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Pol Roger, futuro Vintage: la verticale delle annate 2000

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L’occasione è di quelle da non mancare. Un viaggio in profondità nelle pieghe di uno degli Champagne più iconici. Quel che fu il preferito da Winston Churchill, cui la Maison di Epernay ha anche dedicato la sua più speciale cuvée. Ma non è di quest’ultima che parleremo (per quello vi rimandiamo all’articolo dei nostri Andrea Silvello e Francesca Mortaro, ndr), ma dell’anima stessa di Pol Roger.

Un’anima Vintage, che ne rappresenta anche il futuro. Ma non è di qualcosa d’impolverato o démodé che vi racconteremo, ma piuttosto di un’eleganza senza tempo, nel verso senso della parola: una verticale in Magnum, che ci ha condotto alla scoperta delle peculiarità delle annate 2013, 2009, 2008, 2004 e 2002 in compagnia di Bastien Collard de Billy, sesta generazione della famiglia alla guida della Maison, coordinatore generale del marchio e responsabile estero per diversi mercati di importanza primaria, tra cui l’Italia (il sesto e in crescita anche in questo 2021).

La sede della Maison, a Epernay
La sede della Maison, a Epernay

Cosa caratterizza lo stile Pol Roger, non solo nei Vintage

A dettare il passo della degustazione in verticale, svoltasi nel corso di Modena Champagne Experience, è Manlio Giustiniani, che prima della partenza ha definito quelle che sono le coordinate su cui ancora oggi si muove Pol Roger quando si parla di millesimati.

Un racconto che punta a farsi specchio della massima espressione di un’annata e che si caratterizza per un’attesa di almeno sette anni nelle storiche cantine della Maison, le più fredde (9,5°C) di tutta la regione e che si estendono per 9 km a -33 metri rispetto il livello stradale, dove sono conservate 9 milioni di bottiglie (la produzione annua è di circa 1,8 milioni).

Per Pol Roger, Vintage è parola che si declina anche in Rosé e Blanc des Blancs, ma che principalmente è sinonimo di Brut.

Per un vino che nasce dalla felice combinazione tra il 40% di Chardonnay, a donare eleganza e finezza, e il 60% di Pinot Noir, a garantire corpo e struttura: con il primo da uve della Côte des Blancs, con Le Mesnil sur Oger, Oger, Vertus, e Oiry, Cuis e Chouilly, mentre il secondo parla la lingua della Montagne de Reims, con Ambonnay, Bouzy, Rilly La Montagne, Mailly e Chigny les Roses, e della Grande Vallée della Marne, con Aÿ (dove nel 1849 la storia prese il via, prima del trasferimento nel 1899 a Epernay), Mareuil sur Aÿ, Cumières e Champillon.

E poi, il credo della Maison: utilizzo di solo acciaio, svolgimento della fermentazione malolattica e remuage rigorosamente a mano. Elementi che donano quell’eleganza che non passa mai di moda e terribilmente attuale nei suoi tratti distintivi. 

Le cantine della Maison Pol Roger, le più fredde (9,5°C) di tutta la regione e che si estendono per 9 km a -33 metri rispetto il livello stradale
Le cantine della Maison Pol Roger, le più fredde (9,5°C) di tutta la regione e che si estendono per 9 km a -33 metri rispetto il livello stradale

La verticale in Magnum: come si presentano oggi i Pol Roger Brut Vintage 2013, 2009, 2008, 2004 e 2002

La caratterizzazione di questo “stile” della Maison in cantina è esattamente quanto abbiamo riscontrato all’interno del nostro percorso, iniziato col Pol Roger Brut Vintage 2013: uno Champagne di grandissima eleganza che parte con un naso molto agrumato, poi si affacciano anche note di lampone e fragoline di bosco. Nette si percepiscono note di noci, mandorle e nocciola tritata. Sul finale, una timida spezia di pepe nero accompagna la ben più presente nota di frutta gialla matura tropicale e fresca. Bellissima persistenza e acidità. Un’annata dal grande potenziale, la 2013, ma ancora ai blocchi di partenza nella sua corsa.

Pol Roger Brut Vintage 2013
Pol Roger Brut Vintage 2013

A seguire è stato il tempo del Vintage 2009, dalla bellissima verticalità di palato, con note agrumate, di arancio e mandarino. Accenni alla mela, alla susina, ma si propone anche una piacevole nota balsamica che si accompagna ad una di spezia pungente, pepe bianco. Al palato è verticale e netto, tagliente se si vuole, sensazione tenuta su anche da una piacevolissima acidità. Chiude salato e minerale, per un’evoluzione ancora tutta in fieri.

Il cammino è poi proseguito all’insegna del Vintage 2008, vero fuoriquota dalla grandissima eleganza e profondità sia al naso sia al palato. La beva è accattivante e sapiente fino all’ultimo sorso. Si presenta con note di frutta secca, noci e nocciole tritate, tanta mineralità e salinità che arricchiscono l’esperienza gustativa. Frutta fresca gialla che strizza l’occhio al tropicale. Grande persistenza post deglutizione. Profondo e vibrante. Il figlio di un’annata assai conosciuta, una bottiglia magistrale.

La successiva tappa ci ha condotti a incontrare il Vintage 2004, oggi gioco di acidità, struttura e dolcezza. Frutta candida, uvetta, miele millefiori. Profumi intensi e stratificati che danno complessità alla beva. Noce, noci tostate, lieve nota affumicata, ricordo di sottobosco. Acidità, tensione e profondità di beva, per uno Champagne dalla grande maturità che è potenza assoluta. 

A chiudere l’esperienza (bene ricordarlo: in Magnum), il Pol Roger Brut Vintage 2002, uno Champagne oggi stellare. Per un’esperienza di beva elegante e profonda. Opulento nel gusto e nei profumi: miele, caramello, zenzero, frutta candita, vegetale caldo, note fumé e tostate di vaniglia, pepe nero e bianco. Avvolgente e carnale. Dalla persistenza infinita. Per un’annata che, grazie alla sua rotondità, si potrà bere ancora per diversi anni. E che sigilla la degustazione in compagnia di Bastien Collard de Billy incoronandosi regina di questa verticale.

Pol Roger Brut Vintage 2002
Pol Roger Brut Vintage 2002

[Questo articolo è stato scritto a quattro mani da Irene Forni e Matteo Borré]

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