Addio Lino Maga: l’Oltrepò piange il Signor Barbacarlo

A 90 anni, con 84 vendemmie alle spalle, come amava ricordare quando intervistato, se n’è andato Lino Maga, vignaiolo in Broni. Un simbolo dell’Oltrepò Pavese, con il suo vino per eccellenza, quel Barbacarlo “cantato” nel corso dei decenni da tanti, a iniziare da Mario Soldati, Gianni Brera e Luigi Veronelli.

Un’etichetta mito che ancora oggi racconta tutta l’eccellenza di una zona tra le più vocate del vino italiano.

Ci lascia Lino Maga, ma non ci lascia la sua idea di vino e di un Oltrepò chiamato a essere protagonista con le sue idee e le sue straordinarie potenzialità. Un pensiero magnificamente riassunto in un augurio per il futuro della sua terra riportato in un’intervista che rilasciò qualche anno fa ad Ais Lombardia:

“Quando si capirà che la terra è nostra madre, con i suoi frutti, distinguendo le produzioni, daremo allora traino e immagine alla zona. Solo allora l’Oltrepò Pavese fiorirà”.

E oggi che l’Oltrepò è tornato sulla bocca e nei calici di tanti, gran parte del merito è proprio del Signor Barbacarlo.

“Quando si capirà che la terra è nostra madre, con i suoi frutti, distinguendo le produzioni, daremo allora traino e immagine alla zona. Solo allora l’Oltrepò Pavese fiorirà” (Lino Maga)
“Quando si capirà che la terra è nostra madre, con i suoi frutti, distinguendo le produzioni, daremo allora traino e immagine alla zona. Solo allora l’Oltrepò Pavese fiorirà” (Lino Maga)

Il ricordo del coraggio di Lino Maga dei Vignaioli Indipendenti

Il ricordo di Lino Maga che vogliamo condividere è quello dei vignaioli suoi “colleghi”, gli “indipendenti” della Fivi

Oggi, sui profili social della Federazione, sono rilanciate le parole con le motivazioni che portarono ad assegnargli, nel 2014, la prima edizione del premio Vignaiolo dell’Anno. 

“Lino Maga e il Barbacarlo. Una coppia, un binomio, in cui l’uno è il naturale premio all’altro. Insieme sono compendio di lavoro, determinazione, critica, intelligenza, fortuna e coraggio”. 

Ogni anno, in ogni vendemmia, dagli anni ‘50 ad oggi, questa coppia è l’emblema del coraggio. Il coraggio di andare in vigna e coltivarla. Il coraggio di non vendere le uve ottenute e di lasciarle evolvere secondo natura. Il coraggio di comprare tappi buoni e bottiglie, riempirle e aspettare. Il coraggio di metterle sul mercato con un prezzo fatto semplicemente sul costo di produzione. Il coraggio di chiamare un vino con un nome che il mercato non bramava, ma che a un certo punto qualcuno ha tentato di usurpare. Il coraggio di rivendicare, comunicare, etichettare che Barbacarlo appartiene a quella particella catastale, a quella vigna; che il Barbacarlo sono al massimo 11.000 bottiglie. Mai di più. Mai sempre le stesse”.

“Lino Maga e il Barbacarlo sono l’essenza del coraggio. Lino Maga e il suo Barbacarlo sono il tempo, la voglia, l’energia, l’indispensabilità di difendere con forza uno, cinque, mille, cinquecentomila ettari di vigna, come atto dovuto nei confronti della società, a volte contro la società, per l’umanità”. 

“Lino Maga e il suo Barbacarlo: una coppia diversamente abile a produrre P.I.L. – prodotto interno lordo, ma da sempre un modello per me vignaiolo italiano. Per noi vignaioli e italiani”.

(In copertina: Ph. Mauro Fermariello per Fivi)

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