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Ucraina – Russia: il conflitto costa caro alle cooperative del vino italiano

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È un conto salato quello che il vino italiano sta pagando a causa del conflitto che vede opposte la Russia e l’Ucraina. A confermarlo sono le analisi condivise in occasione di Vinitaly da Luca Rigotti, coordinatore settore vitivinicolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari. Se dei valori generali già avevamo detto, ora è possibile prendere atto di quelle che sono state le prime ripercussioni sostanziali. “Il blocco dell’export di vini verso Russia e Ucraina produrrà per le cooperative vitivinicole perdite per oltre 200 milioni di euro”, evidenzia Rigotti.

“Anche se il peso delle esportazioni in questi paesi rappresenta in termini assoluti una quota marginale nel commercio estero dei vini italiani, e nonostante il divieto di esportazione sia di fatto stato limitato solo a vini dal valore superiore a 300 euro, le nostre cooperative hanno sospeso le vendite per via delle inevitabili difficoltà di garanzia nelle transazioni commerciali. Il blocco delle esportazioni nei due paesi ha poi un effetto indiretto in termini di ricollocazione del prodotto, con la conseguenza di una maggiore competizione sui mercati della parte di invenduto in Russia, Ucraina e Bielorussia”.

Dunque le conseguenze sono al momento duplici: sul fronte dei rapporti diretti con i due mercati, ma anche per le ripercussioni sul più generale trend di vendita.

Il ruolo delle cooperative del vino italiano e l’export in Russia: numeri e trend

Non solo vino invenduto e conseguenze sui prezzi negli altri sbocchi commerciali. Le difficoltà legate al conflitto tra Russia e Ucraina per le imprese italiane di vino influiscono pesantemente sugli scambi economici verso l’Europa dell’Est per un mondo, quello delle cantine cooperative, che oggi vale un giro d’affari di 4,8 miliardi di euro, il 40% del totale del fatturato del vino nazionale, ed un aggregato derivante dall’export pari a 2 miliardi di euro, circa un terzo di tutto il vino italiano commercializzato all’estero che ha raggiunto la quota record di 7,1 miliardi di euro (dicembre 2021, +12,4% rispetto al 2020).

“Ci sono inoltre problematiche inerenti all’attuazione della misura Ocm Promozione vino sui Paesi terzi”, prosegue Rigotti, “con difficoltà ad attuare o proseguire attività previste nei progetti approvati. Insieme alle altre sigle della filiera vitivinicola, abbiamo chiesto che gli operatori che non riusciranno ad attuare le misure non incorrano nelle sanzioni previste e che vengano introdotte altre misure di flessibilità”.

L’Italia è il primo paese fornitore di vini in Russia, con una quota di mercato di circa il 30% e una posizione di leadership rispetto a Spagna e Francia. Nel solo 2021 le esportazioni di vino italiano sono cresciute del 18,4% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un valore di 148 milioni di euro (+18% su base annua).

Nel 2021 in Russia si è registrato un boom nella domanda di richiesta di spumanti (+25%). L’offerta è molto concentrata nei vini dolci e sulle bollicine: 70 mila ettolitri (12% del totale venduto in Russia) sono rappresentati dalla Docg Asti spumante che esporta in Russia il 20% della produzione annua per un valore di 21 milioni di euro. Nel 2021 ha registrato +7,5% in volume e +2,5% in valore. Ammontano invece a 110 mila ettolitri (pari al 19% del totale venduto in Russia) le vendite di Prosecco per un valore di 38 milioni di euro: nel 2021, ha registrato +63% in volume e +54% in valore.

L’export di vino italiano in Ucraina e Bielorussa: le cifre 2021

In Ucraina l’Italia è leader di mercato e nei primi 9 mesi del 2021 ha registrato un incremento dell’import di vino italiani pari a un +20% in valore per i fermi frizzanti e un +78% per gli spumanti. 

Nel 2021 l’Italia ha esportato in Ucraina 42mila ettolitri di vino, per un valore di 55,5 milioni di euro, con un incremento del +30,1% rispetto all’anno precedente.

Le esportazioni di vino italiano in Bielorussia, poi, altro contesto “influenzato” dagli accadimenti bellici, hanno raggiungo nel 2021 un valore di 8,2 milioni di euro, con una crescita del 16,1% rispetto all’anno precedente.

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