Moda e vino: l’approccio tailor made dello stilista Luigi Lardini e dell’enologo Luca D’Attoma a confronto

Cosa hanno in comune la moda e il vino? Oltre ad essere due eccellenze del made in Italy, questi mondi apparentemente così lontani hanno davvero dei punti di contatto? Per rispondere a questa domanda, durante Milano Wine Week è andato in scena un interessante faccia a faccia tra due illustri esponenti dei due universi: Luca D’Attoma, enologo tra i più premiati in Italia e all’estero, autore di autentiche perle dell’enologia italiana, e Luigi Lardini, rinomato per i suoi capispalla dai tagli impeccabili, realizzati con tessuti di altissima qualità e con cura artigianale. Durante il talk, andato in scena presso il flagship store milanese della griffe, il confronto ha messo in luce i tanti aspetti che in maniera sorprendente accomunano il comparto Wine e quello dell’Haute Couture. 

Cosa hanno in comune moda e vino?

Realizzare un vino è come cucire un abito su misura. Si parte immaginando il modello, ascoltando attentamente i gusti del cliente, poi, a tavolino, si cerca di costruirlo partendo dal vigneto fino alla scelta dell’etichetta”, ha spiegato l’enologo Luca D’Attoma

Lo stesso avviene per i rinomati capispalla di Luigi Lardini, realizzati con tessuti di altissima qualità e con una cura artigianale estrema che prevede 200 passaggi affinché la stoffa si trasformi in un capo perfetto, dal taglio impeccabile. 

In entrambi i casi è la ricerca dell’eccellenza a caratterizzare ogni singola fase del processo di produzione, che spesso si fonda su una lavorazione artigianale ricorrendo talvolta a metodi antichi: per i vini di D’Attoma, per esempio, vinificando in anfora o in orci di terracotta, nel caso di Lardini affidando le fasi più importanti del processo sartoriale alle mani esperte delle sarte. 

Il tutto con uno sguardo rivolto al futuro, che in D’Attoma si concretizza nella voglia di sperimentare, andando a volte controcorrente: “perché se devi creare un vino nuovo, devi avere il coraggio di osare. Magari riscoprendo vecchi vitigni dimenticati o meno conosciuti, oppure adottando tecniche di vinificazione diverse”. 

Lo stilista Luigi Lardini, il presidente di Milano Wine Week, Federico Gordini, e l'enologo Luca D’Attoma in occasione del faccia a faccia tra i due protagonisti del vino e della moda
Lo stilista Luigi Lardini, il presidente di Milano Wine Week, Federico Gordini, e l’enologo Luca D’Attoma in occasione del faccia a faccia tra i due protagonisti del vino e della moda

L’innovazione di Lardini è testimoniata, invece, dai 20.000 mq di macchinari all’avanguardia progettati per ottimizzare il lavoro sartoriale, nel rispetto dell’ambiente e del meraviglioso territorio delle colline marchigiane, dove ha sede lo stabilimento di famiglia.

“Lardini non è solo capospalla realizzato con maestria e lunga ricerca, ma un modo di essere”, ha spiegato Luigi Lardini durante il talk. “L’abbigliamento elegante, come un abito, influenza notevolmente lo stile di vita degli uomini. Soprattutto nell’uomo Lardini. È una filosofia di vita”. 

“L’eleganza influenza facendoti sentire bene. L’eleganza dona sicurezza, ti fa sentire importante in ogni luogo e in ogni occasione. Bisogna però saper sempre individuare il tempo giusto per realizzare un nuovo mood. Mai anticipare e mai essere in ritardo, come nella vendemmia. Non dimentichiamo che lo stile è dettato da piccoli dettagli che sanno fare la differenza. E a volte basta un sorriso con in mano un bicchiere di vino.” 

Dunque, la vera sfida in entrambi i casi sta nello scegliere la materia prima giusta: il tessuto da una parte, il vitigno o blend di vitigni dall’altra. E poi nell’adottare un processo di vinificazione e affinamento che esalti le peculiarità della varietà, o un taglio sartoriale che esalti la qualità del tessuto, oltre che la silhouette. 

L’importanza della stagionalità e il ruolo dell’abito di una bottiglia

L’altro elemento che vino e moda hanno in comune è la stagionalità: così come le collezioni sono scandite dal cambio delle stagioni, anche l’andamento climatico condiziona la qualità e la quantità delle uve determinando il successo o l’insuccesso di un’annata. 

Per non parlare dei termini della moda che spesso si usano per descrivere un vino: vellutato, con tannini morbidi e setosi, aggettivi che rievocano la sensorialità dei tessuti. 

Inoltre, il vino è soprattutto sostanza ma anche forma con il packaging e la scelta dell’etichetta, a volte firmata da artisti. 

Tuttavia, se un vino si acquista solo perché siamo attratti dalla bottiglia ma poi il contenuto non si rivela all’altezza, smettiamo di berlo. Lo stesso avviene per l’abbigliamento: se un bell’abito non è realizzato con tessuti di qualità e dopo i primi lavaggi diventa immettibile, finiamo per non ripetere l’acquisto.

Infine, un ultimo aspetto che accomuna in maniera profonda la filosofia di Luca D’Attoma e quella di Luigi Lardini e il desiderio di “Riconnettersi con la natura”, slogan che accompagna la collezione autunnale del brand. 

Un principio che è anche alla base dell’operato dell’enologo, noto per essere stato un pioniere della viticoltura biologica, già negli anni ’90, e per essere uno dei massimi esperti di biodinamica.  

E proprio in occasione del faccia a faccia, ad accompagnare il confronto sono stati sei vini realizzati da Luca D’Attoma:  il Vent Extra Brut 2017 Trento Doc Millesimato, bollicina bio di Cantina Toblino, il Matto 2019 Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc Biologico dell’azienda marchigiana Filodivino, il Petite Arvine 2020 Valle D’Aosta di Rosset Terroir, il SolSera 2020 Costa Toscana Rosato Igt dell’azienda biologica La Bulichella, il Cifra 2020 Igp Costa Toscana dell’azienda biodinamica Duemani e il Groppello 2020 Riviera del Garda Classico Groppello Doc dell’azienda biodinamica Sincette.

Le etichette firmate da D'Attoma che hanno accompagnato l'evento dove si è parlato di convergenze tra moda e vino
Le etichette firmate da D’Attoma che hanno accompagnato l’evento dove si è parlato di convergenze tra moda e vino

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