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Monfortino 1955 13 litri: una degustazione da leggenda

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Immaginatevi uno dei vini più conosciuti e apprezzati in Italia e nel mondo, il Monfortino di Giacomo Conterno. Immaginatevi il formato più grande possibile, il 13 litri. Immaginatevi un’annata assai vecchia, la 1955. Immaginatevi ora la notizia. E no, non è quella che questa bottiglia è stata battuta all’asta ad un prezzo esorbitante: cosa, per altro, già avvenuta, con il fortunato che se l’è aggiudicata per una cifra di circa 25 mila euro. La notizia è che qualcuno ha avuto il coraggio di aprirla quella bottiglia. 

Cosa che non accade spesso, si sa, perché vini del genere sono ritenuti, nell’immaginario comune, da collezione, da speculazione, da teca, da esposizione, da museo. Invece no. Per Marcello Brunetti, l’organizzatore dell’insolita degustazione, come per Roberto Barchi, che da trent’anni cerca, seleziona e vende bottiglie vecchie, i vini così vanno bevuti. 

Bevuti senza esitazione. E questo è il racconto della nostra esperienza davanti a una vera e propria etichetta mito del vino italiano.

Roberto Barchi e Marcello Brunetti insieme alla bottiglia di Monfortino 1955 13 litri
Roberto Barchi e Marcello Brunetti insieme alla bottiglia di Monfortino 1955 13 litri

La storia di Giacomo Conterno e del primo Barolo riserva

Un’etichetta e un formato da leggenda, si diceva. Ma l’intento di Marcello Brunetti, che è riuscito a mettere insieme – attraverso il proprio profilo Instagram – 70 appassionati provenienti da tutta Italia in un ristorante di Reggio Emilia lo scorso sabato 5 febbraio, è proprio quello di sfatare alcuni miti, facendo parlare innanzitutto il vino. 

Nel panorama dell’enologia internazionale, senza dubbio, la Langa rappresenta un fiore all’occhiello. E Giacomo Conterno, all’inizio del ‘900, fu uno dei primi a capire che si poteva produrre un vino da invecchiamento: un vino che non fosse solo un alimento ma che si potesse conservare a lungo. In due parole, un Barolo riserva. 

Nasce così il famoso Monfortino. Era il 1924. Il resto è storia. Ma la bravura e la lungimiranza di Conterno e degli altri produttori che si sono cimentati in Langa nella prima metà del Novecento sono in grado di arrivare fino a noi? 

I vini di quegli anni cosa raccontano? Innanzitutto, che non abbiamo nulla da invidiare ai grandi vini francesi. 

Nulla da invidiare a Bordeaux, quindi, perché questi nostri vini piemontesi, calice alla mano, hanno una tenuta che li rende unici al mondo. Ed è bene ricordarlo. 

Ma come dicevamo, per accorgersene bisogna berli. Bisogna aprire le bottiglie e ascoltare quello che ha da dire il contenuto di ciascuna di esse. Ed è proprio quanto è successo in occasione della grande sfilata di etichette andata in scena a Reggio Emilia, con un servizio coordinato da Oscar Mazzoleni, maître e sommelier de Al Carroponte di Bergamo, ospite d’eccezione della giornata insieme a Stefano Amerighi, vignaiolo in Cortona.

Monfortino 1955 13 litri alla prova del tempo
Monfortino 1955 13 litri

Monfortino 1955 13 litri alla prova del tempo

All’apertura – operazione chirurgica che richiede tempo, massima precisione e maniacale delicatezza soprattutto nella rimozione dell’olio enologico che sta a protezione del vino – il Monfortino 1955 sorprende da tutti i punti di vista. 

Non c’è ossidazione al naso e non vira sull’aranciato nelle note cromatiche. Il colore è vivo, di un rosso acceso che sfuma ad un granato compatto. 

All’assaggio, poi, niente è fuori posto. Prevalgono l’integrità del vino e la sua perfetta evoluzione e conservazione, accompagnate da un sapore unico, fatto di qualche nota evoluta ma allo stesso tempo da un frutto fragrante, segno della giovinezza che non ti aspetti. 

È un vino che ha retto il tempo in maniera egregia. Nessuna ruga, nessun segno di stanchezza. 67 anni e sentirsene sulle spalle neanche 10.

Ma il rendez-vous emiliano è stato un evento speciale non soltanto per il Monfortino 1955. E vi raccontiamo perché.

Il colore è vivo, di un rosso acceso che sfuma ad un granato compatto. 
Il colore è vivo, di un rosso acceso che sfuma ad un granato compatto

Le altre etichette della degustazione: la storia di Langa oltre Monfortino

La cosa interessante, infatti, non è stato soltanto l’assaggio in sé del grande protagonista, che già basterebbe reggere i confronti con tutti gli assaggi da qui ai prossimi 20 anni. Ma la Grande Bellezza della giornata in compagnia con il Monfortino 1955 è stata rappresentata dalla comparazione con altri vini del territorio, in diverse annate e formati. 

In passerella sono sfilati: Bartolo Mascarello 1971 magnum e Barolo Castella 1982 da 0,75 litri. 

E ancora: Cordero di Montezemolo Barolo 1971, Oddero Barolo 1964, Francesco Rinaldi Barolo 1967, Calissano Barbaresco 1965, Gaja Barbaresco 1958 e 1961. 

E poi: Borgogno Barolo Riserva 1947 e 1931. Infine, altri quattro Monfortino: 1939, 1943, 1947 e riserva speciale 1964.

La Grande Bellezza della giornata in compagnia con il Monfortino 1955 è stata rappresentata dalla comparazione con altri vini del territorio, in diverse annate e formati
La Grande Bellezza della giornata in compagnia con il Monfortino 1955 è stata rappresentata dalla comparazione con altri vini del territorio, in diverse annate e formati

Una batteria ricca ed interessante dalla quale sono rimasti indelebili nella memoria, insieme a Monfortino ‘55, Borgogno ‘47 e Gaja ‘58. 

Vini di produttori che oggi, non per nulla, sono i mostri sacri dell’enologia mondiale. Produttori che hanno saputo dare voce ad un territorio che ha dato vita a bottiglie intramontabili. 

E quando diciamo intramontabili non è per sentito dire, ma perché dopo averle aperte e bevute è balenato nella mente un’unica consapevolezza: tra 60 anni, ci regaleranno ancora grandi emozioni. 

Indelebili nella memoria, insieme a Monfortino ‘55, Borgogno ‘47 e Gaja ‘58. 
Indelebili nella memoria, insieme a Monfortino ‘55, Borgogno ‘47 e Gaja ‘58
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