Salon, a tu per tu col mito: la verticale di tutte le annate tra la 1990 e la 2007

Lo Champagne è globalmente riconosciuto come la massima espressione dell’arte dell’assemblaggio. Sono infatti sette i vitigni riconosciuti dal disciplinare, con i tre principali, Chardonnay, Pinot Noir e Meunier, che contano per più del 99% degli ettari coltivati. E dall’assemblaggio di questo fantastico trio, con le uve derivanti da più vendemmie e da zone diverse, è stata scritta la storia della bollicina più famosa al mondo. In pochi, pochissimi, fino a qualche decennio fa hanno immaginato di vinificare in purezza uno solo di questi vitigni. Ma un tale, pellicciaio di mestiere, champenois di origine e parigino di adozione, un giorno decise di fare una scommessa in tempi dove a molti sembrava solamente una decisione assurda. Volle infatti creare uno degli Champagne migliori al mondo vinificando singolarmente un solo vitigno: lo Chardonnay. Ma non è tutto: un solo terroir, uno dei più pregiati della Regione, Mesnil-sur-Oger, e solamente con uve proveniente dalla stessa vendemmia. Ça va sans dire: solo nelle annate migliori. Questo signore si chiamava Eugène-Aimé Salon, acquistò una singola parcella nel famoso villaggio Grand Cru della Cote de Blancs ed è il fondatore di quella che non soltanto è diventata una delle Maison più blasonate al mondo, ma un vero e proprio mito: Salon.

La nascita del mito: di cosa parliamo quando parliamo di Salon

La fondazione di Salon risale al 1911, anche se dal 1905 cominciarono a essere prodotte le prime bottiglie. All’inizio, la produzione era destinata solo al consumo in famiglia e di una ristretta cerchia di (fortunati) amici del pellicciaio parigino, ma dal 1920 cominciò anche l’avventura commerciale con le prime etichette a fare la loro comparsa sul mercato: il successo è talmente clamoroso che nei ruggenti anni ’20 Salon diviene lo Champagne ufficiale del celebre ristorante “Chez Maxim’s” a Parigi.

Oggi, come detto prima, Salon rappresenta non solo una delle Maison più blasonate, ma un vero e proprio mito: uno Champagne prodotto solo nelle annate migliori (sono 37 i millesimi messi sul mercato nel 20esimo secolo e cinque – ad oggi – quelle negli anni 2000, con il 2002, il 2004, il 2006, il 2007 e il 2008). 

Piccola curiosità: la 2008, data la sua eccezionalità, è disponibile solo in Magnum e solo all’interno di una cassetta da collezione insieme ad altre sei bottiglie (due 2004, due 2006, due 2007) ad una cifra al pubblico che si aggira attorno ai 10mila euro. La prossima annata, ormai prossima alla presentazione ufficiale, sarà la 2012. 

La fondazione di Salon risale al 1911, anche se dal 1905 cominciarono a essere prodotte le prime bottiglie
La fondazione di Salon risale al 1911, anche se dal 1905 cominciarono a essere prodotte le prime bottiglie

Il figlio prediletto di Mesnil-sur-Oger

Ma cosa caratterizza e rende così speciale lo Champagne targato Salon? In primis le uve, provenienti da una ventina di parcelle di Mesnil di proprietà di alcune famiglie di vigneron, che continuano a conferire le uve a Salon fin dalla prima bottiglia, oltre ad un paio di ettari di proprietà diretta della Maison, tra cui la magica parcella del “Jardin de Salon”.

Circa 60mila, poi, le bottiglie prodotte per ogni millesimo. Fermentazione malolattica mai effettuata, una decina di anni sui lieviti e dosaggi sempre molto bassi.

Ma il mito di Salon va ben oltre il modo in cui è concepito. Ed è sufficiente fare un salto indietro nel XX secolo e ripercorrere i fatti salienti che hanno segnato la storia della Maison per comprenderlo. 

La magica parcella del “Jardin de Salon”, sul retro della Maison
La magica parcella del “Jardin de Salon”, sul retro della Maison

La “liberazione” del Salon 1928

Monsieur Salon muore nel 1943. Con la Francia occupata dai nazisti, le cantine della Maison vengono saccheggiate e quasi tutto lo stock di bottiglie presenti portato in Germania. Lì, storia di guerra come tante altre, se ne perdono le tracce. 

In particolare, a scomparire è l’annata leggendaria 1928 (di cui oggi esistono ancora due sole bottiglie conservate nelle cantine della Maison). Ma a “liberare” questo tesoro ci pensa la brigata guidata dal Generale Leclerc: durante la conquista del Nido dell’Aquila, la residenza alpina di Hitler sulle Alpi Bavaresi, è un giovane partigiano, di nome Bernard de Nonancourt, il primo a entrare nelle cantine e a ritrovare il Salon perduto. È un “figlio d’arte”: di quella Marie-Louise Lanson de Nonancourt che qualche anno prima era diventata proprietaria della Maison di Champagne Laurent-Perrier. 

Nel 1988 Monsieur de Nonancourt, che nel frattempo è succeduto la madre alla guida della realtà di Tour-sur-Marne, riesce finalmente a coronare un sogno cullato sin da quand’era un giovane sergente della resistenza: acquisire Salon, che, nel 1963, era passata a Besserat de Bellefon.

Le ultime due bottiglie della leggendaria annata 1928, quella requisita dai Nazisti e "liberata" da un giovane Bernard de Nonancourt
Le ultime due bottiglie della leggendaria annata 1928, quella requisita dai Nazisti e “liberata” da un giovane Bernard de Nonancourt

Qui si rifà la storia: la nostra verticale con tutte le annate di Salon tra la 1990 e la 2007

Questa che vi ho raccontato è la storia “ufficiale”. Ma oggi è anche un capitolo “personale” che voglio condividere. 

Ho infatti recentemente avuto il privilegio di partecipare a una degustazione memorabile insieme ad una ristretta cerchia di appassionati, dove a venire stappate sono state tutte le annate di Salon tra la 1990 e la 2007. 

Tre batterie di tre bottiglie ciascuna: abbiamo iniziato con 2007-2006-2004, poi sono seguite 2002-1999-1997, infine abbiamo concluso con 1996-1995-1990.

Poter assaggiare nella stessa sessione una verticale di questa portata è forse una delle esperienze più didattiche e formative che ogni appassionato possa desiderare. L’unico vero modo di capire le differenze tra le diverse annate ed esprimere pareri comparativi che si basino su elementi oggettivi e non solo sul sentito dire o sul timore reverenziale nei confronti dell’etichetta.

La prima batteria: 2007-2006-2004

La prima batteria, come detto ci ha visto mettere a confronto 2007-2006-2004

Di queste senza dubbio la 2004 è oggi una spanna sopra le altre. Annata considerata eccellente dai grandi esperti di Champagne, anche se molto spesso sottovalutata (a dispetto della 2002). 

Grandissima acidità e freschezza, lunghissima al sorso, un naso ricco di sentori che arrivano fino alla crema alla liquirizia. Non solo è risultata la migliore della sua batteria, ma a mio avviso anche medaglia d’argento dell’intera degustazione.

La 2006, in tutta onestà, a me non è dispiaciuta. Ma, parere condiviso anche da alcuni amici grandi appassionati e conoscitori della Maison presenti al tavolo, non in linea allo stile della Maison. Note di pasticceria più marcate, più morbida, meno potente in bocca e a star lì nel calice, scaldandosi, è un po’ peggiorata. 

Sulla 2007 specifico solo che per me avrà da dire la sua, ma bisogna saperla aspettare: oggi molto citrica, minerale, ancora un po’ chiusa. Con i grandi Champagne non bisogna avere fretta: avremo tempo di lodarla negli anni a venire. 

Purtroppo, troppo spesso si leggono commenti di giornalisti enogastronomici, o presunti tali, che considerano sempre “straordinaria” o “la migliore di sempre” l’ultima annata messa sul mercato da questa o quella Maison. Io non la vedo (quasi mai) così: lo Champagne deve essere aspettato e solo assaggiando, comparando, riassaggiando e riassaggiando ancora in momenti diversi, calici diversi, situazioni diverse, ci si può fare un’idea chiara e poter esprimere un giudizio oggettivo.  

"La 2004 è oggi una spanna sopra le altre" (TopChampagne sulla verticale Salon)
“La 2004 è oggi una spanna sopra le altre” (TopChampagne)

La seconda batteria: 2002-1999-1997

Passiamo alla seconda batteria: 2002-1999-1997. Tutte e le tre le bottiglie sono risultate molto chiuse all’inizio e tutte e tre sono migliorate col tempo, nel calice.

La 1997 è stata per me la più interessante. Un’annata peraltro abbastanza discussa, non millesimata da tutte le grandi Maison, ma che a mia esperienza spesso regala grandi emozioni. 

In questo caso parliamo della 1997 con sboccatura tardiva, dunque nel 2018. 20 anni sui lieviti e solo un paio in bottiglia ad oggi regalano al sorso una freschezza incredibile accompagnata da una pienezza e una complessità degna di nota. 

Non ha confermato i miei precedenti giudizi sempre positivi, invece, la 1999. Una delle annate “dimenticate” in Champagne, che io al contrario ho spesso elogiato e apprezzato. Forse la bottiglia non era nella sua forma migliore; può succedere. All’inizio il naso era un po’ ridotto ed è migliorato con il passare dei minuti nel calice, ma a mio parere anche al sorso non era in linea con i miei ricordi di precedenti assaggi: peccato. 

Che dire della 2002? Annata spesso considerata tra le migliori del decennio. Sicuramente buona, al naso si percepisce in modo netto una bella crema pasticcera al limone. Il sorso però non è lunghissimo e la bolla un po’ scarica. Non è la prima volta che mi accade con una 2002 di Salon: potrebbe essere anche in questo caso la bottiglia non in formissima o forse stiamo iniziando a vedere qualche 2002 arrivata all’apice? Anche in questo caso, lo scopriremo solo continuando ad assaggiare nel tempo. Ad ogni modo, una cosa per me è certa e lo ripeto: la 2004 oggi è una spanna sopra, senza dubbio.

"La 1997 spesso regala grandi emozioni" (TopChampagne sulla verticale Salon)
“La 1997 spesso regala grandi emozioni” (TopChampagne)

Il grande finale: Salon 1996-1995-1990

A concludere, tre millesimi considerati eccezionali in Champagne. O meglio: due annate eccezionali (la 1990 e la 1995) e una “estrema”, come la definisce lo stesso Alberto Lupetti. 

Uno dei massimi esperti mondiali dello Champagne, nella sua opera “La mia Champagne”, a proposito scrive: “[…] Sebbene in Italia l’abbiamo mitizzata, in Champagne non troverete mai nessuno che ve la definirà tale (eccezionale, ndr), invece vi diranno che fu “estrema” perché mai in tre secoli di storia della Champagne c’era stata un’annata come la 1996 con un simile livello tra maturità […] e freschezza […]”. 

Sono totalmente d’accordo con lui sull’annata e questa 1996 ne è un perfetto esempio. Un bel naso con note ossidative che virano verso note di zabaione, al sorso un’acidità preponderante. Oggi secondo me “troppo” di entrambe le cose per l’annata e gli anni post sboccatura. Non sembra (ancora?) perfettamente bilanciata. Vale sempre la stessa regola: riassaggiamo fra un po’ e vediamo che succede. Oggi di certo non sale sul podio. 

Il podio, la piazza d’onore, in questo momento spetta senza dubbio alla sorella minore: la 1995. Per me un’annata trascurata, troppo spesso messa in ombra dalla “mitizzata” 1996, ma che merita le luci della ribalta e di tutto lo spazio che ha saputo conquistarsi. Un naso ricco, con note agrumate, leggermente ossidative, qualche nota lattica: bellissimo. Al sorso è molto più equilibrata e piacevole della 1996: lunghissima, fine, elegante.

L’ultimo assaggio è stato la 1990. Un millesimo che io adoro e anche in questo caso non mi ha deluso. Note ossidative più marcate al naso, fino ai sentori di caffè. Con gli amici al tavolo abbiamo discusso molto di questo assaggio e i pareri sono stati contrastanti: è il bello di degustare con grandi appassionati solo per il piacere di crescere, imparare e formarsi. 

1990: c’è stato chi lo ritiene all’apice del suo ciclo, chi già un po’ oltre. In ogni caso, oggi, per gli amanti dell’ossidazione è un bel calice.

Il podio di TopChampagne

In sintesi, chi mi conosce lo sa: io non do e mai darò punteggi. Non sta ad un appassionato come me farlo, ma ai critici, quelli veri, quelli (sia chiaro!) competenti. E che tutti quanto leggiamo sempre con piacere: possiamo condividere o meno i giudizi di altri, ma in ogni caso sono pareri di personalità autorevoli di questo mondo che ci mettono la faccia, dando un giudizio netto su una singola bottiglia.

Io mi limito a un offrirvi un personalissimo podio del cuore: a giudizio di TopChampagne, in questa degustazione ha vinto la 1995 (la grande annata dimenticata), seguita dalla 2004 (la rivelazione della giornata) e, a chiudere, dalla 1997. E quel che rimane è il privilegio di aver potuto confrontarsi con un capitolo di storia. Anzi, di più: del mito Salon.

"La 1995, un’annata trascurata, troppo spesso messa in ombra dalla mitizzata 1996" (TopChampagne sulla verticale Salon)
“La 1995, un’annata trascurata, troppo spesso messa in ombra dalla mitizzata 1996” (TopChampagne)

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