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Trebbiano d’Abruzzo, 50 anni Doc in un wine tasting

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Un errore assai comune, quando si parla di Trebbiano d’Abruzzo, è quello di incasellarlo, come spesso si fa con molti altri vitigni, in una serie di stereotipi senza senso: ci si priva per primi, così, della nostra capacità di giudizio e soprattutto di quella punta di curiosità che mai dovrebbe mancare di fronte ad un calice di vino. Il Trebbiano d’Abruzzo, nel corso della sua storia ben più lunga dei 50 anni che quest’anno celebra la sua Doc, ha spesso dovuto combattere proprio contro quelle malelingue e screditamenti vari che nel tempo lo hanno sempre descritto come vino da taglio, semplice, solo di pronta beva e con espressività gustativa limitata. Certamente, come spesso accade, per sua fortuna, e per fortuna del patrimonio vitivinicolo italiano che di vitigni autoctoni, più o meno importanti, ne vanta molti, questo “mal parlare” e la poca considerazione non erano opera di tutti. Soprattutto, non era certo l’idea di coloro che in quest’uva hanno sempre creduto e in parte hanno fondato la propria identità produttiva e aziendale. E in occasione dell’ultima edizione di Vinitaly, il Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo ha voluto celebrare il Trebbiano e la nascita della sua Doc, andando a rendere omaggio alla sua natura ed espressività con una masterclass di 8 bottiglie di Trebbiano d’Abruzzo capaci di regalare una vera e propria testimonianza di come quest’uva bianca sia ben più di ciò che spesso è stata definita.

8 bottiglie di Trebbiano d’Abruzzo per 8 produttori: il wine tasting

In tutto 8 le bottiglie portate in degustazione in questa masterclass guidata da Walter Speller, come detto. Altrettante storie di aziende che hanno fatto, e continuano a fare, grande il Trebbiano e il vino abruzzese. Assaggi scelti con l’intenzione di mostrare le capacità di invecchiamento ed espressive del Trebbiano d’Abruzzo: da annate più recenti, presenti da poco sul mercato, ad annate storiche prime testimoni della nascita della Doc.

Dunque, dalla più recente interpretazione di Inalto 2019 siamo giunti ad una 1973 di Valentini (prima annata di fatto che si è potuta fregiare della Doc), passando per Tiberio 2014, Citra 2011, Cantina Tollo 2008, Masciarelli 2005, Emidio Pepe 1995 e Cornacchia 1973. Una degustazione che ci ha condotto ad avanzare qualche considerazione: ecco cosa abbiamo trovato in queste “testimonianze” nel calice.

8 bottiglie di Trebbiano d’Abruzzo per 8 produttori: una degustazione in 50 anni di Doc con Inalto, Valentini, Emidio Pepe e gli altri.

Le considerazioni su un viaggio Doc lungo 50 anni: molta storia, ancora tanto futuro

Nel suo insieme possiamo dire di aver colto, ma soprattutto riscontrato, quelle caratteristiche che tanto volevano essere evidenziate e che dovrebbero sostenere positivamente l’immagine e il buon nome di quest’uva bianca.

Il Trebbiano d’Abruzzo dopo tutto è stato ben rappresentato in questa degustazione che, tuttavia, ci ha anche spinto a una doverosa considerazione, importante premessa per chi chiamato ad approcciare vecchie annate di questo vitigno. Parte dei vini in degustazione sono, infatti, risultati in inevitabile discesa rispetto alla loro curva di maturazione e questo perché, nonostante il Trebbiano porti con sé una grande capacità d’invecchiamento, fin dalla sua nascita un vino deve essere concepito per invecchiare, mentre a diretta domanda posta in sede di degustazione, molti dei presenti non erano stati prodotti ancora con quello specifico intento. Ciò ha ovviamente condotto a trovare delle sensazioni gustative e odorose tipiche di un vino non al suo effettivo massimo espressivo.

Tuttavia, a confermare l’idea della potenza di questa grande uva sono certamente stati gli assaggi di Valentini 1973 ed Emidio Pepe 1995, oltre al giovane Inalto 2019.

  • Valentini 1973: Una buona evoluzione, naso e palato perfettamente soddisfatti e appagati. Note di lievitazione, mela candita, vaniglia e spezie dolci unite ad una punta di ossidazione che non stona per niente. Al palato presenta una buona struttura e pienezza che alterna la dolcezza con un elegante nota sapida. 
  • Emidio Pepe 1995: Il naso è poco incisivo rispetto al palato che invece appaga ogni aspettativa. C’è la mela, l’arancia e il miele, è salato e presenta, struttura e buona acidità. 
  • Inalto 2019: Porta con sé tutte le caratteristiche della sua giovane età, note fresche di fiori e mela. Filante ed equilibrato, appaga la beva.

Nella degustazione le etichette proposte hanno ben presentato le due facce del Trebbiano: un vino di pronta beva, filante, diretto ed appagante, ma anche un vino che, se cercato, può esprimere potenza, saggezza ed una piacevole evoluzione in invecchiamento. 

Dunque, al di là di cosa può soddisfare o no in fase di degustazione, l’idea è stata certamente resa e in tutta onestà noi di queste ben note capacità del Trebbiano d’Abruzzo che sia prodotto sul mare, in collina o in montagna o che sia il prodotto di piccole, grandi aziende o cooperative, ne siamo sempre stati certi. Che sia, allora, un buon mezzo secolo da festeggiare e che il Trebbiano trovi sempre più notorietà e qualità, in Abruzzo e in tutto il mondo.

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