Tombolini: 100 anni con Castelfiora e Doroverde, novità del nuovo corso

Nell’anno in cui compie un secolo di storia, Tombolini presenta l’annata 2020 di Castelfiora e Doroverde, nati dal nuovo corso intrapreso dalla storica casa vinicola delle Marche. Due vini che rivelano la svolta impressa da Carlo Paoloni, pronipote del fondatore Sante e figlio di Fulvia Tombolini, che oggi guida lo sviluppo dell’attività di famiglia portando avanti un progetto improntato al recupero di una storia che ha pochi eguali nelle Marche e all’esaltazione del carattere unico del Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Tombolini, amore e cura di territorio e dettagli

Cura estrema dei vigneti di proprietà (di cui 8 ettari già certificati bio e i restanti 22 in conversione), raccolta manuale solo dei migliori grappoli, sperimentazione in cantina e restyling dell’iconica Anfora, sono gli ingredienti alla base di questo nuovo corso. “In questi anni”, racconta Carlo Paoloni, “abbiamo portato avanti un lungo lavoro per rimettere al centro di tutto l’identità del Verdicchio dei Castelli di Jesi. Lo abbiamo fatto partendo dallo studio dei nostri suoli e sperimentando in cantina con materiali e tecniche innovative per la nostra Doc. Festeggiamo un secolo di storia con due vini che rivelano un cambio di stile epocale. Eleganti e complessi, con il carattere chiaramente riconoscibile del vitigno, ma anche decisamente innovativi. Castelfiora 2020 è frutto di approfonditi studi sul miglior utilizzo di contenitori in legno con uve Verdicchio. Buona parte del vino affina in barili di rovere francese, dalle diverse tostature e grane, per circa 10 mesi, mentre una parte passa attraverso macerazioni di vario tipo, incluso in otri di ceramica. È un Verdicchio straordinario, che può evolvere in bottiglia per decenni mantenendo un’intatta freschezza”.

La storica “anfora”

La nuova Anfora Tombolini “100 anni”

A sottolineare la svolta è la nuova Anfora Tombolini “100 anni” che rivisita l’iconica bottiglia adottata da Tombolini già nel 1954. Progettata in collaborazione con Doni & Associati, che ha realizzato anche le etichette di entrambi i vini, la nuova Anfora è verde come i riflessi del Verdicchio, slanciata come una renana, con il collo lungo e i fianchi appena accennati. Una bottiglia “gioiello” che comunica una perfetta corrispondenza tra l’eleganza del contenitore e quella del suo contenuto. “L’idea di re-inventare l’Anfora e di usarla per i nostri vini di punta”, prosegue Carlo Paoloni, “è un progetto su cui io e mia madre Fulvia ragionavamo da anni, legato alla nostra tradizione di famiglia. Una scelta che va controcorrente, che nasce dal mio punto di vista libero e non condizionato dalle logiche che finora hanno prevalso nella Doc. Crediamo che l’Anfora debba essere sinonimo di vini prestigiosi e di altissima qualità, oltre ad essere simbolo di un territorio e di un vitigno autoctono straordinario. Abbiamo la fortuna di avere un’identità, sarebbe un errore non valorizzarla”.

Le origini di Castelfiora

Castelfiora – Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore è un verdicchio in purezza ottenuto dalle migliori uve raccolte a mano negli appezzamenti più vocati della tenuta con suoli ricchi di argilla e arenaria che donano al contempo potenza e finezza olfattiva. Vino di grande struttura, al naso rivela aromi di fiori bianchi, erbe aromatiche, frutta gialla e delicati sentori di vaniglia e crema chantilly. Sapido, lungo in bocca, di grande equilibrio, può evolvere in bottiglia per decenni mantenendo un’intatta freschezza.  Il nome Castelfiora rievoca la storia di Tombolini e dei Castelli di Jesi. A coniarlo fu Giovanni Tombolini nel 1972, unendo il nome della moglie Fioretta con quello del Torrione dell’Albornoz (XIV° secolo) del Castello di Staffolo, proprietà della famiglia. Ancora oggi in etichetta appare il Torrione dorato adagiato sulla vena di arenaria che scorre sotto Staffolo, da secoli conosciuto come il “Colle del Verdicchio”.

Doroverde, un omaggio ai greci siracusani

Doroverde – Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore è un verdicchio in purezza prodotto con uve provenienti da vigneti piantati su suoli argillo-calcarei che donano peculiare sapidità. Alla fermentazione in acciaio segue l’affinamento su fecce fini per circa sei mesi, mentre una frazione termina la fermentazione in contenitori di cemento al fine di ottenere maggiore complessità e piacevolezza. Vino di grande luminosità, coinvolgente al naso, con aromi di fiori bianchi, bergamotto e albicocca. All’assaggio rivela una sapidità sorprendente e grande freschezza, bilanciate da volume e struttura. Doroverde rievoca nel nome i Dori, greci siracusani che fondarono Ancona nel 387 A.C., ma anche il colore delle campagne dei Castelli di Jesi e del Verdicchio. L’Anfora verde è resa particolarmente seducente non solo dal suo nuovo profilo slanciato, ma anche dalla veste off-white come il calcare presente nel suolo che conferisce al vino la sua caratteristica sapidità. In etichetta appare Staffolo sotto la neve e la strada che unisce i luoghi dove la famiglia Tombolini ha selezionato le migliori uve nei suoi 100 anni di storia: San Paolo di Jesi, Cupramontana e Staffolo.

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