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Bun guarda al Centro Sud coi suoi hamburger tra inclusività e sostenibilità

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Bun: un gusto tutto italiano graffiato da un’attitude a stelle e strisce che diventa uno stile di vita. Perché c’è molto di più di un hamburger nel dna del brand che in poco più di due anni ha conquistato il palato di milioni di consumatori che scelgono la sua food experience unica, in cui al gusto si somma un lifestyle etico, sostenibile, inclusivo che fa la differenza.

Via Dell’Orso e via Calindri a Milano – unitamente agli altri due store milanesi e a quelli di Arese e di Torino – rappresentano la scommessa vincente di Bun guidata da una cordata di imprenditori italiani che procede spedito nella sua strategia retail puntando sull’apertura di nuovi locali e proseguendo nell’evoluzione del suo format di successo, sublimato da un mix di tecnologia e di design, in cui l’attenzione per il food è prioritaria ma dove le persone sono sempre al centro, tanto i clienti quanto il personale.

Bun, idea di sostenibilità

Il tutto, naturalmente, parte dal menu in cui al classico hamburger newyorkese cucinato con tecnica smash si unisce la versione speculare vegetale e 100% proteica, il beyond meat, e prosegue nell’approccio caratteristico di Bun che porta in primo piano un’idea di rispetto a tutto tondo.

Del pianeta, in primis, con un approccio totalmente plastic free e un’evoluzione verso una supply chain carbon neutral – per arrivare alle persone che compongono il mondo di Bun.

Dei clienti, naturalmente, sui quali si esprime alla perfezione la Bun-philosophy incentrata sulla kindess, che si traduce in gentilezza, in soddisfazione di ogni esigenza alimentare, nella condivisione di spazi in cui l’inclusività è la parola d’ordine.

E del personale interno, coinvolto attivamente nella crescita dell’azienda, di cui fanno ugualmente parte persone provenienti da categorie svantaggiate e da accordi con associazioni che si occupano di risocializzazione.

“Crediamo nel capitale umano: il nostro è un progetto che non si esaurisce nell’hamburger ma diventa totalizzante nella misura in cui ogni singolo dipendente o esterno che sia, è chiamato a dare il suo contributo fondamentale per rendere l’esperienza totalizzante”, ha commentato Danilo Gasparini, ceo di Bun.

Via Dell’Orso e via Calindri a Milano - unitamente agli altri due store milanesi e a quelli di Arese e di Torino - rappresentano la scommessa vincente di Bun
Via Dell’Orso e via Calindri a Milano – unitamente agli altri due store milanesi e a quelli di Arese e di Torino – rappresentano la scommessa vincente di Bun

Non solo: hamburger: una questione anche di layout

Una visione che trova la sua perfetta cornice nei locali del brand, tutti realizzati in collaborazione con lo studio spagnolo Masquespacio, tutti ugualmente capaci, nella loro diversità, di mantenersi fortemente identitari.

La mano di design è prioritaria nel mantenere le caratteristiche intrinseche degli ambienti originali graffiandole, però, con tracce forti e connotanti (gli archi, il color block, le piastrelle) e con soluzioni dall’alto coefficiente scenografico, come gli spazi trattati come se fossero piscine o gli specchi all round.

Il risultato d’impatto è fortemente instagrammabile e sintetizza, esteticamente, le esigenze di novità delle nuove generazioni con l’idea più sofisticata di hambuger gourmet.

E i numeri danno ragione all’ardire di quella che, nata come una start up, è diventata una realtà nel settore della ristorazione premiata da un fatturato in continua crescita che conta di chiudere l’anno a 3 milioni di euro e di arrivare al 2022 con un giro di affari di 10 milioni di euro e un totale di 18 locali.

Milano, ma anche Torino, Genova e lo sguardo puntato nel Centro Sud della Penisola nel futuro prossimo di Bun.

Danilo Gasparini, ceo di Bun
Danilo Gasparini, ceo di Bun
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