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Cataldi Madonna: il Natale è rosa con Cataldino e Piè delle Vigne

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Non più rosso: oggi il colore del Natale ha i toni cipria. Sono innanzitutto quelli del Cataldino, il “provenzale d’Abruzzo”, uno dei rosa simbolo, tra i volti noti delle cantine della regione, firmato da Giulia Cataldi Madonna, giovane imprenditrice dal 2019 a capo dell’azienda di famiglia. Non si parla di un Cerasuolo e guai a chiamarlo rosato: il Cataldino è un Montepulciano vinificato in bianco dal colore cipria. Un esperimento di successo che Giulia ha deciso di tentare mentre scriveva la sua tesi di laurea e che oggi si sta ritagliando la sua particolarissima nicchia di ammiratori.

Ma non solo Cataldino. Cataldi Madonna si prepara a colorare insolitamente di rosa le tavole degli italiani durante le feste anche con il suo Piè delle Vigne. Un vino che rappresenta la tradizione, la storia del territorio e lancia il guanto di sfida i cugini d’Oltralpe, dalle cui produzioni si differenzia per identità. 

Come nascono Cataldino e Piè delle Vigne: la filosofia in rosa di Cataldi Madonna

Cataldi Madonna, l’azienda con sede nel “Forno d’Abruzzo”, l’altopiano di Ofena ai piedi del ghiacciaio del Calderone, all’interno del massiccio del Gran Sasso, ha fatto del rosa la sua battaglia e oggi il suo simbolo, in particolare con l’avvento alla guida dell’azienda di Giulia Cataldi Madonna, figlia del “professore vignaiolo” Luigi, docente di filosofia all’università e figura di spicco del rinascimento vinicolo abruzzese. 

Dal 2019 alla guida dell’azienda c'è Giulia Cataldi Madonna, figlia del “professore vignaiolo” Luigi
Dal 2019 alla guida dell’azienda c’è Giulia Cataldi Madonna, figlia del “professore vignaiolo” Luigi

“L’errore è pensare che il rosa sia un vino da femminuccia o un vino da bere solamente d’estate, sotto al capanno”, spiega decisa Giulia. “Noi, per combattere questo stereotipo, quasi per provocazione, commercializziamo il Cataldino a Natale”. 

“Tutto è nato dalla riflessione scaturita da un dato impressionante: il 30% dei Francesi beve rosé, mentre soltanto l’8% degli italiani apprezza il rosato. Com’è possibile?”, riprende Giulia. L’idea era cambiare la tendenza: una sfida grande con una risposta semplice. “A noi manca la fede nel rosato e il Cataldino vuole essere un piccolo contributo alla sua crescita”. 

Meno giovane ma pluripremiato è il Piè delle Vigne, vino dal DNA frutto dell’innesto di una procedura su un’altra. Questo Cerasuolo – un Cru vincitore per tre volte del prestigioso premio 3 bicchieri Gambero Rosso (2021, 2019, 2018) e dell’attestato di eccellenza Vitae 2021 dell’Associazione Italiana Sommelier – nasce nel 1996 con lo scopo di rinnovare un’antica tecnica, usata dai contadini della zona per produrre il vino di casa: la svacata. 

Un termine particolare che deriva da vaco, acino, per una procedura che consiste nel separare subito il mosto dalle bucce e contemporaneamente, in un tino a parte, fare una macerazione con le bucce, svinata a metà fermentazione. Le due parti, in proporzioni che variavano a seconda dei gusti del contadino, sono poi unite a fine fermentazione. Con la svacata a “correggere” struttura e colore della parte vinificata senza bucce.

Dopo varie sperimentazioni con percentuali diverse, il Piè delle Vigne Cataldi Madonna ha trovato la formula migliore, che vede una miscela del 85% di mosto fatto senza bucce, come se fosse un bianco, e del 15% macerato con le bucce, come se fosse un rosso. Non un vino “facile” ma sicuramente unico per la difficoltà data dall’ottenere due mosti della stessa partita d’uva vinificati differentemente – e che hanno ovviamente tempi diversi – con lo stesso residuo di zuccheri. Si deve partire in momenti diversi, ma bisogna arrivare insieme.

Il Piè delle Vigne Cataldi Madonna è un Cerasuolo, Cru vincitore per tre volte del prestigioso premio 3 bicchieri Gambero Rosso (2021, 2019, 2018)
Il Piè delle Vigne è un Cerasuolo, Cru vincitore per tre volte del prestigioso premio 3 bicchieri Gambero Rosso (2021, 2019, 2018)

Cataldino, invece, nasce dalle migliori uve dell’azienda, aspettando la loro piena maturazione fenolica, con l’ambizioso obiettivo di mostrare che le terre del Gran Sasso, luogo di produzione e sede dell’azienda, sono tra le più vocate al mondo per la realizzazione di rosati concepiti come questo. Un Montepulciano vinificato in bianco, con fermentazione spontanea a tra 18 e 20°C, complesso e persistente.

Il risultato è sicuramente un vino che presenta affinità di stile con alcuni provenzali, ma col plus del Gran Sasso, del suo ghiacciaio e soprattutto del Montepulciano. Ed è proprio con questi tre assi che il Cataldino gioca la sua partita.

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