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Cambiamento climatico e vino: SOStain Sicilia e i benefici di un modello sostenibile

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Prosegue il cammino di Fondazione SOStain Sicilia, che nel corso di un incontro-studio promosso dall’Enoteca Regionale della Sicilia, tenutosi il 29 giugno scorso nel Castello dei Conti di Modica di Alcamo, ha fissato, anche in relazione alla lotta al cambiamento climatico, alcuni dei suoi prossimi strategici obiettivi. A iniziare da una promozione sempre più incisiva dello sviluppo sostenibile nel settore vitivinicolo siciliano, facilitando al contempo la condivisione di buone pratiche per garantire il rispetto dell’ecosistema dell’isola.

Fondazione SOStain Sicilia: nuovi metodi per la vitivinicoltura siciliana per contrastare il cambiamento climatico

SOStain, il programma di sostenibilità per la vitivinicoltura in Sicilia, prima regione in Italia per area agricola dedicata alla produzione biologica, promosso dal Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia e da Assovini Sicilia, punta a mettere in luce come la Sicilia sia territorio di buone pratiche, da un lato per vocazione, dall’altro grazie all’impegno di un numero sempre maggiore di soggetti consapevoli dell’importanza di un modello di viticoltura green, socialmente equo ed economicamente efficace.

La Sicilia si distingue anche in riferimento al tema dei cambiamenti climatici. Stando ai dati del Sias (Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano) e alle analisi dell’Autorità di Bacino Idrografico, infatti, la Sicilia sarebbe la regione del Mediterraneo che meglio sta reagendo ai cambiamenti climatici. 

La biodiversità, le buone pratiche tradizionali, le tecniche agronomiche attuali e sostenibili, le varietà autoctone risultano, infatti, elementi decisivi nella gestione in chiave sostenibile del riscaldamento globale.  

“Sembrerebbe che la Sicilia stia reagendo bene ai cambiamenti climatici, grazie anche alla sua naturale vocazione alla sostenibilità”, ha sottolineato Alberto Tasca, presidente della Fondazione SOStain. “Tuttavia i produttori tengono alta l’allerta denunciando una forte necessità di un nuovo metodo di studio e di lavoro, in vigna, in cantina e in tutta l’organizzazione”. 

“Un metodo basato sulla consapevolezza che è necessario cambiare rotta, in direzione sostenibilità, se vogliamo salvaguardare il futuro del nostro territorio e delle prossime generazioni. In tale contesto è ormai eticamente imprescindibile spostarsi verso un modello economico sostenibile, in cui si misura l’impatto delle proprie azioni, si valuta il risultato a 360 gradi, con un approccio multidimensionale e si agisce di conseguenza, considerando il Bene Comune un patrimonio da custodire e da condividere”.

Cambiamento climatico e vino: SOStain Sicilia e i benefici di un modello sostenibile. Di cosa si è parlato al convegno all’Enoteca Regionale.
Alberto Tasca, presidente SOStain Sicilia

“Sostenibilità e percorsi virtuosi”, di cosa si è parlato al convegno all’Enoteca Regionale della Sicilia

Sono stati 4 i tavoli tematici che si sono avvicendati durante l’evento “Sostenibilità e percorsi virtuosi” del 29 giugno. 

Il primo panel è stato “La sostenibilità nella filiera vitivinicola: “Da Viva a SOStain passando per lo Standard unico”: un excursus storico legato alle modalità di misurazione della sostenibilità nella vitivinicoltura a partire dall’etichetta del Ministero dell’Ambiente che nasce nel 2011, con lo scopo di misurare e migliorare la performance di sostenibilità della filiera vite-vino, fino a SOStain, protocollo di sostenibilità che nasce dal basso, dalle esigenze dei produttori per i produttori.

A ripercorrere le tappe del percorso, Alberto Tasca, presidente Fondazione SOStain (“L’esperienza SOStain in Sicilia”); Fiamma Valentino, del Ministero della Transizione Ecologica AT Sogesid (“L’esperienza di Viva in Italia”); Lucrezia Lamastra, dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Piacenza (“La sostenibilità del vino ieri e oggi”); Luigi Polizzi, del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (“Il Sistema nazionale di certificazione della sostenibilità della filiera vitivinicola”).

I panel che sono seguiti hanno fatto, invece, riferimento a come il concetto di sostenibilità possa essere declinato in modo concreto rispetto a contesti differenti, in vigna, in cantina o sui mercati.

Il secondo si è intitolato infatti “La sostenibilità in vigna”, a cui sono intervenuti Giovanni Bigot, agronomo ricercatore (“Il ruolo dell’agronomo per un vigneto sostenibile”); Alessandro Lo Genco, agronomo Cantine Nicosia (“L’adozione in vigna delle best practices SOStain”); Francesco Sottile, professore di biodiversità e qualità del sistema agroalimentare dell’Università di Palermo (“I benefici di una gestione sostenibile per il suolo e la pianta”).

Il terzo panel è stato dedicato a “La sostenibilità in cantina”: a prendere la parola Patricia Toth, enologo Planeta (“L’adozione in cantina delle best practices SOStain”); Giacomo Gagliano, Direttore Icqrf Sicilia (“Analisi conoscitiva sui prodotti biologici extra Ue”) e Riccardo Cotarella, presidente Nazionale Assoenologi (“Il ruolo dell’enologo per una cantina sostenibile”).

Il quarto panel, “La sostenibilità sul mercato”, ha infine raccolto una serie di testimonianze dirette dedicate alle modalità sostenibili nella fase di destinazione finale, ovvero quella del consumatore: si sono alternati Vincenzo Prezzemolo, del Gruppo Prezzemolo & Vitale (“Un consumatore sempre più responsabile”); Leonardo Taschetta, presidente Colomba Bianca (“I monopoli attratti dai vini sostenibili”); Arianna Occhipinti, Cantina Occhipinti (“La percezione della sostenibilità nei winelovers”); Josè Rallo, Donnafugata (“La comunicazione della sostenibilità”).

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