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Garganega: la scelta controcorrente di Basaltica

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Che fine ha fatto la Garganega? Chi vive e lavora nella sua terra di origine, le province di Verona e Vicenza, conosce la risposta. Nonostante l’ottimo lavoro di alcuni produttori che scommettono ancora sul vitigno autoctono, nella maggior parte dei casi viene messa da parte o estirpata per far spazio a varietà alloctone più remunerative. Ma c’è anche chi ha deciso di optare per una scelta controcorrente rispetto a mode e convenienze del momento. Andando a configurare un piano di riqualifica che coinvolge i piccoli vignaioli di zona per nobilitare e restituire valore al vitigno autoctono di Gambellara. Su questo si fonda il progetto di Federico Marchetto, Junior Jader Framarin e Matteo Franchetto con Basaltica.

Un nuovo modo di guardare alla Garganega e al terroir di Gambellara

Basaltica nasce proprio con l’intento di valorizzare la Garganega, la sua area (nello specifico la zona di Gambellara) e i suoi viticoltori. 

Una realtà innovativa promossa da una nuova generazione di vignaioli, orientati a rispondere alle esigenze economiche e territoriali a lungo termine della loro zona. Un territorio unico che merita di essere preservato e promosso per la qualità dei suoi vini, ma che al contrario è sfruttato in modo intensivo per rispondere ad esigenze commerciali. 

Lo scopo è proprio andare a riscoprire la naturale versatilità di questo vitigno, capace di produrre vini frizzanti, spumantizzati o fermi secchi, così come straordinari Recioto e Vin Santo. 

Le colline di Gambellara sono infatti un terreno vocato alla viticoltura grazie alla natura vulcanica del terroir, che ha lasciato in eredità agli abitanti anche una cava di basalti che meriterebbe una storia a sé. Ed ecco svelata l’origine del nome Basaltica, nato dall’unione tra “basalti colonnari” e “terroir vulcanico”. Ma in chiave femminile. Come la terra, come l’uva, come la forza.

Federico Marchetto, Junior Jader Framarin e Matteo Franchetto, fondatori di Basaltica, progetto dedicato alla Garganega
Federico Marchetto, Junior Jader Framarin e Matteo Franchetto, fondatori di Basaltica

Basaltica: la storia della “cantina dei vignaioli”

Basaltica, nata nel 2018 dall’intuizione dei tre fondatori Federico Marchetto, Junior Jader Framarin e Matteo Franchetto, può essere considerata una “cantina dei vignaioli”. I primi attori coinvolti sono infatti i viticoltori di zona interessati a trasformare la loro uva in un prodotto che rispecchi la biodiversità del territorio.

Il coinvolgimento di chi opera in prima persona in vigna è fondamentale per realizzare l’idea di cooperazione e produzione orizzontale pensata dai fondatori. Si parte quindi con i vignaioli e il loro lavoro tra i filari, portato avanti sposando un “protocollo di buoni intenti” messo a punto da Basaltica.

Poche regole, nessuna deroga: non utilizzare pesticidi e/o prodotti fitosanitari; non utilizzare diserbanti; mantenere un comportamento sostenibile in vigneto limitando l’uso di mezzi pesanti; vendemmia in cassetta con selezione dei soli grappoli migliori. 

Il passaggio successivo è il conferimento delle uve a Basaltica, che si impegna a remunerare equamente ogni produttore.

Come funziona il progetto Basaltica

Il ruolo di Basaltica all’interno del progetto è innanzitutto quello di coordinamento. A partire dall’iniziale controllo che il protocollo venga rispettato in vigneto, dando supporto ai vignaioli ed effettuando apposite analisi sulle uve. 

Nella seconda fase, poi, sovrintende le operazioni di vinificazione e imbottigliamento, la partecipazione a fiere ed eventi di settore, la creazione della rete di vendita e della commercializzazione dei prodotti. Allo stesso tempo, si occupa del marketing e della divulgazione di tutto ciò che la costituisce e identifica.

Viste le numerose realtà vinicole del territorio, che da molti anni effettuano la vinificazione in bianco di stampo tradizionale, Basaltica ha preferito puntare su una produzione che si discostasse da quanto già sul mercato, con interpretazioni differenti di Garganega
Viste le numerose realtà vinicole del territorio, che da molti anni effettuano la vinificazione in bianco di stampo tradizionale, Basaltica ha preferito puntare su una produzione che si discostasse da quanto già sul mercato, con interpretazioni differenti di Garganega

Tre sfumature di Garganega: la scelta controcorrente di Basaltica

La sostenibilità ambientale, dopo la vigna, viene ricercata anche con il lavoro in cantina. I vini di Basaltica sono artigianali e naturali. Per questo non vengono utilizzati additivi e prodotti enologici. Tutti i vini non presentano residui chimici e gli unici interventi sono il controllo delle temperature, il bâtonnage e le follature manuali. Dalla fermentazione spontanea promossa dall’azione di lieviti indigeni è emersa la maggior presenza del lievito autoctono “Zygosaccaromyces Gambellarensis”, catalogato nel 2009 dal Consorzio Tutela Vini Gambellara in collaborazione con l’Università di Verona. 

La migliore espressione della mineralità del terroir avviene tramite macerazione sulle bucce, con tempistiche diverse a seconda della tipologia di vino. Ma la scelta di questa tipologia di vinificazione è da ricondurre, ancora una volta, alla sensibilità sociale che contraddistingue Basaltica. 

Viste le numerose realtà vinicole del territorio, che da molti anni effettuano la vinificazione in bianco di stampo tradizionale, si è preferito puntare su una produzione che si discostasse da quanto già sul mercato. Sintomo, ancora una volta, di attenzione e profondo rispetto per il territorio, per chi lo abita e per chi sceglie, con il proprio lavoro, di valorizzarlo ogni giorno.

E così, tre le etichette che caratterizzano la scelta controcorrente di Basaltica sono:

  • Zygo

100% uva Garganega, macerazione sulle bucce per tre settimane, maturazione per sei mesi in barrique di rovere esauste di Vin Santo. Affinamento in bottiglia prima della vendita.

  • Ryo

100% uva Garganega, macerazione sulle bucce per una settimana, maturazione in acciaio con remuage cadenzato delle fecce fini, rifermentazione con mosto di uva Garganega passita. Affinamento in bottiglia prima della vendita.

  • Garydù

60% uva Garganega macerata sulle bucce per una settimana in acciaio, 40% uva Durella macerata sulle bucce per qualche ora durante la pressatura e successiva fermentazione in acciaio. Unione delle masse al termine della fermentazione e maturazione in acciaio per sei mesi.

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