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Cembra Cantina di Montagna, rivoluzione nel calice per 5 vini da assaggiare assolutamente

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Si apre un nuovo capitolo nella storia di Cembra Cantina di Montagna. Ed un racconto di rinascita da tenere ben monitorato per tutti gli appassionati delle produzioni alpine, quello inaugurato il 17 marzo, all’ombra della Madonnina, dalla storica realtà cooperativa che si identifica da 70 anni nella Valle di Cembra, una delle più spettacolari zone vitate delle Dolomiti, a nord-est di Trento. Infatti, si tratta di una nuova interpretazione del territorio quella che è stata lanciata attraverso il restyling di una collezione che si fa selezione non dell’intera proposta produttiva che può derivare dai vigneti eroici coltivati dai soci della cantina tra i 500 e i 900 metri s.l.m., ma di un’attenta analisi che ha condotto alla creazione di una gamma che racchiude solo il meglio del sapere fare dell’azienda trentina. E il risultato è già notevole ora.

Il nuovo corso dei vini Cembra Cantina di Montagna: cosa è cambiato

Con il 2022, Cembra Cantina di Montagna ha deciso di cambiare marcia e intraprendere un’ulteriore evoluzione nella direzione della qualità. Lo ha fatto partendo da ciò che da sempre la definisce e caratterizza: quei vigneti curati con dedizione da generazioni di viticoltori e ricamati da oltre 700 km di muretti a secco in uno dei territori più vocati del Trentino. Viti, come anticipato, che crescono tra i 500 e i 900 metri s.l.m., affondando le loro radici nel porfido rosso che regala vini di grande personalità.

L’intento di questa vera e propria “rinascita” di una proposta commerciale che prende il via da numeri oggi “selezionati”, con 10mila bottiglie per la bollicina simbolo e 3mila esemplari per ognuna delle altre 4 referenze, per la gamma Cembra Cantina di Montagna è interpretare in maniera ancor più fedele questo territorio dal profilo eccezionale per suoli, clima e altitudine. Un microcosmo che vuol far risuonare con sempre più forza la propria voce nel panorama del vino italiano e intende farlo attraverso un percorso altamente studiato che nel giro dei prossimi 5 anni conduca i numeri odierni a una produzione che si attesti attorno alle 100mila bottiglie complessive, in una crescita che sia sviluppo di qualità.

Un valore che si percepisce non soltanto nel calice, ma già a prima vista, con un’immagine da cui traspaiono proprio i tratti che definiscono queste produzioni realmente alpine in ogni loro dettaglio: dalla scelta degli uvaggi, quelli più vocati a queste altitudini, alla caratterizzazione della loro coltivazione, che pone le difficoltà e i benefici dell’alta montagna al centro.

5 vini alpini da assaggiare assolutamente: il segreto di una rivoluzione di montagna

Ambasciatori del nuovo corso a comporre la linea, in attesa di quella che potrebbe essere un’ulteriore sorpresa con un nuovo inserimento tra 12 mesi, sono 5 vini: i fermi Müller Thurgau 2020, Chardonnay 2020, Riesling 2020 e Pinot Nero 2019 insieme alle bollicine TrentoDoc Oro Rosso, Chardonnay in purezza nella versione Pas Dosé Riserva 2017.

“Alla base c’è una profonda consapevolezza del valore del territorio”, spiega l’enologo Stefano Rossi. “Vogliamo valorizzare in maniera ancora più netta le peculiarità delle nostre uve, da ricondurre alle altitudini, ai forti sbalzi termici tipici della valle e alla salinità data dal porfido, pietra rossa che da sempre rappresenta la ricchezza della valle, ai nostri vini”. Oltre alla vocazione del territorio, però, anche lo sforzo “eroico” del lavoro umano a supporto, come ribadisce lo stesso Rossi. “Nelle vigne con pendenze spesso estreme, anche al 40%, sono necessarie fino a 900-1000 ore di lavoro per ettaro all’anno”, precisa, “un impegno che nasce da una passione autentica che è anche uno stile di vita”.

Ed è proprio qui il “segreto” del nuovo corso: la pazienza di un’attesa che conduce sul mercato i vini bianchi simbolo due annate dopo la vendemmia di riferimento che sposa la cura maniacale fin dal lavoro tra i filari.

Le uve destinate alla collezione Cembra Cantina di Montagna vengono, infatti, severamente selezionate. Parole d’ordine: precisione, freschezza e delicatezza.

“Per salvaguardare la freschezza e il bouquet aromatico delle uve, prediligiamo i serbatoi d’acciaio e, per il Pinot Nero, abbiamo introdotto anche anfore Tava in terracotta”, continua Rossi. “Abbiamo inoltre previsto almeno un anno in più di affinamento per poter sviluppare in questo modo un ventaglio aromatico più ricco e bilanciato”.

E oggi sul mercato si presentano vini dalla beva assolutamente perfetta e che nel breve intervallo dei prossimi 3 anni potranno tutti già esprimere il loro meglio nella curva di maturazione. Un risultato studiato in ogni dettaglio e figlio proprio degli accorgimenti assunti in vigna e in cantina per proporre la qualità migliore poi nel calice. “Abbiamo deciso di seguire queste linee guida”, conclude l’enologo nella spiegazione del progetto, “per portare in bottiglia l’essenza del nostro terroir e anche la dedizione e l’orgoglio delle famiglie socie di Cembra Cantina di Montagna, che si tramandano piccole vigne da generazioni”. Per una rinascita figlia della storia da tenere ben monitorata.

Cembra Cantina di Montagna, rivoluzione nel calice per 5 vini da assaggiare assolutamente: ecco cosa è cambiato nel restyling della linea.
Stefano Rossi, enologo Cembra Cantina di Montagna. In copertina, Ezio Dallagiacoma, direttore tecnico, e Pietro Patton, presidente
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