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30 anni di Turriga Argiolas: verticale nel segno dell’8

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Una passeggiata al cuore della Sardegna. Un modo diverso di raccontare un’isola e la sua identità, grazie a quella che ne è l’interpretazione che da 30 anni ha scelto di regalarne Argiolas attraverso un vino che di nome fa Turriga. L’etichetta oggi unanimemente riconosciuta quale l’emblema dei rossi di Sardegna. Un volto internazionale, nuovo, differente da tutto ciò che in precedenza era stato fatto: così, nel 1982, Turriga ha fatto capolino. E oggi è celebrato nel frutto della sua 30esima vendemmia con una speciale edizione, che accende i riflettori, grazie anche a una verticale a cavallo di 3 decenni, sulla sua anima, immagine e specchio dell’artigianato sardo.

30 anni di Turriga Argiolas: verticale nel segno dell’8 per il rosso simbolo del vino della Sardegna in un “Dialogo Adagio”.
Antonio, Valentina e Francesca Argiolas

Buon compleanno Turriga: una verticale nel segno del numero 8

Equilibrio e ascolto, per portare valore a ciascun elemento all’interno dell’equazione produttiva, a prescindere dalle regole di mercato e cosa le mode dettano. Un racconto polifonico, che rispecchia una comunità, un territorio, il modo stesso di concepirsi come azienda. Turriga significa molto per Argiolas e per il vino italiano. Lei, etichetta nata in un momento storico critico per l’enologia tricolore. A tratteggiarne il profilo, un mito come Giacomo Tachis: lui, mano dietro alcuni dei vini più noti e celebrati, decisivo ancora una volta nella creazione di un’icona capace di porsi a confronto con i grandi dell’epoca, rivalutando e offrendo nuovo valore ai vitigni autoctoni.

Turriga nasce, infatti, come vino “rivoluzionario” per la Sardegna, a stravolgere ogni pensiero: in termini di rese in vigneto, metodi di produzione, uso delle barrique. L’obiettivo: innovare in vigna e in cantina facendo emergere con chiarezza l’identità sarda. Mentre l’impronta è quella internazionale, per conquistare cuori e palati.

30 anni di Turriga Argiolas: verticale nel segno dell’8 per il rosso simbolo del vino della Sardegna in un “Dialogo Adagio”.

“L’incontro di 4 vitigni diversi”, spiega Mariano Murru, responsabile produzione, ricerca e sviluppo di Argiolas. “Il Cannonau accompagna il Carignano, che dona morbidezza e rotondità, il Bovale Sardo, che arricchisce con note fruttate e dotazione tannino, e la Malvasia Nera, per offrire spina dorsale che aiuti nel far durare il vino nel tempo”. Quella longevità che abbiamo avuto occasione di testare in prima persona, in una degustazione con la famiglia Argiolas che ha portato alla ribalta un vino per ogni decennio, insieme all’anteprima 2018 non ancora in commercio. Una verticale nel segno del numero 8: 2008, 1998, 1988.

A proposito della Sardegna del “Dialogo Adagio” di Argiolas

Cos’è Turriga lo spiega perfettamente questa verticale tra le pieghe di 3 decenni. Si tratta di un vino da poter lasciare a nipoti e pronipoti: questo il fondamento che lo ha visto nascere. Un ideale oggi perfettamente interpretato da due parole, “Dialogo Adagio”, che raccontano anche di una collaborazione speciale: quella da cui ha preso vita un cofanetto in edizione speciale di 1000 esemplari dove è inclusa una Magnum di Turriga 2018 accompagnata dal catalogo di una mostra, l’omaggio artistico al processo di creazione di questo gioiello dell’enologia sarda, interpretato attraverso opere inedite che esprimono, parallelo e incontro tra discipline diverse, l’eccellenza artigianale dell’Isola.

Perché Turriga, nella sua internazionalità, è vino sardo al 100%. Ancora meglio: è piena espressione del potenziale vinicolo di Sardegna. Con i suoi autoctoni vinificati autonomamente e poi uniti per dare vita all’alchimia perfetta. Sinergia di personalità, che insieme significano più della somma delle singole parti. Esattamente come i contributi creativi degli artisti che hanno collaborato alla realizzazione della mostra “Dialogo Adagio”, allestita dallo studio creativo Pretziada presso la cantina di Serdiana, nell’entroterra cagliaritano, per tutta l’estate, fino al 30 settembre.

30 anni di Turriga Argiolas: verticale nel segno dell’8 per il rosso simbolo del vino della Sardegna in un “Dialogo Adagio”.

“L’idea del progetto nasce dalla volontà di raccontare questo anniversario attraverso il vino come fonte di ispirazione per l’artigianato sardo”, spiega a riguardo Valentina Argiolas. “L’elemento vino che si trasforma in altro è ancora una volta in grado di raccontare la profonda essenza della Sardegna attraverso oggetti legati alla tradizione ma in grado di essere internazionali”.

L’artigianato tradizionale di Sardegna, dunque, omaggia la coltura e la cultura della vite, come evidenzia Ivano Atzori del collettivo Pretziada: 

“Quando abbiamo iniziato a lavorare con Argiolas, quando ci siamo immersi nel loro mondo e nei loro processi, un concetto continuava a ripresentarsi. Sia quando parlavamo della preparazione del terreno, la cura dei ceppi, i calcoli su quando fare la vendemmia, la lavorazione dell’uva, sia quando si parlava della presentazione finale del bicchiere sul tavolo: c’era una costante attenzione all’equilibrio. Ad ogni livello esisteva un’interazione tra le diverse forze e il prodotto finale, quel bicchiere di vino Turriga, era stato creato tramite anni e anni di questo processo di dialogo tra le tante parti”.

Anteprima Turriga 2018: cosa troviamo nel calice

A introdurre l’anteprima è il suo artefice, Mariano Murru. “L’annata 2018 verrà ricordata senza dubbio come un’annata particolare, opposta all’annata precedente, con un clima bizzarro caratterizzato da precipitazioni maggiormente concentrate nei periodi più caldi anziché nelle stagioni canoniche, con un inverno siccitoso ed una primavera – estate fresca”, sottolinea l’enologo. “Ma forse grazie a questi particolari eventi atmosferici che hanno calmierato le temperature troppo elevate, le piante hanno potuto compiere il loro sviluppo vegetativo in maniera più regolare portando a maturazione le uve più gradualmente con un maggiore incremento delle sostanze fenoliche ed aromatiche”. 

“Il risultato, come è noto nelle annate particolari, è ancora più legato ad un’attenzione da parte dell’essere umano. Al colore si presenta di un rosso rubino profondo con leggera sfumatura granata, un corredo olfattivo di assoluta raffinatezza, con in apertura note di cassis, mirtillo, more di rovo e pepe nero a cui seguono le note della macchia mediterranea con in primo piano il mirto, il lentisco, il corbezzolo e le bacche di ginepro; completano il quadro le note di liquirizia, bacche di vaniglia, anice stellato, cacao e tabacco”. 

“Al gusto risulta avvolgente in una morbidezza quasi sferica, con un tannino di grande finezza che supporta e accompagna il sorso. Il frutto ancora vivido è sorretto da una bilanciata vena acida e da una sapidità che rinfresca il gusto e prolunga un finale di rara eleganza”. 

“È un vino equilibrato in tutte le sue componenti, quasi una sintesi di quanto sempre ricercato: la ricchezza dei colori, dei profumi, l’armonia tra struttura, pienezza del corpo e la sua gradevolezza, freschezza e persistenza. Un Turriga affascinante, ammaliante ed elegante, con radici ben legate al territorio di provenienza. L’annata 2018 è piacevole già ora nella sua giovinezza, e promette di diventare ancora più ricco e complesso nella sua lunga vita”.

La nostra sensazione è effettivamente di trovarci innanzi a un’annata giovanissima nel calice, con un Turriga 2018 ancora “in cammino” nel maturare e articolare la propria complessità. E se la struttura risulta fortemente accentuata e tannica, il frutto ricorda la 1998 assaggiata in seguito.

30 anni di Turriga Argiolas: verticale nel segno dell’8 per il rosso simbolo del vino della Sardegna in un “Dialogo Adagio”.

Turriga 2008, 1998, 1988: la verticale da sogno che sfida il tempo

Insieme all’anteprima 2018, protagoniste della verticale nel segno del numero 8 le tre annate 2008, 1998, 1988.

Il Turriga 2008 denota un’evoluzione più lenta, per via di un’annata più fresca. Presenta, dunque, uno sviluppo più aromatico e fruttato con trama suadente e vellutata. Rispecchia in pieno il carattere di Turriga: la potenza a sposare una ricercata eleganza, in un orizzonte che mira all’equilibrio tra questi elementi.

Nel Turriga 1998, a presentarsi è una potenza alcolica più accentuata rispetto al precedente 2008, con note dolci di ciliegia fresca. Il figlio di un’annata particolare, più fresca tra inverno e primavera, come ci è stato spiegato, con le uve rimaste maggiormente a maturare. A prendere forma un vino con carattere diverso dalle grandi annate del decennio, la 1995 e la 1997, più classiche. In Turriga 1998 le note fruttate sono esuberanti e a distanza di anni ci parla ancora con il suo frutto accentuato. “Col tempo il 2018 potrebbe avvicinarsi a questo equilibrio: ha profilo simile alla nascita con il Turriga 1998”, evidenzia Murru.

A chiudere la verticale, Turriga 1988, più simile nella sua impronta al 2008. Vino austero all’ennesima potenza dopo 30 anni e marcato da note di tabacco con tannino concentrato, come mostrato fin da giovane. “12,8 gradi con meno struttura rispetto ai Turriga precedenti ma assolutamente integro come vino che ha saputo sfidare il tempo”, conclude Murru. Un carattere particolare, il suo, conseguenza di un blend che andò avanti fino al 1993. Dal 1994 a prendere forma un’impostazione più classica e strutturata, definizione più concreta che rimanda alle annate odierne.

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