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Tedeschi: una famiglia, tante sfumature di collina in Valpolicella 

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Il Cru come scelta di campo. La ricerca come guida per decifrare le infinite sfumature delle colline di Valpolicella. Una grande famiglia del vino cresciuta dal 1630, di generazione in generazione, assieme alle sue vigne. Viaggio al cuore della Valpolicella di Tedeschi nel racconto di Sabrina Tedeschi, contitolare della storica cantina di famiglia.

Fotografia di una famiglia di Valpolicella

La prima immagine che si fissa nella mente e nel calice quando si scatta una fotografia della Valpolicella di Tedeschi è quella di una famiglia. Ed è da qui che occorre partire per comprendere lo stile e i vini di una tra le più storiche realtà della zona Classica. 

Una famiglia, dunque, presente in queste terre fin dal 1630. Una famiglia, cresciuta di generazione in generazione assieme alle sue vigne, che hanno progressivamente esteso i loro orizzonti, di pari passo con quello che è stato lo sviluppo di un mercato che da locale si è fatto con il lento incedere del tempo mondiale. 

Da osti di paese e commercianti, grazie all’opera delle ultime generazioni, a partire da Lorenzo per giungere oggi ai tre figli Antonietta, Sabrina e Riccardo, il nome Tedeschi è giunto ora a indicare una delle cantine tra le più rinomate dell’intera Valpolicella. 

La prima immagine che si fissa nella mente e nel calice quando si scatta una fotografia della Valpolicella di Tedeschi è quella di una famiglia
La prima immagine che si fissa nella mente e nel calice quando si scatta una fotografia della Valpolicella di Tedeschi è quella di una famiglia

I cru e la filosofia di collina

È una realtà vitivinicola, quella della famiglia Tedeschi, che dall’alta collina nella zona Classica, con i cru Capitel Monte Olmi, situato nella frazione di Pedemonte, nel comune di San Pietro in Cariano, e La Fabriseria, in località Le Pontare, tra i comuni di Sant’Ambrogio di Valpolicella e di Fumane, si è spinta fino ai comuni di Tregnago e di Mezzane di Sotto, dopo l’acquisizione nel 2006 della tenuta di Maternigo. Ed è proprio la parola cru a definire il primo e più importante tratto della sua filosofia produttiva. 

Una sana ossessione ereditata proprio dal padre Lorenzo, quella oggi coltivata da Antonietta, Sabrina e Riccardo. 

Partendo da La Fabriseria, proseguendo con lo storico Capitel Monte Olmi, intuizione di Lorenzo, fino a Maternigo, passo che ha definito l’ultima generazione, è la scelta di focalizzarsi sulla selezione dei singoli vigneti a definire in maniera indelebile la firma Tedeschi. 

Sostenitori dell’alta collina, come detto, è in “altitudine” che da sempre nascono i vini della famiglia, etichette oggi iconiche nel panorama della Valpolicella. Ma cosa le accomuna? Un tratto che si fa identità proprio grazie al contributo offerto da quella stessa alta collina. 

“Ricchezza aromatica, freschezza del frutto e verticalità, sono questi i tre elementi che regalano ai nostri vini il loro peculiare carattere”, spiega Sabrina Tedeschi. “Produzioni dove la struttura si avverte, ma a fronte di un equilibrio che rifugge l’eccessiva concentrazione e regala una piacevole bevibilità”. 

I terroir nel calice: la Valpolicella secondo Tedeschi

Ma cosa meglio definisce, per Tedeschi, le differenti sfumature dei terroir di Valpolicella in termini di produzioni? “In primis il Valpolicella stesso e subito dopo l’Amarone”, risponde Sabrina Tedeschi. 

“Il Ripasso è quello che invece possiamo definire più il vino di tecnica del nostro territorio”. 

La parola cru definisce il primo e più importante tratto della filosofia produttiva Tedeschi
La parola cru definisce il primo e più importante tratto della filosofia produttiva Tedeschi

Quel territorio che lascia dietro sé una traccia indelebile: precursori specifici, a seconda della zona, dell’altitudine e dell’esposizione. Ed è così che permette, anche dopo l’appassimento delle uve, di rendere identitario del vigneto di provenienza ciascuna espressione. 

La composizione del terreno è, infatti, uno dei fattori in grado d’influenzare l’aroma di un vino. Ben consapevole di questo aspetto, la famiglia Tedeschi, in modo pionieristico in Valpolicella, ha intrapreso uno studio di caratterizzazione aromatica dei vigneti.

Dalle ricerche svolte, è certo che la frazione calcarea dei suoli dona intensità e complessità aromatica, oltre a generare vini eleganti. 

Da un’analisi più approfondita, la presenza di ossidi di ferro e di manganese favoriscono le note speziate e di frutta rossa, come amarena e ciliegia, che caratterizzano l’Amarone di casa Tedeschi. 

Al tempo stesso, la frazione sabbiosa del terreno accentua le note di frutti di bosco, ribes e lampone in primis, come si può avvertire all’assaggio del Ripasso San Rocco

La presenza di argilla nel terreno, unita a minerali ferrosi e manganesiferi conferisce vini strutturati, di grande longevità, con buon estratto e contenuto tannico, oltre a vini ricchi di colore. Lo scheletro, poi, trattiene l’acqua rilasciandola lentamente insieme ai sali minerali. Una tessitura del terreno bilanciata favorisce vini equilibrati e longevi. 

La freschezza tipica del Valpolicella d’annata, ben marcata nel Lucchine Tedeschi, è invece incoraggiata dalla presenza di ghiaie e di terreni di origine alluvionale. 

“Lavorando bene si riesce a interpretare il territorio, tanto che noi presentiamo cinque diverse sfumature di Valpolicella e altrettante di Amarone a catalogo”, sottolinea Sabrina Tedeschi. “E nel calice la differenza di particella in particella si rende poi evidente”. 

La scelta di focalizzarsi sulla selezione dei singoli vigneti a definire in maniera indelebile la firma Tedeschi.
La scelta di focalizzarsi sulla selezione dei singoli vigneti a definire in maniera indelebile la firma Tedeschi

Tra Corvina, Corvinone e Rondinella, si spazia così da interpretazioni fresche e di annata, ideali anche per sposare piatti più semplici, a selezioni di maggior struttura che conducono ad abbinamenti maggiormente elaborati.

Una nuova tradizione di Valpolicella, quella che si è così imposta. E che in questo 2022 porterà sul mercato, a fine anno come d’abitudine, il frutto di una grande annata per l’Amarone, la 2016, con il Capitel Monte Olmi combinazione di potenza ed eleganza, mentre con l’Amarone Maternigo il millesimo aveva già visto la luce in chiusura di 2021.

Per il Marne 180, “base che base non è”, è invece la 2018 a far capolino. “Si tratta dell’Amarone che sa sorprendere”, chiosa Sabrina Tedeschi, “come ha dimostrato facendoci giungere nella Top 100 di Wine Spectator lo scorso anno”. Con la storia di Valpolicella della famiglia Tedeschi che è già pronta ad arricchirsi di nuovi capitoli.

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