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Biologico, anche in Italia ha la sua legge: cosa dice

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Il bio, non soltanto quello del vino, ha la sua legge, anche in Italia. Semaforo verde del Senato al provvedimento che tutela la produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico. Il via libera, atteso da anni, quasi all’unanimità: 195 i sì, solo 4 gli astenuti.

Legge sul biologico: il sì del Senato

Il biologico in Italia è finalmente legge. Nella seduta del 2 marzo, il Senato ha approvato definitivamente il provvedimento che contiene le disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico. 

Il disegno di legge, atteso da molti anni, è arrivato al semaforo verde dopo un lungo iter parlamentare e allinea la normativa italiana alle strategie comunitarie del Green Deal, il patto verde europeo che ha l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. 

A essere così forniti sono gli strumenti per affrontare le sfide della nuova politica agricola, alla luce della strategia Farm to Fork che guiderà la transizione ecologica verso un sistema alimentare sostenibile e che prevede tra l’altro il 25% di agricoltura bio. 

La legge inserisce la produzione biologica tra le attività di interesse nazionale e ne riconosce la funzione sociale e ambientale: una buona notizia per il futuro dell’agricoltura sostenibile e del settore in cui l’Italia è leader in Europa.

Il mercato del biologico in Italia è, infatti, in grande espansione: sono più di 80.000 le imprese certificate bio, 2 milioni gli ettari di terreno coltivati e gli acquisti dei prodotti bio made in Italy nel 2021 hanno sfiorato i 7,5 miliardi di euro di valore, tra consumi interni ed export.

Il biologico in Italia è finalmente legge. Nella seduta del 2 marzo, il Senato ha approvato definitivamente il provvedimento
Il biologico in Italia è finalmente legge. Nella seduta del 2 marzo, il Senato ha approvato definitivamente il provvedimento

Cosa dice la nuova legge sull’agricoltura biologica

Tra i punti principali contenuti nella legge di tutela del biologico:

  • l’istituzione di un marchio nazionale di agricoltura biologica per i prodotti ottenuti da materia prima italiana;
  • la definizione giuridica dei distretti biologici nei quali sia significativa la produzione con metodo biologico;
  • un tavolo tecnico per la produzione biologica;
  • agevolazioni per la conversione al bio anche attraverso forme associative e contrattuali per rafforzare la filiera e il lavoro;
  • il piano nazionale per le sementi e la certificazione delle sementi;
  • il fondo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica, alimentato dal contributo annuale, nella misura del 2% del fatturato dell’anno precedente, dalle imprese titolari dell’autorizzazione all’immissione in commercio di determinati prodotti fitosanitari considerati nocivi per l’ambiente;
  • il sostegno alla ricerca;
  • la delega al Governo per la revisione della normativa in materia di armonizzazione e razionalizzazione dei controlli.

Transizione ecologica e modernità agricola: Slow Food Italia approva la legge sul biologico

Dopo tanta attesa, dunque, anche il secondo ramo del Parlamento ha approvato il disegno di legge che tutela un settore in continua espansione, che in soli 10 anni ha visto aumentare l’80% della superficie, fiore all’occhiello del made in Italy. 

Un metodo di produzione che va nella direzione indicata dalle strategie europee Farm to Fork e Biodiversità. 

“Finalmente l’Italia ha una legge sul biologico per costruire un’agricoltura che guarda al futuro nel rispetto della salute e dell’ambiente”, spiega Barbara Nappini, presidente Slow Food Italia.

“Siamo in presenza di un passaggio epocale verso un’agricoltura rispettosa dell’ambiente e amica della salute dei consumatori. Un passo concreto verso una reale transizione ecologica”.

È una legge, quella approvata, che va incontro all’esigenza di una vera modernità agricola, ad avviso di Slow Food Italia: quella che coniuga i vantaggi offerti dalle innovazioni tecnologiche con i saperi e le pratiche ancestrali, garantendo il rispetto delle esigenze ecosistemiche, gestendo le risorse naturali e limitando le esternalità negative, assicurando così una produzione adeguata in qualità e quantità. 

Il provvedimento, infatti, va a disciplinare aspetti importanti non solo per le 80.000 aziende che già praticano l’agricoltura biologica, ma anche per le tante aziende agroalimentari italiane, per la ricerca scientifica, per i consumatori, per i territori e soprattutto per le comunità che quei territori li abitano.

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