Logistica, aumenti, carenze, blocchi: vino, quanto mi costi?

Nel mondo del vino la preoccupazione in tema è molta. E già da tempo c’è chi ha lanciato l’allarme. Preannunciando una seconda metà d’anno rovente, a fronte di un mercato che ha ripreso a marciare a passi spediti. E in vista del futuro, di quello che dovrebbe essere il 2022 del grande rilancio dopo i positivi passi in avanti di questo 2021 che si preannuncia all’insegna del primo step verso un ritorno alla normalità, sono diverse le nubi che si addensano all’orizzonte, per colpa di costi schizzati alle stelle. Certo, le uve sono un tema, per via di una vendemmia meno florida di quelle che l’hanno preceduta. Ma poi c’è tutto il contorno: dai trasporti ai cartoni degli imballaggi, passando per l’energia. Inutile nasconderselo: in tanti cominciano davvero ad aver paura. Ma come si è arrivati all’attuale situazione?

La crisi energetica in Cina e le conseguenze sui costi

Su tutto, ci sono le difficoltà e gli aumenti degli energetici, che hanno iniziato a investire in modo prepotente anche il gigante Cina, cioè la grande manifattura mondiale delle commodities. 

All’impennata degli energetici si aggiunge la scarsità di materie prime sul mercato e, di conseguenza, l’esplosione dei prezzi. Un’analisi di Bloomberg sulla crisi energetica in Cina evidenzia la concatenazione di eventi che si sta manifestando un po’ ovunque nel mondo in tutti i settori: dai semiconduttori, ai concimi, ai materiali da costruzione, ai prodotti agroalimentari.

Il rallentamento dell’economia cinese, dovuto alla scarsità di energia elettrica per la crescita dei prezzi del carbone, potrebbe portare ad un quadro fra i peggiori: stagnazione economica mondiale accompagnata da un aumento dei prezzi. 

Il caso emblematico: la penuria mondiale di imballaggi

Un caso emblematico è quello del cartone: la domanda mondiale di scatole è aumentata rapidamente durante la pandemia mettendo in tensione la filiera, compresa la logistica. La situazione del mercato è ora acuita dai problemi energetici che comportano un calo delle produzioni cinesi del 10-15%, col rischio di una penuria mondiale di imballaggi.

Silvia Ortolani, direttore commerciale di So4, scrive a tal proposito su Linkedin: “È da tanti anni che lavoro, da sempre in questo settore, ma un periodo come questo non me lo ricordo. Il tuo lavoro è vano in meno di un minuto”. 

“Termini l’aggiornamento listini, hai solo iniziato a spedirli che non sono più validi. Ti rendi conto che con i soli ordini confermati sei in ritardo assurdo con le consegne perché i tuoi fornitori partner lo sono con te. Che le quotazioni confermate sono ampiamente superate e consegnerai sottocosto per onorare gli impegni assunti con chi da anni ti ha scelto e ha riposto in te la sua fiducia”. 

“Ti rendi conto che dovrai stravolgere nuovamente i programmi per l’ennesima riunione straordinaria di ricognizione affinché il team possa operare nel migliore dei modi. E via con aggiornamenti prezzi a vista, consegne lunghissime. In tutto questo caos, sicuramente la cosa più grave, oltre ai tempi biblici per le consegne, è la mancanza di materie prime”. 

Ortolani a questo punto si chiede: “Ma dove arriveremo di questo passo? E mi chiedo, se noi dal ‘77 non abbiamo mai creato un problema ad un fornitore, rispettando sempre le condizioni di vendita dobbiamo operare con queste difficoltà, chi ha avuto negli anni qualche problema come fa? È critica veramente molto critica. Dicono che il 2022 nel settore del packaging continuerà in questa situazione, voi cosa ne pensate?”.

Oltre al problema costi, sempre più pressante è quello legato alla logistica e ai trasporti
Oltre al problema costi, sempre più pressante è quello legato alla logistica e ai trasporti

Il problema della logistica: aumentano i costi, calano gli assortimenti

Indubbiamente, qualcosa si comincia a vedere. Oltre agli aumenti in bolletta o quando ci si ferma a fare il pieno, gli scaffali dei supermercati cominciano a mostrare qualche buco di troppo, di cui inizia ad accorgersi anche il consumatore. 

Ma anche le consegne dei prodotti, in qualche caso, cominciano ad accusare tempi troppo lunghi rispetto al normale. Il problema è soprattutto legato ai trasporti, con la difficoltà di trovare camion e autisti. C’è chi arriva perfino a suggerire di fare scorta di pasta e di stufe a legna, perché quello che si avvicina sarà un inverno assai difficile sul mercato. 

Insomma, le immagini di scaffali vuoti e benzinai a secco arrivate dal Regno Unito rischiano di essere solo l’anticipo di una situazione che potrebbe riguardare, a scacchiera, tutti i mercati del mondo. Il problema è quello classico della tempesta perfetta: lo stop imposto al mondo dalla pandemia e la corsa a recuperare il tempo perso, con tutti gli incidenti che possono avvenire su questo caotico percorso, si mescola con emergenze climatiche, come la siccità, e con difficoltà nelle filiere alimentari che discendono sempre, in ultima analisi, da tensioni su energetici e materie prime.

Questa analisi riprende l’approfondimento originariamente pubblicato dall’autrice su InsiderDairy.com

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