile Langosteria, non solo si trasforma immediatamente in ospite d’onore, ma ben presto anche in un amico. Ad attenderlo un drink, introduzione che prepara, allieta e disseta, da poter degustare anche nella lounge che separa lo spazio bar dalla sala, proscenio dedicato alla cena. 

Ancora una volta, alcune peculiarità dello stile Langosteria balzano immediatamente all’occhio appena si volta l’angolo. Ad accompagnare i tavoli, come detto perfettamente inquadrati in un gioco di luci che regalano la necessaria intimità, non poteva certo mancare il bancone dei crudi, che consente di selezionare e assistere alle preparazioni vis à vis. 

E ancora i dettagli: da un visual sviluppato dai libri che decorano gli spazi a bordo vetrata ai menù che portano oltreconfine le eleganti e personalizzate illustrazioni della talentuosa Elisa Macellari, passando per le pareti decorate con materiali che regalano immaginifici giochi di riflessi. 

Non poteva certo mancare il bancone dei crudi in Langosteria Parigi, che consente di selezionare e assistere alle preparazioni vis à vis. 
Non poteva certo mancare il bancone dei crudi in Langosteria Parigi, che consente di selezionare e assistere alle preparazioni vis à vis

La squadra che vuole conquistare Parigi

“Ha qualcosa dell’Harry’s Bar”, esclama un’ospite. Ma qui sappiamo che quel che ci circonda è tutta farina del sacco di Enrico Buonocore, che a Parigi ha trovato una nuova location dove esaltarsi: là, come si diceva, dove il sogno tanti anni fa ha cominciato a prendere forma.

Un sogno che è poi divenuta solida concretezza: eccellenza che ha chiamato eccellenza. All’interno di Langosteria Parigi, le comande immediatamente corrono online fino alla cucina, per presentarsi a passo spedito grazie al cadenzato movimento di gambe dei componenti la squadra italo-francese che sta studiando per “diventare grande”.

Tanti operai del buon gusto, pronti a dare il loro personale contributo alla più grande opera che sono stati chiamati a modellare. Rapidi, diretti nell’incedere, ma sempre discreti. Guidati da un management di prima classe, che qui c’è e si nota.

Al timone, Alessandro Zingarello, storico general manager Langosteria, garanzia di qualità. Mimmo Soranno, immancabile istrione sempre pronto a muoversi da un tavolo all’altro, a supporto nella presentazione delle creazioni sue e di Denis Pedron al pubblico d’Oltralpe. E poi la nuova leva: Michele Biassoni, executive chef che fa capolino dalla cucina, e Gianluca Penna, restaurant manager dal solido curriculum internazionale. Infine, chi si premura di dispensare consigli e indicazioni a ciascun membro del nuovo staff: Enrico Buonocore, come sempre in prima linea.

Michele Biassoni, executive chef Langosteria Parigi, Enrico Buonocore, patron, Mimmo Soranno, chef, e Alessandro Zingarello, general manager
Michele Biassoni, executive chef Langosteria Parigi, Enrico Buonocore, patron, Mimmo Soranno, chef, e Alessandro Zingarello, general manager

Il menù e la carta vini di Langosteria Parigi

Il meglio, solo il meglio: meno sarebbe mediocrità, dunque una sconfitta per chi dell’attenzione al singolo dettaglio ha fatto il suo vanto e una firma riconosciuta oggi in tutto il mondo. E questo lo si denota anche nel menù, che aggiunge un tocco in più ai grandi classici delle destinazioni milanesi di Langosteria. Il soft opening parla una lingua mediterranea, oltre l’immancabile tuffo tra selezioni e plateau.

Nell’angolo bar, l’aperitivo secondo Langosteria è esaltazione assoluta del gusto. I sapori tipici dalla Sicilia alla Costiera sposano l’internazionalità del King Crab. “Non mancherà mai in Langosteria”, è da sempre la promessa di Enrico Buonocore. E il patron, uomo di parola, lo ha portato anche tra gli “speciali” qui a Parigi. E poi c’è il pescato, in ogni sua colorata forma. 

Siamo catapultati in un’altra epoca. A Langosteria Parigi la pandemia e i problemi appaiono così lontani. Nulla preoccupa, ci si gode il momento. Quello che dovrebbe essere un soft opening, di soft non ha proprio nulla. In carta l’eccellenza non è solo sul lato food, ma conquista anche l’universo del wine.

La Borgogna è sempre la bussola. L’Italia importa tante eccellenze che puntano a conquistare, anche al calice, gli appassionati della Ville Lumiere. Con Bordeaux, grazie proprio al Chateau Cheval Blanc, si può risalire indietro nella storia, fino al 1945. Per un tocco di dolcezza, Chateau d’Yquem regala emozioni fino al 1933. E tanto ancora si potrebbe dire in merito a una carta vini che è più libro dei sogni. 

Le eleganti e personalizzate illustrazioni della talentuosa Elisa Macellari sbarcano anche sui menù e le carte di Langosteria Parigi
Le eleganti e personalizzate illustrazioni della talentuosa Elisa Macellari sbarcano anche sui menù e le carte di Langosteria Parigi

Il vero segreto di un successo

Ma per capire il vero segreto del successo di Langosteria non basta elencare tutto quello di bello e di classe che vi si può ritrovare. Si ritorna, infatti, sempre al dettaglio.

“Langosteria è una casa dove ci sono sempre ospiti, che innanzitutto sono i miei collaboratori”, ci confida Enrico Buonocore, in una chiacchierata tra amici, prima di congedarsi dopo l’accoglienza che ci ha riservato. “E quando si ha ospiti in casa ci si cura che tutto sia impeccabile. I clienti sono certo ogni sera i nostri invitati. Ma per me ci sono ancora prima i miei collaboratori. Perché solo così potranno concentrarsi fino a raggiungere quell’attenzione che gli domando per dare a Langosteria il ritmo che la contraddistingue”.

Ma cos’è davvero Langosteria e come arricchirà la scena di Parigi? “È un modo di vivere, non è un ristorante. È un modo di stare bene. E di trovarsi in mezzo alla bella gente. È allora che diventi più di un ristorante. Ed è per quello che hai successo”. Au revoir, Paris. E buona fortuna, amici, per questa nuova avventura.

Abbiamo visitato Langosteria Parigi in occasione del primo servizio seguito all'inaugurazione del 7 settembre
Abbiamo visitato Langosteria Parigi in occasione del primo servizio seguito all’inaugurazione del 7 settembre
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